MediTerri-Amo / Giorgio La Pira e i dialoghi del Mediterraneo - Teatro della Pergola (Firenze)

Scritto da  Lunedì, 23 Ottobre 2017 

La città medicea diventa per due giorni faro del Mediterraneo, sotto il segno e il sogno del sindaco visionario Giorgio La Pira che, alla fine degli anni Cinquanta del Novecento, intuì l’importanza del Mediterraneo e del dialogo tra i popoli e il ruolo centrale dell’Italia nel continente liquido. La serata al Teatro della Pergola condotta da Ferdinando Ceriani, coordinatore artistico del progetto realizzato dal regista Maurizio Scaparro, unisce letture e narrazioni di storie di migranti, il video del debutto a Roma di Memorie di Adriano, imperatore simbolo del Mediterraneo come crocevia, e sonorità contaminate come quelle di Peppe Servillo, Eugenio Bennato, l’ormai storica Orchestra di Piazza Vittorio e la prima orchestra formata interamente da donne “arabe”, Almar’à, nata proprio a Firenze.

 

Saloncino “Paolo Poli” - Teatro della Pergola
GIORGIO LA PIRA E I DIALOGHI DEL MEDITERRANEO
12 ottobre

Racconti e testimonianze intorno a una grande utopia con Ugo De Siervo (giurista e accademico italiano), Mario Primicerio (ex sindaco della città, presidente della Fondazione Giorgio La Pira), Maurizio Scaparro (regista) ed Izzedin Elzir (Imam di Firenze) per ribadire la centralità del mare nostrum e l’importanza del dialogo tra differenze come ricchezza.

All’interno dell’incontro la proiezione del documentario “Giorgio La Pira. La fantasia al potere” di Giovanni Minoli e letture, a cura dei Diplomati della Scuola per Attori “Orazio Costa”, di pensieri dello storico sindaco siciliano, adottato dalla città medicea, il “sindaco santo” come fu chiamato o ancora “il pesce rosso dell’acquasantiera”, per la sua fede austera delle origini profondamente ‘socialista nel cuore’ anche se formalmente di adesione democristiana. La manifestazione è stata organizzata in collaborazione con la Fondazione Giorgio La Pira di Firenze e la Fondazione Teatro della Toscana.

In occasione dei 40 anni dalla sua morte, Maurizio Scaparro e Mario Primicerio vogliono ricordare la storia e la lungimiranza di una delle figure di spicco della storia contemporanea della città di Firenze e italiana, Giorgio La Pira che, già a partire dagli anni Cinquanta, aveva colto in pieno il ruolo geopolitico dello “spazio mediterraneo” come punto nevralgico della pace mondiale. Da questa sua intuizione presero forma, tra il 1958 e il 1964, i “Colloqui mediterranei”: quattro incontri internazionali focalizzati inizialmente sul dialogo tra le tre famiglie religiose di Abramo (ebrei, cristiani, musulmani) ma che allargarono, ben presto, i loro orizzonti allo storico fenomeno della decolonizzazione - soprattutto nell’Africa sub-sahariana -, alla vicenda arabo-israeliana e alla questione razziale nel Sud Africa. Il sindaco sempre dalla parte degli ultimi, contro il colonialismo sì, era però anche contrario a qualsiasi opposizione nord-sud per promuovere un’integrazione dell’accoglienza senza assimilazione. Mario Primicerio ha evidenziato come il Mediterraneo sia oggi il nuovo Lago di Tiberiade dove i popoli si incontrano, tre pietre come tre città, la filosofia ad Atene, il diritto a Roma e la teologia a Gerusalemme; e ancora la culla delle tre religioni figlie di Abramo.

“I popoli rivieraschi del Mediterraneo hanno, infatti, che lo vogliano o meno, un comune destino. Essi hanno esercitato una influenza decisiva nel passato della storia dell’umanità”, sosteneva Giorgio La Pira; tra le varie iniziative che la Fondazione a suo nome vorrebbe riprendere, un concorso a premi nel nome del poeta, scrittore e giornalista algerino Jean Amrouche (1906-1962), cabilo convertito alla religione cattolica che però promosse sempre il dialogo con la cultura berbera dalla quale proveniva e con il mondo arabo-musulmano.

 

Teatro della Pergola
MEDITERRI-AMO 
13 ottobre

Una serata spettacolo con Eugenio Bennato, Stefano Fresi, Lino Guanciale, Enzo Moscato, Orchestra Almar’à, Orchestra di Piazza Vittorio, Alessandro Preziosi, Claudio Romano, Pasquale Scialò, Peppe Servillo e Solis String Quartet per la regia di Ferdinando Ceriani.

Il Mediterraneo come culla dell’arte, come crocevia di lingue e di suoni, di dialetti e di colori, di sogni e di speranze, è stato raccontato dalla voce e dalla musica di alcuni grandi protagonisti della scena italiana e non solo, attraverso un vero e proprio viaggio di immagini, parole e suoni per riaffermare che l’Europa non deve voltare le spalle al Mediterraneo. Così facendo taglierebbe i ponti con le proprie fonti intellettuali, morali e spirituali.

La serata è iniziata con un omaggio alla storia artistica di Maurizio Scaparro, da sempre attento promotore della cultura mediterranea, e a un suo grande compagno di viaggio, Giorgio Albertazzi, ricordando le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, spettacolo-cult che ha girato l’Italia e l’Europa. Nel video il debutto a Villa Adriana a Tivoli, vicino Roma, nel 1989: “L’imperatore Adriano era nato in Spagna, ha parlato latino a Roma, in greco ha studiato e pensato e sulle rive dell’Eufrate ha conosciuto il potere” (nell’attuale Siria).

La contaminazione linguistica e musicale costituisce il fil rouge della serata: la musica multietnica dell’Orchestra di Piazza Vittorio a cui si uniscono anche Pasquale Scialò e Enzo Moscato, la grande tradizione musicale partenopea reinterpretata da Peppe Servillo accompagnato dai virtuosi Solis String Quartet, la musica mediorientale che s’impasta con il sound della musica popolare del Sud Italia con Eugenio Bennato e i suoi Taranta Power, i suoni del deserto e delle medine che si affacciano sul mare nei canti dell’orchestra Almar’à, in arabo “le donne”, la prima orchestra di donne arabe nata in Italia, proprio a Firenze, e poi le voci dei poeti di un tempo e dei migranti di oggi che vedono le interpretazioni di Lino Guanciale, Alessandro Preziosi e Stefano Fresi, capace di farci sorridere, con leggerezza, anche quando si parla di rifugiati. Impressionante un passaggio sui migranti discriminati che alla fine si scopre essere una vicenda di italiani del 1921, come a dire che dalla storia non si impara mai.

Tra le varie presenze da menzionare quella di Eugenio Bennato che da anni ha fatto dell’ascolto del Mediterraneo la sua vocazione e che, oltre a Ninnananna 2002, dedicata ai bambini migranti, e Mediterraneo sia, ha cantato un brano che ha tratto spunto dall’incontro con un ragazzo africano a Tangeri che, quando lo ha visto con taccuino e chitarra, gli ha chiesto cosa leggesse perché della sua vita al villaggio dal quale era dovuto fuggire gli mancavano molto la scuola e i suoi libri. Sul taccuino del cantautore ha scritto in arabo, l’unica lingua che sapesse scrivere, questi versi “mon père et ma mère se sont connus à la galère et m’ont laissé en héritage dans la misère” - il senso certamente non è difficile da indovinare - perché li musicasse.

Ha concluso la serata l’Orchestra di Piazza Vittorio, pioniera in questo tipo di sperimentazioni, che prende il nome da una piazza della Capitale, centro del quartiere multietnico per eccellenza della città, dove è stato realizzato un ensemble multietnico.

Parte dell’incasso della serata è stato devoluto al progetto “Educate a child” dell’UNHCR.


Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Matteo Brighenti, Ufficio stampa Fondazione Teatro della Toscana

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