Rebibbia Cityfest - Auditorium di Rebibbia N.C. “R. Cinotti” (Roma)

Scritto da  Domenica, 25 Dicembre 2016 

In un’atmosfera surreale il Carcere di Rebibbia si apre all’esterno e fa entrare lo spettatore nella realtà carceraria con un gioco a doppio binario: il luogo della proiezione e la vicenda. “Naufragio con spettatore” è un cortometraggio sul radicalismo islamico nelle carceri italiane, suggestione nella quale i carcerati interpretano se stessi e l’idea che l’arte condannata da qualsiasi “pensiero unico” offra un ponte alla libertà di se stessi e degli altri. Il film “Fiore” è invece un racconto duro e tenero ad un tempo sull’impertinenza dell’adolescenza, la cui voglia di vivere e sognare è più forte di tutto.

 

LaRibalta Centro Studi Enrico Maria Salerno presenta
NAUFRAGIO CON SPETTATORE - FIORE

FIORE
Data di uscita: 25 maggio 2016 (Italia)
Regista: Claudio Giovannesi
Scritto da: Filippo Gravino
Sceneggiatura: Filippo Gravino, Claudio Giovannesi, Antonella Lattanzi
Musica composta da: Andrea Moscianese, Claudio Giovannesi
Una delle canzoni della colonna sonora è Maledetta primavera reinterpretata da Greta Manuzi
Sponsor: la pellicola è stata realizzata con i fondi del Ministero dei beni e delle attività culturali


L’Auditorium del Carcere di Rebibbia si è aperto ancora al Cinema con due appuntamenti speciali il 20 dicembre, nell’ambito del Roma Cityfest. Il regista Claudio Giovannesi, attento osservatore dell’adolescenza con una tecnica da presa che sembra rincorrere i personaggi stando loro attaccato, nell’Auditorium del penitenziario ha proposto una proiezione aperta ai detenuti e al pubblico esterno del suo ultimo film, “Fiore”, presentato a Cannes al festival del 2016.

Un film sulla realtà, che racconta il mondo dei ragazzi in modo tutto particolare: l’adolescenza, l’amore, la difficoltà di vivere in equilibrio, ambientati nel contesto più difficile, quello di un carcere minorile. Josh e Daphne sono due ragazzini che le complicazioni della vita emarginata portano a delinquere e a scontare una condanna. L’incontro fra detenuti e detenute in carcere è proibito dai regolamenti penitenziari, e nessuna relazione personale è consentita. Nonostante gli ostacoli i due ragazzi si innamorano attraverso il gioco degli sguardi da lontano, brevi conversazioni rubate, bigliettini fatti filtrare fra le celle. Nel carcere - nonostante il carcere - Daphne e Josh riusciranno a scoprire la libertà di amare che spalanca il mondo delle emozioni: travolgenti e irresistibili, anche e soprattutto quando sono compresse e separate da sbarre e orari.

Il regista prima della proiezione ha sottolineato proprio l’aspetto paradossale dell’amore, da Giulietta e Romeo in avanti, che più viene imbrigliato, più si rafforza e cerca vie di fuga. E’ certamente un film sull’amore nell’adolescenza con tutte le difficoltà di situazioni contrastate, in questo caso la mancanza di una famiglia alle spalle oppure la presenza di famiglie a loro volta disagiate nelle quali, anche quando l’affettività non manca, è deficitaria una guida, come nel caso del padre della protagonista, Valerio Mastrandrea in una bella prova interpretativa. Un padre-figlio che ha bisogno di amore e di protezione più di quanto riesca a darne, ma che alla fine non si sottrae alla responsabilità e soprattutto alla voglia di famiglia. Belle le inquadrature che mettono in luce i primi piani del rapporto padre-figlia, tenero, accorato e fragile come i due protagonisti. Il racconto segna passo passo le incertezze dei primi amori, la goffaggine di affrontare le prove della vita, i primi passi stentati, tra paura e desiderio, sulla via dei sentimenti eppure quel coraggio ardimentoso della giovinezza, un delirio di onnipotenza che i detenuti hanno troppo presto scoperto essere fallace. Solo che la vita è più forte di tutto con la sua forza della disperazione, come nel finale solo apparentemente trionfante. In realtà aperto…verso una sconfitta che però conserverà probabilmente una promessa: quella che l’amore può vincere ed è alla fine l’unica cosa che conta anche se perde nella quotidianità. E’ forse un po’ troppo smaccato il punto di vista del regista, che alla fine si lascia prendere la mano e segue la corsa folle dei due amanti chiamando ad una ingenua ma irresistibile condivisione. Nell’atmosfera carceraria si è avvertita una sensazione surreale quando i detenuti spettatori hanno plaudito all’evasione e noi pubblico non abbiamo potuto che stare dalla loro parte. Veritiera e accorata l’interpretazione degli attori, assolutamente credibili nel restituire quello spirito punitivo e assurdo che aleggia nel carcere dove la difesa della legge la rende ancora più stupida e porta chi guarda a stare dalla parte delle infrazioni. In fondo la proiezione di un film in una prigione è un modo per ricordare che il carcere dovrebbe essere rieducativo e non punitivo ad oltranza.

La proiezione è stata preceduta dal cortometraggio di Fabio Cavalli “Naufragio con spettatore, Menzione Speciale della Giuria del Premio Migrarti alla 73° Mostra del Cinema di Venezia. Il corto di quindici minuti è stato girato fra il carcere di Rebibbia e quello di Cassino; i protagonisti sono ancora una volta i detenuti-attori della Compagnia che diede vita a Cesare deve morire dei Fratelli Taviani, al quale aveva lavorato lo stesso regista. Ora sono impegnati nel difficile compito di descrivere cosa significhi il reclutamento in carcere dei fondamentalisti islamici e come, attraverso la libertà dell’arte, possa essere abbandonato e sconfitto ogni estremismo. E’ realizzato dal Centro Studi Enrico Maria Salerno, che da 15 anni diffonde e crea opere teatrali e cinematografiche di prestigio internazionale con i detenuti del carcere romano.

Il racconto, girato interamente dietro le sbarre, rivela le vite dei naufraghi detenuti, uomini che il naufragio l’hanno conosciuto due volte: la prima come evento concreto, da migranti, nel quale hanno assistito alla morte di compagni e fratelli già in vista dell’approdo alla mitica Europa. La seconda volta il naufragio - come metafora - li ha investiti durante l’avventura nella nuova terra: la lotta per la sopravvivenza e l’affermazione di sé; il crimine; la condanna, la pena. Nelle carceri italiane un terzo dei detenuti proviene da mondi lontani. Sono portatori di culture, religioni, abitudini diverse, spesso in conflitto con le nostre. Fuori e dentro. Interessante il ruolo della guardia carceraria che interpreta se stesso e che ha dichiarato di essere diventato una sorta di mediatore culturale tra persone che in uno spazio confinato e costrittivo provengono da mondi completamente diversi, dove la scommessa di una convivenza armonica diventa una soluzione per tutti e una possibilità di arricchimento. Perfino un modo per viaggiare e spaziare all’interno di una cella, grazie all’incontro umano. All’interno del cortometraggio a mio parere il messaggio è legato alla resistenza al reclutamento di un giovane in carcere per spaccio, musulmano praticante che era già stato condannato nel suo Paese per la pittura, considerata come e più d’ogni altra arte un peccato. E’ proprio la creatività che lo renderà libero, significato universale anche per chi sta fuori dalle celle, ma è come se davanti avesse una vita sbarrata.

L’evento è stato presentato da Mario Sesti per Fondazione Cinema per Roma e Laura Andreini Salerno per il Centro Studi Enrico Maria Salerno, ancora una volta sotto l’egida della Direzione della C.C. Rebibbia N.C., col sostegno del Mibact e della Regione Lazio - Assessorato alla Cultura e Politiche giovanili, e col patrocinio di Roma Capitale e del Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Roma Tre, per dare futuro al progetto di rendere l’Auditorium di Rebibbia un vero centro di cultura e arte aperto alla città.

 

PERCHE’ IL CINEMA VA A REBIBBIA
Se il carcere può avere il senso di un cammino a ritroso dalla “malavita” alla “buona vita”, diventare un’occasione di riscatto per chi ha sbagliato, il tempo vuoto della pena va riempito di opportunità: istruzione, formazione, lavoro. C’è anche spazio per l’arte. Il Cinema, che in 24 fotogrammi al secondo fa muovere la realtà e la vita, illumina l’oscurità. Nell’Auditorium di Rebibbia ogni anno, a migliaia, dai 15 anni in su, entrano per assistere agli spettacoli dei detenuti. Poi, da quando le macchine da presa si sono affacciate sempre più spesso oltre le sbarre, i detenuti si sono appassionati al “dietro le quinte” dell’arte cinematografica che di solito si conosce solo a cose fatte. Da qui il desiderio di vedere buone pellicole, incontrare i protagonisti, confrontarsi. Il Cinema sa unire i destini più diversi. Almeno per qualche ora, liberi o reclusi, sogneremo lo stesso sogno.

 

Teatro del Carcere di Rebibbia N.C. - via Raffaele Majetti 70, Roma
Orario proiezione: martedì 20 dicembre 2016, ore 16,00
Biglietti: ingresso libero (prenotazione obbligatoria)

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Ufficio stampa Maya Amenduni
Sul web: www.enricomariasalerno.it

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