Let's Go To Mff - il Milano Film Festival giunge alla XXI edizione

Scritto da  Giovedì, 15 Settembre 2016 

Il Milano Film Festival arriva alla sua 21° edizione e noi di SaltinAria siamo andati a curiosare per voi. L'edizione di quest'anno si chiama “20+1” perché a detta degli organizzatori è un'edizione tutta rinnovata e piena di novità.

 

La prima è sicuramente la location: quest'anno il Festival si svolge intorno alla zona di Via Bergognone e via Tortona dove si trovano BASE (per info: http://base.milano.it) e il MUDEC (Museo Delle Culture di Milano). Restano però i luoghi storici del Festival come lo Spazio Oberdan e il MIMAT in via Morozzo della Rocca.

I tre focus 2016 sono dedicati a tre registi molto eterogenei tra loro: Philippe Gandrieux, regista e sceneggiatore francese attivo nei campi del cinema, della televisione e della videoarte; Andrej Zulawski, regista polacco recentemente scomparso e Albert Serra, regista e sceneggiatore spagnolo formatosi fra le fila del cinema underground.

Anche quest'anno il Festival promuove un concorso sia per corti che lungometraggi, la sezione animazione e la bellissima sezione “colpe di stato” che raccoglie una serie di lavori riguardanti tematiche sociali scottanti. Questa sezione negli anni ha permesso al pubblico di vedere una serie di film e documentari di grandissimo valore, uno su tutti l'ormai celebre “CAMP 14” che narra la storia vera di Shin Dong-Hyuk fuggito da un campo di concentramento nella Corea del Sud.

Ma entriamo ora nel vivo del Festival!

Siamo andati a vedere per voi la carrellata di cortometraggi “Gruppo I”. La tematica che accomuna questi quattro lavori è il “riconoscersi al mondo” e farsi conoscere per ciò che si è.

SHANGHI, BAKU ci racconta una storia d'amore segreta in un'atmosfera tzigana. Storia che viene desecretata da un ragazzino che fa un video col suo cellulare. Una commistione tra un tempo quasi cristallizzato, una dimensione zingara non databile e il contemporaneo che irrompe e distrugge l'intimità di un amore che ancora non sa definire se stesso. La narrazione scorre. La tecnica di realizzazione non è bellissima, la modalità di ripresa spesso stanca l'occhio e non sempre è piacevole da seguire. Forse troppo lungo.

THINGS USED TO BE HIDDEN. Tecnica mixata tra disegno animato e immagini reali. Il sottile limite che separa la normalità dalla totale assenza di ogni criterio cognitivo. Che cosa succederebbe se non fossimo più in grado di discernere? Divertente. Ben realizzato. Forse non del tutto comprensibile.

ISABELLA MORRA. Estenuante carrellata di ragazzini che vivono nella banlieu di una città francese non ben identificata. Interessante l'inizio che lasciava presagire qualcosa di turpe e invece tutto si appiattisce dopo pochi minuti. Il tema è il disagio sociale.

CHANGE IN THE WEATHER. La storia di Michael che vive segretamente la sua omosessualità e un giorno, con immenso dolore, decide di rivelare la verità ai suoi genitori. Lavoro dall'impianto narrativo lineare. Molto pulito a livello qualitativo. Interessante qui è il rapporto intimo che il regista ci permette di stabilire con il protagonista, attraverso la condivisione che abbiamo con lui della sua routine quotidiana. Ottima la scelta del silenzio e dei dialoghi essenziali.

Visti per voi presso MUDEC Milano in occasione del MFF.

 

Articolo di: Caterina Paolinelli
Sul web: www.milanofilmfestival.it

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