L’Oriente di Pier Paolo Pasolini visto da Roberto Villa

Scritto da  Martedì, 04 Agosto 2015 

Dal 17 luglio e fino al 31 agosto, la sede milanese di Eataly Milano Smeraldo mette in mostra a tutti, non solo ai clienti del grande spazio di cibo sano, una bella esposizione di foto e video-immagini dedicate all’Oriente di Pier Paolo Pasolini. Posizionata nella sala Congressi, raggiungibile con l’ascensore trasparente di grande effetto al centro del palazzo sempre pieno di gente, accoglie anche incontri con persone che hanno argomenti da offrire o altro da proporre sull’indimenticato Pasolini. Vi possiamo ammirare grandi fotografie scattate da Roberto Villa ma anche guardare altre 300 immagini che scorrono sui due grandi schermi posti ai lati della sala, scattate da Villa negli oltre cento giorni in giro per il Medio Oriente al seguito della troupe che, nel 1973, girava nello Yemen e dintorni un film ancora oggi considerato un cult: ‘Il fiore delle Mille e una Notte’.

 

Roberto Villa è amante dell’interpretazione della realtà attraverso linguaggi vari, compreso quello fotografico e che ha spesso insegnato: come comprendere e distinguere tra verità e illusione è uno dei suoi argomenti preferiti. In età decisamente matura, Villa ha raggiunta una meritata gloria per questo lavoro fotografico realizzato oltre quattro decenni or sono e che lo pose a stretto contatto, per scelta di entrambi, al celebre e controverso regista, poeta e scrittore Pier Paolo Pasolini, favorendo quanto è poi accaduto molti decenni dopo. Ovvero, il dono effettuato dal fotografo di tutte le sue immagini al Museo di Bologna che ha iniziato a creare esposizioni tratte dal nuovo archivio. Nel giro di pochi anni le mostre si sono moltiplicate e disperse in mezzo mondo. Non si tratta soltanto di andare a vedere e guardare con curiosità delle belle foto: c’è anche molto da imparare, se si è veri appassionati. Cosa? Lo ha spiegato lo stesso Villa il giorno dell’inaugurazione di questa importante mostra.

Per cominciare, l’autore di questo evento ha raccontato come mai si trova, a Eataly: “Farinetti ha subito detto ‘Facciamolo!’ quando l’ho portato a vedere le mie foto esposte di recente al Teatro Parenti e, grazie ai suoi più stretti collaboratori, Mario e Donato, abbiamo prodotto questo evento anche grazie alla curatrice Rosalba Trebian, da anni al mio fianco. La mostra resta aperta anche per Expo fino a fine agosto e rappresenta una eccellenza del Made in Italy, cioè di prodotti assolutamente italiani!”. Questa mostra è stata realizzata in collaborazione non solo con il Fondo Roberto Villa, ma anche con l’Art Commission di Genova e la Cineteca di Bologna. Le trentasei immagini alle pareti e le trecento su schermo non testimoniano soltanto un lavoro unico e irripetibile come il film voluto da Pasolini, ma appaiono come l’addio a panorami meravigliosi di luoghi che, al giorno d’oggi e da tanto tempo ormai, sono soltanto o soprattutto scenari di guerre terribili e distruttive.

Un tempo, invece, gli abitanti del posto mostravano la loro antica dignità, gli splendidi paesaggi orientali e i contrasti tra antico e moderno già cominciavano ad affiorare, per non parlare di quei momenti fuori dal set, con numerose scene della vita quotidiana della troupe. Sono fotografie splendide. Pure a quei tempi comunque le cose non erano facili e proprio Roberto Villa lo ricorda: “Nel 1972 ero andato a una serata e tra i relatori vi era Pier Paolo Pasolini. Si parlava della nascita futura di televisioni private sulle quali i film avrebbero avuto interruzioni pubblicitarie, come avveniva in altri paesi ma non da noi. Sala stracolma, io scatto foto ai relatori ma specialmente e con discrezione a Pasolini. La sua gestualità ed espressioni del viso mi parvero uniche e autentiche. Lo raggiungo a fine serata e gli chiedo se avesse voglia di parlare di ‘linguaggio cinematografico’, una materia che io seguivo molto. Era interessato, ma mi ha detto che stava partendo per girare il film ‘Il fiore delle Mille e una Notte’…”.

Ma proprio in quel momento accade l’imprevedibile: Pasolini gli propone di raggiungerlo come fotografo in Yemen e laggiù avrebbero parlato di cinema. “Credo si identificasse in me” aggiunge Villa, dal momento che pure Pasolini non solo produceva saggi e trattati ma produceva anche coi suoi film: ovvero condivideva la teoria e la pratica del fare immagini. “Tra varie peripezie raggiungo la troupe e di lì a poco inizia l’avventura. Ho imparato a considerare Pasolini un uomo dolcissimo con tutti e intransigente soprattutto con se stesso. Si usciva all’alba con un temperatura di 12 gradi sotto lo zero e a mezzogiorno i gradi erano +50 e si andava avanti fino a notte. In tre mesi e mezzo di lavoro Pasolini ha sempre mantenuto la calma con incessante operosità e gentilezza”. I due, nei pochi momenti liberi, si incontravano per discutere dei processi di strutturazione e destrutturazione, per quanto ‘se i contenuti offerti non hanno sufficiente visibilità viene a mancare la comunicazione diretta’, diceva Roberto Villa, appassionato di semiologia linguistica. Pasolini invece affermava ‘di voler rendere difficili da interpretare le sue opere così da costringere gli spettatori a vedere più volte un suo film per poterlo comprendere’.

L’impianto di discussione tra i due era basato sul sistema linguistico che include la strumentazione scelta e utilizzata nella creazione dell’opera stessa, per ottenere una narrazione cinematografica in questo caso. “La creazione di codici comuni” racconta ancora Villa, “mi ha messo in conflitto con Pier Paolo Pasolini perché volevo convincerlo che se non conosci il significato delle parole che dici ma le usi perché ti piace, forse però stai dicendo tutt’altro. Insomma, il cinema è realtà o finzione? Nel film una schiava è venduta ma può scegliere un nuovo padrone e il vecchio padrone la paga. Lei usa il denaro per scegliere un giovane, gli da i soldi avuti chiedendogli: ‘Comprami tu!’. Poi nel film scompaiono e appaiono altre storie che si susseguono come in scatole cinesi. L’uso di attori presi dalla strada anche in questo film e usati così, senza filtri, mostrano una società senza borghesia”. Naturalmente si parla di luoghi lontani nel tempo e nello spazio… La grandezza e la grande poesia interiore di Pasolini si scontra con la bestialità cui è stato fatto oggetto e, ricorda ancora Villa, “Quando si dice la verità, nessuno vi vuole come amici” e ricorda ancora che Pasolini controllava la narrativa, che era sua. “Suo lo script, la regia e poi controllava anche la macchina da presa. Io ufficialmente scattavo foto per Playboy e ho rischiato che lo Yemen mi espellesse…”.

Roberto Villa ha lavorato come sempre con la sua Nikon Fd, pellicole diurne e a luce artificiale e bianco e nero, pellicole comprate a rotoli da 150 metri che tagliava e sbobinava, per risparmiare. Certi scatti in cui si vede Pasolini sorridere sono praticamente unici e ricordare in questo modo un po’ esotico uno dei massimi intellettuali italiani è e sarà ancora a lungo un bel modo per festeggiare il cinema e la cultura italiana, qui anche sotto forma di fotografia d’epoca.

L'oriente di Pier Paolo Pasolini
Il fiore delle mille e una notte” nelle fotografie di Roberto Villa, in mostra da Eataly Smeraldo
La mostra, in allestimento fino a fine Agosto, sarà ad ingresso libero, dalle ore 10 alle ore 24
(Salvo indisponibilità del Centro Congressi per la preparazione o lo svolgimento di eventi privati)

Articolo e intervista di Daniela Cohen

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP