"Mustang" di Deniz Gamze Ergüven

Scritto da  Giovedì, 12 Novembre 2015 

L'atteso film turco Mustang, opera prima della regista Deniz Gamze Erguven(sezione Lux Film Days a Roma), rivelazione della Quinzaine des Réalisateurs di Cannes 2015 e candidato ai Premi Oscar dalla Francia come miglior film straniero, è un vitale ed energico spaccato sulla condizione femminile in Turchia.

Protagoniste sono Lale e le sue quattro sorelle, animate da un comune desiderio di libertà per contrastare le rigide imposizioni della famiglia. Film ben girato con un ritmo sostenuto in grado di esprimere modulazioni differenti seguendo con la macchina da presa in modo flessibile e con la versatilità del clima situazioni differenti e sentimenti vari. Cinque sorelle allevate in assenza dei genitori scomparsi dalla nonna e uno zio ambiguo nel rigore e con l’unico obiettivo di dover diventare buone mogli. Cinque personalità diverse unite da un grande affetto, complicità e voglia inesausta di vivere; cinque destini diversi che riproducono un microcosmo: dal matrimonio felice per amore, alla frustrazione di un legame combinato, alla fuga con una scelta drammatica e due all’insegna della scoperta e del rischio, con una nota surreale per affrontare la quale essere in due è ciò che conta, anche se la spinta viene proprio dalla sorella minore. Il film alterna momenti di grande allegria e vitalità, alla rabbia, al gioco, allo scandaglio di mentalità bigotte e di ribellioni esagerate, dove la costrizione alimenta il desiderio di trasgressione. Interpretato in modo convincente e sincero, è attento e curato nella ripresa degli ambienti, dei volti, delle situazioni, senza lasciar cadere nessun dettaglio, dai costumi alla luce, filtrando ambienti diversi che soprattutto in alcuni paesi disegnano confini netti: la casa e la vita ai limiti del bosco; il paese; il mondo della spiaggia e del mare che allude alla libertà e alla trasgressione e il mito lontano di Istanbul che si intravede alla fine come un orizzonte alle primi luci di un’alba che è la promessa di un ritorno alla vita.

La sceneggiatura è alquanto articolata e presenta dialoghi e scene molto eterogenee anche se il fulcro è una casa filmata soprattutto dall’interno che ad un certo punto diventa una sorta di prigione nella quale le cinque sorelle ribelli vengono di fatto segregate. Eppure non è mai un’opera claustrofobica: c’è sempre un’apertura tra le grate che apre un mondo, una possibilità e anche un rischio dove il desiderio e la volontà spingono. Film profondo che ha una sua leggerezza, con momenti di grande spasso e la complicità alla quale il regista spinge lo spettatore nelle marachelle e nei guai nei quali si mettono le cinque ragazze decise a restare unite e non arrendersi alle regole. Nondimeno un film sottile nello scandaglio di modulazioni di comportamenti e sentimenti complessi, con un’ironica sottile che pervade anche le donne del paese che sembrano saperla più lunga di quanto appaia come quando un’anziana prende a martellate la centralina elettrica di casa e a sassate il generato del villaggio che finisce al buio durante una partita di calcio per coprire la fuga delle nipoti. Infine un film che ci restituisce bene, senza pedanteria, la distanza tra la parola sacra e le leggi degli uomini, diffondendo la cultura musulmana senza citare in modo evidente né il Corano né scene di vita religiosa e di preghiera – non c’è una sola preghiera, un’abluzione, non si cita mai il Ramadan né si ascolta il richiamo del muezzin – come quando si dice che il paradiso è sotto i piedi delle mamme, ma lo si svela attraverso un passaggio quasi ironico durante il quale una delle ragazze dice che camminava sotto le piante dei piedi della madre e non si rendeva conto che lì c’era il paradiso. Un film da vedere, ad una prima visione più semplice e scanzonato – a tratti duro e quasi grottesco nel riprodurre l’educazione impartita alle donne – di quanto sia realmente. Sono molti gli elementi simbolici anche se non presentati in modo rituale, inseriti nelle scene con una naturalezza che non li rende mai pedanti, come quella scatola di dolci che ammicca all’amore, quando entra in casa un nuovo pretendente, e nasconde ad un tempo amarezza. A ben vedere un film al femminile che racconta con efficacia l’ambivalenza del mondo “arabo” tradizionale che, se da un lato, presenta una donna sottomessa, dall’altro evidenzia come sia essa la fattrice della società e dei destini dei figli.

Mustang di Deniz Gamze Ergüven
Turchia, Francia, Germania, Qatar, 2015 – 94’
Medifilm festival 2015 – 21 edizione
Roma 6/13 novembre
Cinema Savoy / Museo MACRO

Articolo di Ilaria Guidantoni

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