“La gloria dei vinti. Pergamo, Atene, Roma” - Palazzo Altemps

Scritto da  Mercoledì, 14 Maggio 2014 

Le vittorie sui Galati, bellicosa popolazione di origine celtica che si era spinta a minacciare i confini del Regno di Pergamo, in Asia Minore, furono una sorta di mito fondativo per la dinastia degli Attalidi, per questo motivo celebrate in grandiose opere d’arte realizzate a partire dagli anni 240/238 a.c. I cosiddetti “Donari”, opere votive di ringraziamento e celebrazione di queste grandiose vittorie, composte da gruppi scultorei a dimensione più o meno monumentale, comprendono alcune delle statue a più alto contenuto patetico che l’antichità ci abbia lasciato, che si proponevano di celebrare, attraverso gli atteggiamenti di magnifica dignità e compostezza tragica degli sconfitti, la forza e virtù dei vincitori.

 

Il Museo Nazionale Romano ospita fino al 7 settembre prossimo, nella sede di Palazzo Altemps, la mostra “La gloria dei vinti. Pergamo, Atene, Roma”, riunendo insieme per la prima volta le otto sculture superstiti, sul totale di dieci rinvenute a Roma nel XVI secolo, di guerrieri morti o in atteggiamento di sconfitta in dimensione 2/3 del vero, rivelatesi copie romane in marmo di originali ellenistici in bronzo che facevano parte del cosiddetto Piccolo Donario pergameno, eretto sull’Acropoli di Atene da Attalo I subito dopo il 200 a.C. Grazie a lettere e altri documenti contemporanei, è possibile datare la scoperta di queste sculture romane ai primi anni del 1500: ne entrano nella collezione di Alfonsina Orsini, madre di Lorenzo de’ Medici, in un primo momento quattro, e poi sette, acquistate da un convento di suore, presumibilmente S. Ambrogio alla Massima nella zona del Portico di Ottavia. Quattro di queste finiranno nella collezione Farnese, quindi nel Museo Nazionale Archeologico di Napoli; le altre tre si trovano custodite, rispettivamente, ai Musei Vaticani, al Louvre e al Museo Granet di Aix-en-Provence. La stessa origine hanno anche i tre esemplari al Museo Archeologico di Venezia, appartenuti un tempo alla collezione del cardinal Domenico Grimani, formatasi a Roma nei primi anni del XVI secolo. Secondo la descrizione del monumento lasciataci da Pausania, le sculture del Piccolo Donario formavano quattro gruppi di combattenti: Dei contro Giganti; Amazzoni contro Ateniesi; Persiani contro Greci e Galati contro Pergameni. In questo caso, oltre alle figure degli sconfitti, ritratti ormai morti, a terra o comunque in atteggiamenti di sottomissione, erano presenti anche quelle dei vincitori, in alcuni casi a cavallo, nell’atto di sopraffare il nemico.

 


La sculture del “Piccolo Donario” trovano una loro collocazione perfetta in questa mostra, promossa dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma con Electa e curata da Filippo Coarelli, come ideale contorno a un capolavoro custodito in collezione permanente dalle sale di Palazzo Altemps, il “Galata suicida”, anch’esso copia romana di originale in bronzo di età ellenistica, parte del Grande Donario pergameno, gruppo monumentale di sculture che il sovrano Attalo I aveva dedicato sulla rocca della città di Pergamo ad Atena “Nikephoros”, apportatrice di vittoria (240 – 238 a.C). Dopo aver ucciso la moglie, che giace senza vita ai suoi piedi, ancora sorretta per un braccio, con la stessa arma la possente figura del guerriero, forse addirittura il re della popolazione dei Galati, sta trafiggendo se stesso in un estremo atto di tragica fierezza. Dell’originale facevano parte altre due figure: il “Galata morente”, la cui copia in marmo possiamo ammirare ai Musei Capitolini, e una donna morente che tiene tra le braccia un bambino, di cui non ci sono pervenute copie, ma la cui presenza nel gruppo ci viene attestata da Plinio, che nella Storia Naturale descrive l’opera completa nella sua composizione. Una ricostruzione è presente in mostra per rendere l’idea di come doveva apparire il monumento originario, in cui le figure erano collocate su un basamento rotondo, tuttora visibile sul sito dell’epoca, al centro del santuario di Atena sull’Acropoli di Pergamo.
A testimoniare come le immagini dei Galati sconfitti si impongano in maniera persistente nell’arte romana come iconografia emblematica di soggetti sconfitti in battaglia o morenti, troviamo in mostra l’esempio dei sarcofagi rispettivamente detti “Grande” e “Piccolo” Ludovisi, databili tra la metà/fine del II e inizio del III sec. d.C. Nelle scene di battaglia di Romani che sconfiggono popolazioni di Barbari, vediamo riproporre modelli figurativi ellenistici appena ammirati nelle pose delle sculture dei Donari pergameni, con il loro corredo di gesti di patetica grandezza. Tornano come temi canonici ormai codificati, in particolare il guerriero che giace a terra morto con lo scudo ancora infilato al braccio e quella del Barbaro a terra che soccombe sotto il cavallo del nemico vincitore che lo sovrasta.


La Gloria dei vinti. Pergamo, Atene, Roma.
Museo Nazionale Romano Palazzo Altemps
18 aprile – 7 settembre 2014
Aperto dal martedì alla domenica
dalle ore 9.00 alle ore 19.45
La biglietteria chiude un'ora prima
Ingresso intero € 10,00
Ridotto € 6,50
Il biglietto consente l’accesso anche alle altre sedi del Museo Nazionale Romano (Crypta Balbi – Terme di Diocleziano – Palazzo Massimo) ed è valido 3 giorni
www.archeoroma.beniculturali.it
www.electaweb.com


Foto articolo:
STATUA DI GIGANTE MORTO
Napoli, Museo Archeologico Nazionale.
Alt. 0,38 m; lungh. 1,39 m. Marmo bianco-grigio.
Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli / © Luigi Spina


Grazie a Gabriella Gatto
Ufficio Stampa Electa per la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma


Articolo di Adele Maddonni

 

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