“Les oiseaux de passage" – Belgio, di Olivier Ringer. Francofilm, Festival del cinema francofono di Roma

Scritto da  Sabato, 19 Marzo 2016 

“Gli uccelli migratori”, traduzione letterale in italiano, racconta la storia tenera di un’amicizia tra due bambine, ognuna con le proprie fragilità, anche se l’una è più apparente, costretta in carrozzina. Il pretesto è la cura di un anatroccolo, uccello migratore anche se indifeso che diventa metafora del bisogno di cura e di accudimento di ognuno di noi – essere madri e figli al contempo – e della necessità altrettanto forte di lasciare il nido. Dolce, surreale in certi momenti, eppure credibile, per l’infanzia i giochi sono una cosa seria.

Un film piccolo e delicato quello che propone il Belgio, paese spesso attento nella cinematografia, a storie quotidiane e di un’emarginazione non scandalosa, dove l’inclinazione sociale è nei sentimenti, diversamente dal cinema francese che spesso presenta storia in parte autoreferenziali, più incline a cogliere la morbosità e il disagio violento, scandaloso. La storia che si svolge in paesaggi che paiono dipinti con tempere ad acqua, tra piccoli paesini e l’ambiente del fiume, racconta la storia di Cathy, una bambina che riceve dal padre, poetico quanto dalle idee bizzarre, un uovo, non un uovo qualsiasi ma fecondato. A lei la responsabilità di questo incontro perché dovrà accudirlo e attenderlo. La mamma ne resta sorpresa e un po’ indispettita ricordando come le stravaganze dell’ex marito all’inizio la facevano ridere, poi non più. Il volatile vede la luce del giorno alla presenza dell’amica del cuore, Margaux, e Cathy le dice che ormai vedrà in lei la propria mamma come le ha raccontato il padre per la legge dell’imprinting. Solo che i genitori della bambina sulla sedia a rotelle, con problemi di coordinazione muscolare non ne vogliono sapere e rimandano al mittente il piccolo anatroccolo. Le bambine non si arrendono e intraprendono un viaggio iniziatico, di grande complicità e tenerezza, un percorso di protesta ognuna a proprio modo contro la famiglia e le regole che non sempre sembrano avere senso. Sono decise a occuparsi del piccolo, fino a trovarne il “paradiso” dove si riuniscono i volatili e migrano per restituirlo ad una mamma naturale, con la complicità di una vicina. Solo che l’anatroccolo sembra non volersene andare, non essere pronto a spiccare il volo, anzi all’inizio rischia addirittura di annegare nella vasca da bagno. Il film è ben condotto dalla parte dei bambini, senza esagerazioni se non quelle funzionali al film, anche se i cambi di scena offrono uno sguardo sui genitori protettivi, timorosi e in parte anche arrabbiati che non esitano a contattare la polizia. Alla fine forze dell’ordine e autorità genitoriale rivelano la propria impotenza di fronte ai sogni e forse una certa goffaggine; mentre il padre sognatore di Cathy, senza leggerezza, è l’unico che si muove in prima persona per cercarle e soprattutto per cercare le loro ragioni, seguendolo da lontano e, una volta rassicurato della loro salute, aspettando che tornino. Un film con un buon equilibrio, senza buonismi né eccessi, per questo credibile e con tanta poesia.

Les oiseaux de passage
Regia di Olivier Ringer
Con Clarisse Djuroski, Léa Warny, Alain Eloy
Anno 2015
Durata 84 minuti
Genere commedia dramatica
Premio speciale Ospedale Bambin Gesù al Festival di Giffoni 2015
Miglior film al Festival du Cinéma pour Enfants Montréal 2015
Un’iniziativa dell’INSTITUT FRANCAIS-CENTRE SAINT-LOUIS www.ifcsl.com Largo Toniolo 20/22 – 00186 Roma

Grazie a Christine Desgrange Schmidt, Institut français - Centre Saint-Louis

Articolo di Ilaria Guidantoni

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