Michelangelo – Infinito, docu-fiction con Enrico Lo Verso

Scritto da  Domenica, 21 Ottobre 2018 

Una docu-fiction su Michelangelo Buonarroti con Enrico Lo Verso e Ivano Marescotti nei panni di Giorgio Vasari, con una doppia narrazione, l’una in prima persona e l’altra – meno indovinata nella formula anche se l’interpretazione pregevole – da critico. Una sorta di film teatrale che sarebbe interessante trasportare sul palcoscenico dove l’incisività sarebbe forse maggiore, certamente senza perdere la fotografia e le riprese, che restituiscono in modo eccelso l’opera d’arte. Interessante l’approccio narrativo à rebours del protagonista che si racconta come uomo nella sua fragilità più che nel successo. Emerge il profilo di una grandezza statuaria dell’artista, sempre tormentato e insoddisfatto e anche uno spaccato del mondo dell’arte dai rapporti umani non sempre facili.

 

Michelangelo - Infinito va ad aggiungersi a Caravaggio - L'anima e il sangue e a Raffaello - Il principe delle arti in quel nuovo filone che racconta al pubblico contemporaneo i grandi artisti del passato italiano.
Michelangelo Buonarroti, prossimo alla fine della propria vita, ne ripercorre le tappe, dall'infanzia ai primi capolavori, dalle rivalità con i grandi artisti del suo tempo ai rapporti conflittuali con le autorità politiche e religiose dell'epoca. A contestualizzare storicamente il suo racconto è Giorgio Vasari, autore di Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, che narra di Michelangelo le imprese titaniche e le opere gigantesche, la volontà di separare la luce dalle tenebre e di rendere tridimensionale la pittura, la visionarietà architettonica e il gusto per il non finito.
Il segmento dedicato alla vita e delle opere di Michelangelo è realizzato con estrema cura tanto dell'immagine quanto della narrazione, con una squadra di grande profilo: il regista Emanuele Imbucci, già second unit per Raffaello: Il principe delle arti, così come i coautori Sara Mosetti e Tommaso Strinati (figlio di Claudio) e la montatrice Sara Zavarise appartengono infatti alla generazione under 40, ma alle loro spalle c'è la maestria tecnica di chi ha almeno vent'anni di esperienza in più: il direttore della fotografia Maurizio Calvesi, amato da Faenza, Ozpetek e Andò; lo scenografo Francesco Frigeri, che di recente ha firmato sia Raffaello: Il principe delle arti che la serie I Medici; il costumista Maurizio Millenotti, candidato all'Oscar per Otello e Amleto di Franco Zeffirelli. La produzione, SKY con Magnitudo Film, è la stessa di Caravaggio - L'anima e il sangue, e qui collabora con i Musei Vaticani e Vatican Media: il che rende ancora più meritevole che in sceneggiatura non si ignorino né l'omosessualità di Michelangelo, né i suoi attriti con la Chiesa all'epoca della Riforma Protestante.
La sceneggiatura, basata sulle "Vite" del Vasari, fa un ottimo lavoro di modernizzazione di un linguaggio antico ma ancora assai efficace, e intesse citazioni letterarie (molte dalla Divina Commedia) inframmezzando osservazioni pregne di significato per la contemporaneità. Calvesi percorre le pieghe dei drappeggi michelangioleschi e segue con la luce il tracciato inciso nel marmo dallo scalpello di quell'artista che voleva liberare la vita dalla materia muta e spogliarla di tutto ciò che la opprimeva. Frigeri crea uno spazio metafisico all'interno delle Cave di Marmo di Carrara (e nel Teatro 8 di Cinecittà) in cui Michelangelo si confronta con le immagini computerizzate delle sue più grandi opere (ottimo anche il lavoro della squadra addetta agli effetti digitali). Le riprese di Emanuele Imbucci sono effettuate in ultra definizione (4K HDR) e consentono un'esperienza immersiva: lo spettatore proverà la sensazione fisica di entrare nella Cappella Sistina per osservare da vicino i dettagli del Giudizio Universale, o di accarezzare con mano i muscoli del David e le falde del mantello della Vergine nella Pietà. Enrico Lo Verso nei panni di Michelangelo ha il volto giusto, scolpito dalla luce di Calvesi, e Ivano Marescotti nei panni del Vasari enuncia con consumata abilità teatrale i racconti della Vita di Michelagnolo Buonarroti fiorentino pittore, scultore et architetto, resa più accessibile ed essenziale dal lavoro degli sceneggiatori. E le musiche originali, composte e orchestrate da Matteo Curallo, sostengono il pathos e l'emozione della scoperta non solo dei capolavori di Michelangelo, ma anche di molte sue opere meno conosciute.
È proprio la capacità di illuminare gli aspetti meno noti della vita e dell'opera di Buonarroti in tono divulgativo ma non didascalico, piuttosto emozionale, il contributo più prezioso di questo insigne documentario artistico, nel solco degli "sceneggiati culturali" prodotti dalla Rai negli anni Sessanta e Settanta come Le Vite volute da Angelo Guglielmi e il "Leonardo da Vinci" di Renato Castellani, per educare gli spettatori alla Storia dell'Arte italiana - come dovrebbe fare il servizio pubblico. Concordo con questa idea della critica perché il film conquista empaticamente e non annoia sebbene il percorso sia analitico e abbastanza lungo per quanto concerne opere e storia. Forse quello che resta in secondo piano, anche se l’interpretazione di Enrico Lo Verso è decisamente convincente, è l’uomo che viene fuori però con diverse sfumature, disegnando una passione per l’arte che in passato era vocazione. L’artista anche di successo, che ha lavorato per i Papi, per i Medici, resta una sorta di monaco laico non esente dai capricci dei potenti. L’aspetto più interessante è il Michelangelo sofferente, affaticato dal lavoro, tormentato dalla fede profonda, immerso totalmente nel contenuto e nella ricerca dei suoi dipinti e del rapporto con la materia, la pietra e il marmo e la devozione per la natura espressione di Dio. Colpisce l’umiltà dell’artista artigiano, ben lontano dal mondo odierno, dal divismo delle archistar, che si limita a farsi voce di una figura nascosta nei blocchi lapidei. Per Michelangelo l’essenziale è “togliere” e la sua forza sta proprio nella sua essenzialità, dalla prima opera, “La Madonna della Scala”, a Firenze in casa Buonarroti, alla maniera di Donatello, con lo “schiacciato”, un bassissimo rilievo, dove pure le sfumature appena accennate della pietra creano una grande spazialità. Così nella forza dei corpi nudi, che tiene conto della lezione classica rendendola emozionalmente coinvolgente, dal “Bacco”, ora al Museo del Bargello a Firenze al “Davide e ai corpi del “Giudizio universale” nella Cappella Sistina a Roma. Enrico Lo Verso trasferisce a Michelangelo la sua intensità espressiva e anche l’ironia, contribuendo ad evitare l’effetto didascalico, complice la sua tridimensionalità teatrale. Al contrario il suo aggirarsi tra marmi e anche gli ambienti nei quali scolpisce come “l’anfiteatro” in legno dal quale parla Vasari, sembrano finizioni sceniche teatrali nel film, un effetto che non riduce il grande schermo a piccolo schermo ma trasporta la visione cinematografica sul piano teatrale.

Michelangelo – Infinito
Regia: Emanuele Imbucci
Interpreti: Enrico Lo Verso, Ivano Marescotti
Genere: Docu-fiction
Produzione: SKY con Magnitudo Film
Paese: Italia, 2018
Uscita: 27 settembre 2018
Distribuzione: Lucky Red
Dureata: 93 minuti

Articolo di Ilaria Guidantoni

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