“La danza della realtà”: anteprima milanese del film di Jodorowsky

Scritto da  Martedì, 03 Giugno 2014 

Grazie a Living Now che, con il suo portale online di formazione e informazione ricco di contributi significativi incentrati sul benessere psico-fisico in tutte le sue declinazioni, organizza eventi nel settore della crescita personale, Jodorowsky è tornato a Milano. Per una duplice ragione: offrire uno dei suoi tanto amati seminari, “La via dei tarocchi”, che si è tenuto il 31 maggio, e presentare il suo nuovo film “La danza della realtà”. Il film, il primo dopo 23 anni dall’ultimo lungometraggio, uscirà in Italia solo il prossimo autunno.

"La Danza De La Realidad" è forse l’inizio di un nuovo ciclo creativo per Jodorowsky; scrittore, mimo, attore, autore di teatro, poeta, romanziere, sceneggiatore di fumetti, regista, nonché “psicomago”, pur avendo deciso di abbandonare il cinema perché in contrasto con le regole dell’industria cinematografica sempre attenta ad un'estetica commerciale più che concettuale, aveva continuato ad immaginare di fare film.


Questa sua pellicola è a colori, catartica, una forma di guarigione familiare per ridipingere la sua infanzia in bianco e nero, per ricolorare la memoria fatta di sofferenza, esclusione, sradicamento dalla Russia lontana, penalizzazione per la religione ebraica, rigidità dell’educazione paterna. Tre dei suoi figli vi recitano, scomponendo i ruoli, le prospettive, le attese.


Un viaggio che comincia a Tocopilla, suo paesino natale perso nell’immensità del Cile (1929), popolato da personaggi fantasmagorici, mutilati delle mine, emarginati. Che continua per gironi danteschi gravidi di sofferenza che sembra ripetersi all’infinito, quasi che la sofferenza sia solo capace di generarne altra. E porta poi ad una doppia redenzione: il ritorno a Tocopilla da regista, venuto a far conoscere questo sperduto paese al mondo, con il ritrovarsi così omaggiato dal paese che l’aveva escluso; ed una riappacificazione con il padre, autoritario ed anaffettivo, che nel film, dopo un percorso di sofferenza, approda al linguaggio dell’anima. Solo questo infatti è capace di tradurre ed armonizzare gli altri quattro linguaggi di cui ci serviamo: l’intellettuale, l’emozionale, il sessuale ed il creativo. Ecco il grande messaggio di Jodorowsky: lo sviluppo della coscienza e la consapevolezza delle potenzialità del proprio essere. “Quello che diventerai, lo sei già, quello che realizzerai, è già dentro di te”. Proprio come un uovo che ha dentro di sè un uccello ma è ancora uovo.


Il film, girato interamente a Tocopilla, ha scene tra l’onirico, il fantasmagorico ed il surreale, quasi il regista fosse in uno stato di trans. Alcune sono dure, forti, come la memoria appuntita che ancora provoca dolore. Ma alla fine, tutto si armonizza , in un inno potente d’amore.

 


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Articolo di: Raffaella Roversi

 

 

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