SebastianO – Anteprima al MACRO (Roma) il nuovo film di Fabrizio Ferraro

Scritto da  Domenica, 13 Marzo 2016 

Conferenza Stampa e incontro con l'autore
martedì 8 Marzo 2016 ore 11
al termine proiezione in anteprima

Un film visione con la luce come protagonista, prodotto con sforzi enormi dove l’artigianalità è una sfida. Dalla visione del Sebastiano di Andrea Mantegna, un cammino circolare, di continuità tra spettatore e interprete, tra passato e presente dove il Palatino del martirio è quello “calpestato” dai turisti di oggi, con il colore che cede il posto al bianco e nero. La ricerca incessante di una ripetitività che è sempre tensione all’oltre.

SebastianO con la “o” grande è il simbolo del cerchio che non mette un punto ma esprime la continuità della vita che è ricerca infinita come ha raccontato Fabrizio Ferraro alla fine della proiezione. L’idea è nata quando con Marcello Fagiani era al Louvre per girare Penultimo paesaggio e si è trovato il “Sebastiano” di Andrea Mantegna (opera firmata databile intorno al 1481). Quell’ispirazione folgorante lo ha portato al desiderio di far uscire l’opera da quella visione statica, distante per quanto sublime. Il film è tutto luce, visione e cammino, in una marcia a tratti forzata e incessante nel quale lo spettatore è trascinato in certi momenti con esasperante lentezza e nello stesso tempo senza un attimo di sosta. I piani sono due, il presente dei turisti, in particolare i una coppia, Marta e John, nella quale l’uomo parla un inglese australiano incomprensibile che solo la donna capisce e i cui dialoghi scarni e minimali sono sottotitolati e quello di San Sebastiano.

Il colore cede il passo al bianco e nero come in una rappresentazione teatrale. L’unità è data dal Colle Palatino là dove fu martirizzato il santo cristiano, le cui rovine oggi sono “calpestate” da frotte di turisti con un distacco e nello stesso tempo un rispetto che rende quei luoghi distanti. In effetti la guida turistica afferma che ci fu un tempo nel quale l’arte si distruggeva o si manipolava perché era un atto politico, distruggere la memoria o corromperne il ricordo, sostituire volti e potere. Oggi non si oserebbe mai ma questo vivere la storia come una celebrazione di reliquie immobilizza l’arte e la vita sembra dire il regista.
Camminano i turisti per Roma e cammina Sebastiano con i due soldati romani, sbruffone e arroganti come quando prima del martirio ballano tra di loro in un girotondo beffardo sulle note di un motivo romantico e brillante anni Sessanta.
Insieme alla luce e alla visione del Parco di Marturano nell’ultima parte del film, con una cura quasi maniacale, che rende l’immagine con un tono vintage e quasi surreale, è il camminare il vero protagonista della pellicola, sembra quasi il soggetto: l’uomo in quando bipede, eretto e orientato è nato per camminare e nel camminare cercare per trovare e trovarsi. Passeggiano i turisti, marciano i soldati che guidano con passi pesanti Sebastiano al patibolo ma lo stesso “santo” sembra guidarli in un gioco dialettico tra vittime e carnefice che è metafora della vita dove la categorie non sono mai isolate. Questo Sebastiano poi rinasce e/o risorge dal martirio per tornare a camminare verso l’altrove e lo vediamo allontanarsi di spalle.
Presentato in anteprima al MACRO di Roma, il viaggio continua in diverse città italiane sposando l’idea delle proiezioni nei musei – in parte per oltrepassare le difficoltà della distribuzione – in parte come scelta culturale di unire le arti tanto più che questo è un film che nasce da un quadro, da una visione artistica. Sarà a breve a Torino, Milano, Bologna, Genova, Trieste e Napoli e martedì 15 marzo al cinema Savoy della Capitale.

Fabrizio Ferraro ha studiato Cinema e Filosofia del linguaggio, per poi dedicarsi alla fotografia, e ha organizzato incontri e retrospettive cinematografiche dirigendo, nel 2000 e nel 2001, la Mostra Cinematografica Internazionale di Terzo Cinema. Nel 2006 ha pubblicato il Breviario di estetica audiovisiva amatoriale - Natura, immagine, etica, edito da Derive Approdi. Tra il 2006 e il 2008 ha realizzato una tetralogia di film-studio sull'amatorialità, singolarmente presentati in vari festival tra cui il Torino Film Festival e il Fid di Marsiglia. Nel 2009 ha diretto Je suis Simone - La condition ouvrière, menzione speciale al 27° Torino Film Festival, seguito l'anno successivo da Piano sul pianeta - Malgrado tutto, coraggio Francesco. È del 2011 il film Penultimo paesaggio.

Soggetto: Fabrizio Ferraro e Marcello Fagiani
Testo, immagine e composizione: Fabrizio Ferraro
Operatore steadycam: Giancarlo Leggeri
Assistente operatore: Pietro Laino
Suono: Francesco Principini, Simone Frati
Costumi: Fratelli Nori
Trucco: Sally Tomato
Prodotto da Fabrizio Ferraro e Marcello Fagiani e Fabio Parente
Produttore associat: Luis Minatto
Produzione: Boudu – Passepartout
In collaborazione con Citrullo International
Nazionalità Italiana
Anno di produzione 2016
Location: Roma (Foro Romano, Palatino, Gianicolo); Anguillara (Cornazzano) e Barbarano (Parco Marturanum)
Durata: un’ora e 29 minuti b/n-Colore 2016 Italia
Formato ripresa: hd 2k
Formato di proiezione: DCP
Ufficio stampa: Graziella Travaglini
Museo Macro, via Nizza, 138 Roma

Articolo di Ilaria Guidantoni

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