"La Trattativa" di Sabina Guzzanti debutta (di nuovo) a Roma al Nuovo cinema Aquila

Scritto da  Venerdì, 12 Dicembre 2014 

Lo ha spiegato la stessa autrice Sabina Guzzanti nell'incontro con il pubblico dopo la proiezione: "Non è un film sulla mafia". In "La trattativa" non troverete padrini, capi dei capi o piovre.

Non ci troverete la bassa macelleria, in altre parole, ma la commedia dei rapporti tra criminalità organizzata e politica al più alto livello. Ovvero, per usare di nuovo le parole della Guzzanti, la storia del "perché all'inizio degli anni '90 sembrava che questo paese si potesse liberare. Invece è tornato tutto come prima, peggio di prima".

Il film, non spinto con convinzione dai grandi media né premiato dal pubblico, era finito frettolosamente nel cassetto dopo la sua prima uscita nelle sale di qualche mese fa. A chiederne a gran voce il ritorno nei cinema, nella veste di pellicola natalizia atipica, è stato lo stesso pubblico, dal basso, sui social network: e molti locali di tutta Italia hanno risposto. A Roma, dove il tema è tornato prepotentemente d'attualità grazie all'inchiesta di "Mafia capitale", "La trattativa" è ospitata nelle prossime settimane dal Nuovo cinema Aquila.

Il debutto è avvenuto proprio giovedì 11, in una serata a cui, come detto, ha presenziato la stessa Guzzanti, rispondendo alle domande del pubblico a fine proiezione. "La scelta di questa tecnica insolita, forse unica, per il film è stata necessaria, perché mi permetteva di dire tutte le cose che andavano dette - ha spiegato - La funzionalità si è fatta anche scelta estetica". Nella pellicola, infatti, si fondono filmati di repertorio, grafiche, vari livelli temporali e narrativi di recitato (tutti girati su schermo verde: le scenografie sono state aggiunte in post-produzione), continui flashback e meta-recitazione. Una struttura complicata per spiegare nel modo più semplice possibile una manciata di anni di intricata e oscura storia italiana: quelli che vanno dall'omicidio di Salvo Lima alla nascita di Forza Italia.

Della sceneggiatura della Guzzanti sono ammirevoli sia il contenuto che la forma. Il primo, per la precisione chirurgica con cui mette in fila fatti già tutti noti e accertati, ma che destabilizzano perfino gli spettatori più informati quando se li vedono scorrere davanti agli occhi uno dopo l'altro. La seconda, per la scelta del costante filo di ironia che permea l'intera narrazione, riuscendo a prendersi gioco anche di personaggi considerati vere e proprie icone, della mafia quanto dell'antimafia. Del resto, non è forse svelandone l'intrinseca natura stolta e meschina che si depotenzia davvero l'intoccabile cupola?

Eppure, dopo aver tracciato un quadro spietato del marcio d'Italia, come nei film precedenti Sabina Guzzanti si permette l'ardire di chiudere con una nota di ottimismo: "Un giorno tutto questo finirà". E il motivo non è (solo) quello che illustrò Falcone: "La mafia è un fenomeno umano, e come tutti i fenomeni umani ha un inizio e una fine". La Guzzanti ha una sua personalissima speranza, quella che ha confessato a fine serata: "Noi siamo molti di più dei ladri e dei corrotti. E se ci uniremo tutti, allora sì che potremo vincere".

Articolo di: Fabrizio Corgnati

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