“Napolislam” di Ernesto Pagano. Medifilm festival 2015 21° Edizione

Scritto da  Mercoledì, 11 Novembre 2015 

Roma 6/13 novembre
Cinema Savoy / Museo MACRO

Festival di Interesse Nazionale, Manifestazione Storica del Comune di Roma, Festival di Interesse Culturale per Forum Mediterraneo e Partenariato Euro-Mediterraneo

Quinto giorno di proiezioni e incontri - martedì 10 novembre - per il MedFilm Festival, che si tiene in questa sua 21ma edizione presso il Cinema Savoy e il MACRO di Roma. Il più antico festival della capitale, fondato e diretto da Ginella Vocca, quest'anno presenta complessivamente 78 film, di cui 51 anteprime italiane, europee ed internazionali, accompagnati da prestigiosi ospiti.

 

SaltinAria ha seguito, in sala 2, Napolislam, di Ernesto Pagano, presentato nella sezione Perle: alla scoperta del nuovo cinema italiano. Un bel giorno Napoli si sveglia e si scopre islamica. Una telecamera attraversa la città ed entra nelle vite di dieci convertiti all’Islam, un disoccupato, una ragazza innamorata, un rapper, un padre di famiglia... Tra una zeppola halal e una preghiera per strada, la loro storia quotidiana getta una luce nuova, di volta in volta divertita e amara, su Napoli e sulla nostra società al ritmo di rap.
Riuscire a descrivere con un certo anticipo i cambiamenti di una società è una delle caratteristiche più ricercate nel cinema documentaristico o di genere. Lo ha fatto magistralmente Ernesto Pagano nel suo premiato docu-film Napolislam, documentario sui napoletani convertiti alla religione musulmana ricco di spunti interessanti ed ironia, che arriva a Tunisi con MedFilm (a Cartagine il 27 novembre prossimo) per le ''Giornate del Cinema italiano'' dal 21 al 28 novembre, un ''Festival nel Festival'' per conoscere l'Italia di ieri, di oggi e forse di domani, nell'ambito delle Giornate Cinematografiche di Cartagine.

Il film, come ha raccontato il produttore, Matteo Parisini è nato nel 2008 da un incontro del regista Ernesto Pagano – giornalista televisivo – con Ciro un pizzaiolo che si è convertito all’Islam per una serie di concatenazioni. Era entrato in libreria per cercare un libro su Maradona e per caso accanto ha trovato il Corano. Una curiosità che gli è stata fatale e lo ha portato su questa via solo che è l’unica storia che manca nel film perché all’ultimo Ciro si è tirato indietro. Il motivo sono state le minacce ricevute forse a causa del suo islam un po’ radicale come succede a molti dei convertiti per altro. Il film è ben girato, originale e dotato di una grande leggerezza seppur non risparmia le difficoltà. Certamente gioca sui caratteri di una moderna commedia napoletana al ritmo del rap che risveglia l’anima mediterranea di Napoli, porto meticcio e luogo di contaminazioni, come ben simboleggiato da una famiglia nella quale la moglie è una cristiana scettica ben poco interessata ad una chiamata da parte di Dio che dichiara di non aver mai ricevuto né sentirne il bisogno mentre il marito è un convertito convinto che si esercita con l’alfabeto e la lingua araba. Gustoso, a tratti ironico, divertente ed in altri amaro, racconta quello che il regista ha vissuto superando a poco a poco le diffidenze della comunità islamica locale. Il girato ci restituisce uno spaccato delle conversioni italiane di gente comune affascinata dal Corano perché proclama una parola senza gerarchie, chiesa, istituzioni e sembra restituire quella primigenia vicinanza della preghiera e dei luoghi di culto al popolo. In questa ambientazione tra l’altro c’è una contaminazione almeno culturale con la religione popolare napoletana che è un elemento emozionale e di unione dei nuclei familiari. Forse il meno entusiasta è Marzouk, tassista tunisino immigrato, che non vive un islam di ritorno ma ormai tiepido, diversamente dall’entusiasmo dei nuovi convertiti. Colpisce il disincanto e la sospensione del giudizio da parte di un giornalista che lascia parlare le persone e che proprio grazie alla telecamera sono state stimolate ad affrontare alcuni temi prendendone ulteriormente coscienza come Alessandra che con la mamma non aveva mai parlato della propria conversione. Un film che racconta i quartieri popolari di Napoli e il bisogno della gente comune di trovare nuova energia e una guida per credere in qualcosa e risvegliare quella presenza di Dio che nella religione cattolica sembra essersi appannata sotto il consumismo. Un girato nelle vite intime, nei risvolti degli affetti, nei piccoli drammi quotidiani.
Il film è uno stimolo per riflettere sulla condizione di cristiani distratti e sull’incanto di una conversione, qualsiasi essa sia, sulla capacità di affrontare i pregiudizi delle persone più vicine e di rimettersi in discussione con lavoro “leggero ma profondo” sulla lettura del Corano che vale la pena di sottolineare e che ben centra il problema del divario tra la Parola di Dio e l’interpretazione e strumentalizzazione politica della stessa.
Ad Ansamed, preparandosi a partire per Tunisi, il regista ha dichiarato che ''Più che timore, nutro una grande curiosità nel conoscere la reazione di un pubblico che sarà a maggioranza musulmana e vedrà rappresentato il fenomeno delle conversioni di italiani alla loro stessa religione. Non è la prima volta che dei musulmani vedono Napolislam, in generale le loro reazioni alla fine del film sono positive. Fenomeno anche comprensibile: i musulmani in Italia sono e si sentono minoranza, spesso oggetto di pregiudizi e propaganda politica avversa. Vedere un film che non parte da una posizione avversa nei confronti dell'Islam, ma si pone come obiettivo quello di raccontare un fenomeno attraverso la semplice osservazione, è per molti musulmani italiani una piccola boccata d'aria, un modo per dire: 'visto che non siamo tutti terroristi?'. Sarà interessante parlare anche di questo col pubblico tunisino di Napolislam''.
A parte l’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi altri Istituti italiani di cultura del Mediterraneo, primo fra tutti quello del Cairo, hanno già manifestato il loro interesse a organizzare nuove proiezioni.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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