“Mostri. Creature fantastiche della paura e del mito” – Palazzo Massimo, Roma

Scritto da  Giovedì, 27 Marzo 2014 

Grifi, chimere, sirene, satiri, centauri e molte altre creature mitologiche occupano le sale del Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo a Roma, fino al 1 Giugno 2014, protagoniste dell’esposizione “Mostri. Creature fantastiche della paura e del mito”. Curata da Rita Paris ed Elisabetta Setari, la mostra vuole illustrare attraverso più di cento reperti archeologici quell’immaginario fantastico popolato da creature nate dalla mitologia antica e che hanno successivamente influenzato l’arte moderna e contemporanea e soprattutto il cinema.

 

 

 

 

 

 

 

  


Il percorso della mostra si snoda in una sorta di un labirinto, coinvolgendo lo spettatore in un’atmosfera suggestiva come se fosse l’eroe che, spada alla mano, si trova ad affrontare queste creature mostruose. Se di labirinto si tratta l’esposizione non può non aprirsi col Minotauro, creatura mitologica con corpo umano e testa di toro; alcune lastre provenienti dalla Regia del Foro decorate con l’immagine di questo mostro ci indicano che è un mito già conosciuto VI secolo a.C., ma il pezzo più pregevole e forse maggiormente coinvolgente è la scultura di fine I secolo d.C. che doveva decorare un edificio nei pressi dello stadio di Domiziano. Qui il Minotauro è raffigurato nel momento di massima tensione, probabilmente occupato nello scontro con Teseo; il corpo ricorda quello di un atleta della classicità greca, nella sua bellezza perfetta, e il dinamismo poco accentuato sembra nascondere la stanchezza della creatura vicina alla resa, il volto invece riassume tutta la sua mostruosità.


Becco d’aquila, corpo di leone e lunghe orecchie sono le caratteristiche fisiche dei Grifi, creature custodi dell’oro delle miniere delle regioni desertiche della Scizia in eterno contrasto gli Arimaspi, popolazione euroasiatica da un solo occhio, come mostra un affresco dalla Villa dei Misteri a Pompei, che lascia intendere il forte valore decorativo che era attribuito ai grifi. La fortuna iconografica di queste creature è dovuta anche al significato di potere imperiale e militare ad esse attribuito negli anni dell’Impero, in particolare sotto Traiano, in cui troviamo spesso grifi alati affrontati in posizione araldica ai lati di un elemento centrale.
Da immagini spaventose si passa alle creature ammaliatrici per eccellenza, le Sirene, legate al mito di Ulisse, uccelli dal bellissimo volto femminile simili alle Arpie, che invece presentano una connotazione più mostruosa essendo creature alate con busto e braccia di donna e il resto d’uccello, personificazioni del vento nella sua connotazione distruttiva, che hanno il compito di rapire e trasportare nell’aldilà le anime dei morti. Esseri molto presenti nella decorazione della ceramica greca, dall’Oriente raggiunsero l’Etruria, le troviamo come figure acroteriali a Gabii, da cui proviene anche una figura di Tifone in terracotta policroma, presente in mostra. Mostro mezzo uomo mezzo belva, le cui dita hanno teste di draghi, nell’opera in questione è raffigurato con barba a conchiglia; è il padre delle arpie, quindi la decorazione vuole proprio ricordare il legame padre-figlie accostandole e rispettando il mito.


Assai diffusa è anche la raffigurazione della Sfinge, essere famosissimo in tutte le culture mediterranee, fusione di uomo e leone, che è entrato nell’immaginario collettivo moderno come creatura enigmatica e misteriosa, il mito narra infatti che fosse posta all’ingresso di Tebe e ponesse un enigma ai passanti, che in caso di risposta errata venivano uccisi. In mostra è presente una statua di granito rosa proveniente da Cagliari che mostra la Sfinge di tipo egiziano, ossia un leone con testa umana, simbolo del faraone, che si distingue dal tipo greco, di sesso femminile, con ali e in posizione accovacciata, in mostra esemplificato da tre sculture di produzione etrusca proveniente da un ambito funerario.


“…Una Chimera, che dalle fauci vomita vampe di Etna: tanto più ringhia e appare selvaggia di lugubri fiamme quanto più s’accanisce la battaglia.” così Virgilio, nell’Eneide, descriveva la Chimera, creatura con corpo e testa di leone, una seconda testa di capra sul dorso, e la coda terminante in testa di serpente, che nella fantasia degli antichi era una delle creature più mostruose e temibili. Su un’anfora etrusca a figure nere la creatura è rappresentata con pennellate veloci e contorni bianchi che ben disegnano l’immagine ed è posta di profilo per esaltare la triplice natura del mostro.
Segue la sezione dedicata ad alcune delle creature che maggiormente vennero utilizzate nella decorazione artistica antica, le Gorgoni, nel cui stesso nome è esplicitata la loro mostruosità, in greco infatti “gorgos” vuol dire terribile. La più celebre è senza dubbio Medusa, creatura dalla sguardo che pietrifica, sconfitta da Perseo che donerà la sua testa ad Atena, che la porrà sul suo scudo per terrorizzare i suoi nemici; da qui l’associazione della gorgone alla dea, che spesso appare sulle sue vesti in qualità di Gorgoneion, una sorta di pendente. In mostra sono presenti oggetti in cui è raffigurato semplicemente il volto terribile della Gorgone con funzione apotropaica, come in alcune antefisse prodotte a Taranto e diffuse in tutta la Magna Grecia tra il VI e il IV secolo a.C. o in un pettorale di cavallo in bronzo lavorato a sbalzo e con denti affilati in avorio, databile alla fine del VI secolo a.C..
Alla figura di Gorgone è strettamente legato Pegaso, cavallo alato che la leggenda vuole sia nato dal sangue della decapitata Medusa. Un bellissimo piatto in ceramica a figure rosse, decorato dal cosiddetto Pittore di Baltimora nella seconda metà del IV secolo a.C., mostra la vicenda di Pegaso, che al fianco dell’eroe Bellerofonte, è impegnato nella battaglia con la Chimera, che porterà all’uccisione di quest’ultima.
Dopo aver incontrato altre creature mostruose come i centauri, i mostri marini e l’Idra, uno degli ultimi ambienti della mostra è dedicato a creature fantastiche che hanno invece una connotazione gioiosa, i Satiri e i Sileni, di natura ibrida, umana, equina o caprina, sono esseri legati alla natura, ai boschi, all’ebbrezza, alla danza e al divertimento, quindi simboli di vitalità. Un’anfora attica a figure nere rappresenta dei Sileni affiancati a Dionisio e ad alcune Menadi, figure mitologiche a cui vengono spesso accostati occupati in danze frenetiche che esprimono la gioia e la leggerezza.


La mostra, promossa dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma in collaborazione con Electa, è un viaggio nell’immaginario comune, dove mostri ed eroi si affrontano e combattono, simboleggiando le nostre speranze e le nostre paura.


INFO
Mostri. Creature fantastiche della paura e del mito
20 Dicembre 2013 - 1 Giugno 2014
Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, Largo di Villa Peretti 1
Dal Martedì alla Domenica, 9.00 – 19.45 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Ingresso: intero 10 €, ridotto 6,50 € (Il biglietto consente l’accesso anche alle altre sedi del Museo Nazionale Romano - Terme di Diocleziano Palazzo Altemps - Crypta Balbi - ed è valido 3 giorni)
Infoline +39.06.39967700


Grazie a Gabriella Gatto – Electa Musei e a Rita Paris - Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma


Articolo di Roberta Di Pietro

 

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