“Pasolini Roma”, Palazzo delle Esposizioni

Scritto da  Domenica, 15 Giugno 2014 

15 aprile – 20 luglio 2014


Cinema
Arte
Fotografia
Letteratura
Poesia
Critica


Più che un omaggio all’intellettuale controverso, amato, odiato e sospettato sia da destra che da sinistra. La mostra restituisce a 360 gradi l’uomo e la sua complessità, la sua sofferenza con l’inattualità di allora che lo rende oggi attuale. Un visionario maledetto dei mali della società, di grande sensibilità che pagò in prima persona il coraggio della trasgressione. Un allestimento tridimensionale che usa i video non in modo decorativo e racconta 25 anni di Roma.

 

 


E’ una mostra ad un tempo dedicata ad un uomo e ad una città, che restituisce una dimensione corale forte come quella del protagonista, proprio come la tragedia greca che tanto amava. L’esposizione è concepita come un viaggio a tappe dell’intellettuale, divisa in sezioni, a partire dal 1950 quando Pier Paolo arrivò con la mamma Susanna a Roma da Casarsa in Friuli, salendo su un treno e portando solo una sacchetto di gioie che si rivelarono false. Fu un gesto estremo: partirono lasciando il padre accanto alla stufa nel suo lungo pastrano, quell’uomo dalle arrabbiature irose e con problemi di equilibrio mentale. La conclusione coincide con il 5 novembre del 1975, la data in cui fu ucciso ad Ostia.


L’approdo fu al Ghetto e poi in una abitazione popolare vicino a Rebibbia, dove le case – alcune senza tetto né intonaco come quella del poeta – erano costruite dagli stessi operai. Pierpalo non si ferma e gira diversi quartieri approdando anche alla bella via Fonteiana, vicino a via Giacomo Carini, a Monteverde vecchio o nel borghese quartiere dell’EUR. Sono le tappe di un viaggio, appunto, che lo portarono dalla povertà, al desiderio di ricchezza, per avere la bellezza intorno a sé, le opere d’arte ad esempio, senza mai diventare un borghese. Le foto, i video, gli articoli di giornali e i video di allora, come di alcune interviste, foto di scena e pezzi di film restituiscono il mondo romano e una parte dell’Italia di allora che Pasolini costrinse a parlare di sesso con il suo viaggio a bordo della Millecento (in mostra anch’essa), attraversando lo stivale dalle campagne, ai paesi fino alle città. In qualche modo diventa l’analista collettivo di un percorso che aveva attraversato personalmente prendendo coscienza – non senza dolore – della propria omosessualità con un percorso che lo porterà dall’amore ingenuo fino alla trasgressione. Con grande ironia scrisse che alla fine si liberò dalle gabbie sociali e dalla morale costituita “salvando capre e cavoli, l’eros e l’onestà”.


E’ in periferia che nasce il romanzo “Ragazzi di vita”, in certo senso autobiografico, testo che lo inserirà nel modo intellettuale della Capitale, dove diventerà tra l’altro amico di Dacia Maraini e Alberto Moravia con i quali farà alcuni viaggi. La scrittura passerà dalla prosa alla poesia fino al romanzo incompiuto “Petrolio”.


Al teatro invece arriverà per caso dopo un’ulcera che lo costringerà a letto un mese, periodo durante il quale rileggerà tutti i tragici greci rimanendo affascinato soprattutto dalla centralità del testo, al di là delle maschere e del coro. Così scriverà sei opere quasi di getto preso, come confessa in un’intervista, – ascoltabile nella mostra – quasi da una compulsività.


Anche la pittura fu un capitolo della sua vita, per quanto circoscritto, che si allargò al cinema, alla voglia di conquistare il mondo con gli occhi e fu amico di molti pittori che gravitavano allora nella Capitale e ben descritti dalla sua penna: da Ottone Rosai, a Renato Guttuso, a Mario Mafai o Filippo De Pisis.


Cinema e teatro sono altri aspetti essenziali dell’arte di Pasolini, che cominciò a girare “Accattone”, suo primo film, al quartiere del Pigneto, senza conoscere le tecniche cinematografiche. Determinanti i rapporti con Fellini, Rossellini e Bernardo Bertolucci, ma anche con Anna Magnani con la quale si trovò sovente in dissenso. A questo ambito l’esposizione dedica ampio spazio come in generale a Roma, un set a cielo aperto, che consentì a Pasolini di giocare diversi ruoli, diventando critico sociale e bersaglio.

La cinematografia di Pasolini attira polemiche e non solo, accuse e processi, da “Ricotta” a “Salò”, il suo film più discusso. Personaggio scomodo, anche per se stesso come si intuisce da alcune conversazioni udibili in mostra, fu espulso dal PCI con il quale era entrato in polemica e d’altronde cominciava ad essere deluso da questa città alla quale pure doveva tutto: gli scontri tra studenti e polizia a Valle Giulia lo mettono di nuovo in una posizione politically uncorrect. Sta dalla parte dei poliziotti, i figli del popolo, mentre gli studenti sono i figli della borghesia.


Geniali alcuni suoi interventi sulla televisione che riduce tutti, anche personaggi noti e validi a ‘buffoni’; e le sue critiche feroci al consumismo e al perbenismo.


Da Roma si allontana facendo costruire due case a Sabaudia mentre viaggerà sempre più nel Terzo mondo dal quale è attratto progressivamente.


L’ultima sezione, fotografica, lo ritrae nell’intervista del 21 ottobre 1975, a Parigi quasi alla vigilia della morte, quindi si conclude con le immagini di Ostia dove trovò la morte; ci sono i frammenti di “Caro Diario” di Nanni Moretti, proprio quando il protagonista (lo stesso regista) di ferma davanti al monumento a Pasolini.


I pannelli finali sono dedicati al processo per la morte di Pasolini, uno di quei casi italiani senza soluzione, malgrado la condanna di Giuseppe Pelosi, reo confesso che molti anni dopo ritrattò la deposizione aggiustandola in una direzione che peraltro il regista Sergio Citti, amico di entrambi, aveva firmato. Un caso anch’esso specchio di un’Italia pasoliniana.


Tre capitali europee – Barcellona (Centre de Cultura Contemporània de Barcelona), Parigi (Cinématèque Française) e Berlino (Marti-Gropius.Bau) si associano a Roma per celebrare con un progetto innovativo la figura di Pasolini.


Al piano superiore del Palazzo delle Esposizioni, per chi vuole cambiare decisamente scenario e ha la resistenza giusta, “Gli Etruschi e il Mediterraneo”, mostra archeologica dedicata a Cerveteri, interessante dal punto di vista storico perché la scoperta della città coincide con gli Anni Venti dell’800 che hanno dato vita all’archeologia moderna. Bello l’allestimento, arioso nei colori, nell’illuminazione che permette di fruire degli oggetti come difficilmente avviene nelle mostre archeologiche. L’esposizione è ricca e preziosa con il famoso sarcofago degli sposi, il vaso di Eufronius e l’avvento della ceramica attica con le figure in rosso che permettono, rispetto a quelle nere su fondo rosso, maggiore espressività.


Non è solo il racconto della civiltà etrusca, della sua ceramica nera, singolare; dell’arte del banchetto come pratica aristocratica; degli scambi con il Mediterraneo e ad esempio con Marsiglia per quanto concerne la ceramica. E’ il racconto del Mediterraneo nell’anno dedicato al mare nostrum, come crocevia di scambi di merci e di idee, sul fondale di una macro regione che se guardata nel suo insieme restituisce la complessità di questa civiltà unica e multipla e aspetti che visti troppo da vicino sono deformati.


Pasolini Roma
Palazzo delle Esposizioni
15 aprile – 20 luglio 2014


Domenica, martedì, mercoledì e giovedì: 10.00-20.00
Venerdì e sabato: 10.00-22.30 – Lunedì chiuso
Biglietti: intero 12,00 euro; ridotto 9,50 euro
Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica
Roma Capitale – Assessorato alla Cultura
Azienda speciale Palaexpo
Catalogo Skira

 

Articolo di Ilaria Guidantoni

 

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