LOOKING FOR OUM KULTHUM – Triennale (Milano)

Scritto da  Lunedì, 12 Novembre 2018 

Ha fatto tappa a Milano LOOKING FOR OUM KULTHUM, il film dell’artista iraniana Shirin Neshat, dedicato alla Callas del mondo arabo, un omaggio di grande suggestione, che cerca la donna sotto il mito, la star, con delicatezza e ironia, anzi autoironia. Un film nel film e un gioco che mette a nudo cosa significa misurarsi nella regia con una stella che ancora vive senza neppure appartenere alla sua tradizione e cultura. Un racconto dove l’arte e il lavoro sul corpo che appartiene a Shirin Neshat è molto presente, con un lirismo delicato.

 

In Between Art Film e Vivo Film sta percorrendo l’Italia con un TOUR MUSEALE, partito da Torino in occasione dell’inaugurazione della mostra alla Noire Gallery e la proiezione al Cinema Classico, passando per il Maxxi di Roma - parte dell'evento Videocittà – il Museo Madre di Napoli, la proiezione al Centro Pecci di Prato, l’incontro al Mambo di Bologna e la proiezione al Cinema Lumière, con il film dell’artista iraniana Leone d’Argento Shirin Neshat, in collaborazione con Shoja Azari, per approdare il 31 ottobre a Milano alla Triennale.
Shirin Neshat, nel suo raffinato lavoro artistico e fotografico, da sempre esplora e sottolinea i conflitti di genere e le difficili condizioni sociali delle donne all'interno del mondo islamico, messo ben in risalto nel film con una manifestazione delle donne egiziane che reclamano nel 1914 uguaglianza e libertà nella vita politica e nelle due figure femminili protagoniste, Oum Kulthum e la regista che è ammirata e in qualche modo vittima del mito del soggetto del suo film che l’attrice che le interpreterà le farà scoprire in un lato controverso che accumuna le donne del successo: l’amore per la carriera e lo sguardo dimentico delle proprie radici e del passato. Il mondo femminile, con i suoi drammi, le sue battaglie e la sua innegabile e drammatica bellezza ritorna al centro della sua ricerca attraverso la figura della leggendaria cantante egiziana Oum Kulthum (1904-1975), famosa nel mondo arabo degli anni Trenta, con un’attenzione propria di Shirin artista che ha lavorato molto sul corpo e che approccia il personaggio della grande cantante proprio per la voce, forse non comprendendone appieno i testi, autentica poesia d’amore. Interessante il gioco della regia nella regia che accomuna la nazionalità iraniana, la non conoscenza della lingua araba e il rischio di fraintenderne la cultura, ma anche la sfida di una donna che racconta un’altra donna. La stessa Oum Kulthum, bambina figlia del popolo diventata una diva internazionale che ha incarnato il sentimento del panarabismo, cantando per re Farouk come per il presidente Gamal Nasser e che qualcuno accusa di essersi dimenticata da dove era venuta; donna amata da uomini e da altre donne, in qualche modo simbolo di rottura e di scandalo con una voce sublime. Il film senza compiacimento lascia molto spazio all’immagine e al costume, con una fotografia leggiadra, girato in iraniano, inglese e arabo per lo più egiziano, sottotitolato in italiano.
La storia, come accennato, racconta di Mitra, un’artista ambiziosa, madre e moglie quarantenne, che s’imbarca nel sogno di una vita: fare un film sulla sua eroina, la leggendaria cantante del mondo Arabo Oum Kulthum.
Il suo obiettivo è esplorare le lotte, i sacrifici e il prezzo del successo di Oum Kulthum, un’artista donna che vive in una società conservatrice e dominata da uomini.
Durante le riprese del film, tuttavia, l’improvvisa scomparsa di suo figlio adolescente e la crescente difficoltà di catturare l’essenza di Oum Kulthum come donna, come artista, come mito porteranno Mitra ad una profondissima crisi emotiva ed artistica. Così metterà a rischio la sua carriera cambiando il finale e facendo fallire Oum nel concerto più importante della sua vita finché il palese della Kulthum non si paleserà… Convincenti le interpretazioni ed equilibrato l’ampio spazio dato alla musica che è comunque protagonista del soggetto. Girato in Marocco, ne respira a mio parere l’atmosfera, che per chi conosce i paesi arabi lascia avvertire una certa distanza dal mondo egiziano.

Looking For Oum Kulthum
Soggetto e regia Shirin Neshat
in collaborazione con Shoja Azari
Con Neda Rahmanian (Mitra), Yasmin Raeis (Ghada), Mehdi Moinzadeh (Amir), Kais Nashif (Ahmed/latif), Najia Niazi (Oum Kulthum )
Sceneggiatura Shoja Azari e Shirin Neshat
in collaborazione con Ahmad Diba
Produttori Gerhard Meixner, Roman Paul, Bruno Wagner, Martin Gschlacht, Antonin Svoboda, Shirin Neshat, Shoja Azari
Co-produttori Beatrice Bulgari, Marta Donzelli, Gregorio Paonessa, Georges Schoucair
Executive producer Jérôme de Noirmont
Fotografia Martin Gschlacht
Montaggio Nadia Ben Rachid
Scenografia Erwin Prib
Costumi Mariano Tufano
Parrucco Desideria Corridoni
Trucco Antonello Resch
Musiche originali Amine Bouhafa
Mixage Claus-Benischke-Lang
Organizzatore generale Ole Nicholaisen
Casting Marwa Gabriel
Produzione Razor Film
Coproduzione con Coop99, In Between Art Film, Vivo film, Schortcut Films
in associazione con Doha Film Institute
in collaborazione con ORF
in associazione con Noirmontartproduction
con il supporto di Austrian Film Institute, FISA – Film Industry Support Austria, Medienboard Berlin-Brandenburg, Vienna Film Fund, Regione Lazio
Vendite estere The Match Factory
Durata 90 minuti
Paesi Germania, Austria, Italia, Qatar, Libano.

Grazie all’Ufficio stampa In Between Art Film e in particolare a Lara Facco P&C

Articolo di Ilaria Guidantoni

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