Richiamo dei colori, riflessi del Sacro Corano - Mostra di Ebru (Antica Arte di pittura sull'acqua) dell'Artista turca Ilkay Şamli

Scritto da  Ilaria Guidantoni Mercoledì, 11 Settembre 2013 

Un trionfo di colori dove la misura e la delicatezza regnano sovrani, un’armonia di classicità e rigore che si accompagna a grande modernità. E’ questa la prima impressione che si ricava abbracciando con lo sguardo le due sale con le opere di ilkay Samli, artista turca, nata ad Istanbul nel 1971 che ci presenta una personale esercitandosi nell’arte di Ebru, una tecnica tradizionale locale.

 

 

 

Periodo espositivo : 11 settembre - 11 ottobre 2013

Orari mostra : 9.00 - 17.00 (dal lunedì al venerdì)
Piazza della Repubblica 55/56, Roma

 

Ingresso gratuito

 

 

 

 

I calligrammi dell'artista aderiscono ad un tempo alla tradizione, nel senso più nobile del termine, essendo ispirati dal Sacro Corano e sposano l’essenzialità dell’arte odierna. Non c’è vezzo decorativo pur nella meticolosità e nella raffinatezza dell’esecuzione. La sintesi dell’essere e del divenire che si avverte e una serenità che i suoi lavori emanano trova spiegazione proprio nella fonte che è inno alla vita come epifania divina, sacralità nonché bellezza, possibilità per l’uomo di esprimersi e di spaziare senza mai perdersi. Questo accostamento di creatività e disciplina ad un tempo che definisce in certa misura l’arte traspare chiaramente dalle opere dell’artista.

 

Ilkay Şamlı ha una formazione e attività nel settore turistico prima; ha poi approfondito gli studi teologici come naturale sviluppo della tecnica che conosceva e praticava fin dall’età di cinque anni. Si è formata dal punto di vista artistico nell’atelier dell’artista Hikmet Barutçugil vicino a Istanbul, la cui fama è a livello internazionale. La mostra “Richiamo dei colori, riflessi del Sacro Corano” è stata realizzata in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica di Turchia presso la Santa Sede, resterà a disposizione del pubblico fino all’11 ottobre 2013 negli orari di apertura degli uffici
(9.00 - 17.00 (dal lunedì al venerdì).

 

L’arte Ebru, conosciuta anche come marmorizzazione, è una tecnica di decorazione cromatica su carta che imita, riproducendone le chiazzature di colore, una superficie di marmo. Per eseguirla si pone unfoglio di carta sulla superficie di un liquido appositamente preparato ed è resa possibile grazie alle proprietà di liquidi diversi insolubili l'uno nell'altro. I liquidi utilizzati sono l'acqua (che forma lo specchio per la creazione della tavolozza cromatica), pigmenti ad olio diluiti in trementina e bile bovina. L'olio e la trementina risultano per la loro natura insolubili in acqua e costituiscono la sostanza da veicolare sulla superficie del foglio da marmorizzare, mentre la bile ha una funzione tensioattiva, ovvero permette di rompere parzialmente la tensione superficiale dello specchio d'acqua.
La soluzione di pigmenti oleosi viene dunque deposta sulla superficie dell'acqua con schemi e disegni ordinati dall'artigiano. Solitamente si opera deponendo delle gocce. Successivamente queste gocce possono essere "tirate" per creare dei disegni particolari, utilizzando delle sottili assicelle le cui punte vanno ad intercettare le gocce di pigmento già disposte sull'acqua. A questo punto non rimane che deporre il foglio da decorare sulla superficie, avendo cura di farvi planare il foglio in tutte le sue parti e di ritirarlo subito non appena questo mostra i segni dell'acqua che vi penetra (cioè quasi subito). Si pone poi ad asciugare per il tempo necessario.

 

L’arte Ebru, la cui parola significa nube o simile ad una nuvola, nacque in Asia Centrale e si diffuse
lungo la Via della Seta. Presso gli Ottomani veniva utilizzata per creare i “fogli di guardia” dei libri e i cartoni su cui scrivevano i calligrafi. Gli esemplari più antichi, risalenti al 1447, sono esposti nella biblioteca del Palazzo di Topkapı. Tale tecnica era anche molto utilizzata per redigere documenti importanti e carte di valore, vista la sua caratteristica di mostrare immediatamente cancellature e raschiature. Inoltre, quaderni realizzati con tutte le pagine in carta marmorizzata venivano offerti dal Palazzo Imperiale alle famiglie reali d’Europa oppure agli ambasciatori stranieri presenti ad Istanbul per suscitare la loro ammirazione.
Sicuramente c’è un senso di preziosità e di femminilità nelle opere di Samli che svelano un sapiente esercizio e disciplina per chi conosce l’importanza della scrittura come arte del decoro nel mondo arabo. Non è un caso che l’arte calligrafica si eserciti proprio sul Corano che altresì dev’essere letto con un andamento salmodiato facendo attenzione a pronunziare bene le parole. La sacralità infatti unisce bellezza e bontà. Solo che per un ‘occidentale’ per usare un termine abusato è difficile l’apprezzamento di una declinazione dell’armonia greca, il concetto di “kalokaghatia” secondo un stile per noi così lontano.


Articolo di Ilaria Guidantoni

 

 

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