L’indispensabile necessità di SKAM Italia

Scritto da  Giovedì, 27 Dicembre 2018 

Si è conclusa sabato 22 dicembre la seconda stagione del remake italiano di SKAM, format norvegese che ha conquistato il mondo. Questa seconda stagione made in Italy è terminata battendo i record di visualizzazioni già lusinghieri della prima, arrivando a triplicarne gli spettatori ed i like sul sito ufficiale, raccogliendo quasi 10 milioni di visualizzazioni e vantando centinaia di video commemorativi su Youtube, creati sia da spettatori nostrani che internazionali. Il tutto con un semplice, ma allo stesso tempo complesso ingrediente principale: l’amore tra due adolescenti omosessuali, raccontato come sempre dovrebbe essere, ovvero come un amore normale, bello, e giusto, senza giudizio, da parte di nessuno.

 

SKAM ItaliaÈ normale, alle soglie dei 40 anni, ritrovarsi sul sito di un teen drama ad attendere con spasmodica curiosità l’uscita online di un episodio o di una clip che andrà ad anticiparne uno? È normale accedere a Twitter per controllare gli ultimi aggiornamenti o quali siano i commenti sui personaggi e sulle puntate? È normale iniziare a seguire su Instagram gli attori di una serie tv che ha come target i giovani, gli adolescenti? Beh, se si tratta di SKAM Italia, nello specifico della seconda stagione, direi di sì. Non solo è normale, ma permette di fare un bagno nel mare di emozioni, comportamenti, modi di comunicare, di vivere i social network e di parlare dei giovani di oggi. Quindi è normale seguire una serie TV per giovani adolescenti e ritrovarsi a ridere, emozionarsi, piangere, intristirsi, intenerirsi esattamente come un ragazzino? Per SKAM Italia 2 (prodotta da TIMvision e Cross Productions) sì, perché non è una serie come le altre, ma qualcosa di molto, molto di più.

Facciamo però un piccolo passo indietro e raccontiamo brevemente cosa è questo SKAM: tutto è nato dall’idea di Julie Andem, sceneggiatrice e regista norvegese, ed il termine significa letteralmente “Vergogna”. Nella serie originale “OG”, come in quella italiana, ambientata a Roma e nello specifico nel liceo di Monteverde J. F. Kennedy, si affronta una innumerevole serie di temi, come l’amore etero/omo, l’accettazione di sé, il rapporto con altre culture o religioni, il rapporto tra i sessi e la violenza ed ogni stagione ha un protagonista diverso. Tutto ciò viene sviluppato in modo molto originale, quasi rivoluzionario per la televisione contemporanea, ovvero rilasciando sul sito originale della serie (per l’Italia http://skamitalia.timvision.it) quasi quotidianamente delle clip che poi, al termine della settimana, andranno a comporre l’intero episodio, trasmesso inizialmente sul sito ufficiale di TIMvision (https://www.timvision.it) e, alcuni giorni dopo, sul sito ufficiale della serie. Nel corso della settimana, inoltre, vengono anche rilasciate delle schermate di chat tra i vari protagonisti (alcuni hanno anche dei gruppi, nel nostro caso il famigerato gruppo Whatsapp “i contrabbandieri di Luchini”, alias Luca, un amico del protagonista) o delle foto prese dai profili dei protagonisti, creati appositamente per la serie.

Questo modus operandi virale, ma allo stesso modo geniale, fa sì che si possano adottare due tipi di comportamenti; il primo, più duro e puro, prevede di non guardare le daily clip e attendere in maniera integerrima la pubblicazione dell’episodio completo; oppure quello più comune, ovvero attendere in modo ossessivo la clip giornaliera con la speranza di non incorrere nel famigerato “palo” (così soprannominato dal fandom - gruppo di appassionati, fan - di SKAM Italia su Twitter) quando cioè Ludovico Bessegato, autore e regista della stagione decide, in alcuni giorni, di non pubblicare clip, attirandosi sui social improperi bonari di ogni tipo, fino ad ironiche minacce di denunce o velate, ma sempre irrealistiche, intimidazioni. L’utilizzo di Internet e dei social è quindi un tratto che contraddistingue e caratterizza in modo assai marcato SKAM OG e SKAM Italia, che praticamente non si sono avvalsi di pubblicità per promuoversi, raggiungendo un successo notevolissimo di pubblico e critica solo con il lavoro, la qualità e la splendida fattura del prodotto creato. Difatti l’utilizzo delle clip e dei social tende a fidelizzare gli spettatori, ad aggregarli su Internet (portando anche alla nascita di amicizie tra ragazzi su Twitter) e, nei momenti di maggior suspense e pathos della stagione, a far restare migliaia di persone collegate al sito della serie, aggiornandolo ogni 10 secondi con la speranza di vedere apparire la tanto agognata clip. Si può dire che, in alcuni momenti, la clip sia diventata una piccola dose giornaliera di SKAM, senza la quale molti spettatori sarebbero rimasti delusi, o addirittura arrabbiati; l’apparizione e il “godimento” della clip ha sempre sistemato le cose, per fortuna (tranne per le clip più tristi o drammatiche). Oramai la stagione si è conclusa, quindi per il momento niente più clip, almeno fino a primavera, quando è stata annunciata la messa in onda del terzo capitolo di SKAM Italia.

Veniamo ora maggiormente nel dettaglio di SKAM Italia 2 e del perché sia da annoverare tra le serie TV più interessanti e innovative del 2018, in primo luogo per come è recitata e diretta e per i messaggi che trasmette. Poiché la seconda stagione è terminata ci sentiamo liberi di parlare della trama; per chi non avesse ancora visto la serie, questo è il momento opportuno per leggere qualcos’altro, onde evitare di incorrere in spiacevoli spoiler. Abbiamo un protagonista, Martino Rametta (Federico Cesari, su Instagram @fe_cesari), che al termine della prima stagione scopriamo essere gay, o almeno viene insinuato nello spettatore il sospetto. Il nostro Martino, che vive con una madre separata e depressa (Barbara Folchitto), ancora molto confuso sulla propria sessualità, incontra a scuola un nuovo e molto affascinante studente, Niccolò (Rocco Fasano, su Instagram @rocco_fasano) del quale si invaghisce e con il quale clip dopo clip, puntata dopo puntata, entra in confidenza fino a un dolce bacio in piscina e una intera notte di passione. Naturalmente la storia si complica ed affiorano tutti quegli argomenti che il regista-autore Ludovico Bessegato affronta in modo al contempo delicato e diretto, non volendo nascondere nulla allo spettatore, ma presentando i fatti così come sono, veri, reali, presenti nella quotidianità di tutti. È così che affrontiamo la difficile accettazione di sé di Martino, aiutato da un ragazzo più grande, Filippo, fratello della sua compagna di scuola Benedetta, interpretato dal bravo ed appassionato Pietro Turano (su Instagram @eropietro; anche attore teatrale e attivista LGBT). Filippo è un ragazzo già nel pieno della propria consapevolezza sessuale e senza alcun disagio a vivere la natura di omosessuale, il quale cerca di smontare tutti i pregiudizi di Martino proprio sui gay, sul Gay Pride, sulla presunta ostentazione dell’omosessualità. Filippo, con un messaggio volutamente duro, aprirà uno spiraglio nella mente del giovane Martino: essere gay non è una colpa, il gay Pride non è una carnevalata, ma è un modo gioioso per rivendicare il diritto ad esistere, ad essere trattati come gli altri, è una forma di lotta non violenta per reclamare la possibilità di dare un bacio in pubblico al proprio ragazzo/a dello stesso sesso senza la paura di essere picchiati. Quando la maggioranza dei gay, delle lesbiche, delle persone transessuali o bisessuali capiranno ciò, probabilmente si avrà la forza per far valere sempre di più i propri diritti, soprattutto in un periodo storico molto cupo come quello che stiamo vivendo.
Martino farà tesoro di questi consigli e piano piano sboccerà, così come fiorirà il suo amore, naturalmente ricambiato, per Niccolò, che attraverserà però alti e bassi. Niccolò ad un certo punto sparirà per qualche giorno, per poi riapparire e farsi perdonare in modo appassionato da Martino, nella casa di Bracciano del migliore amico di Martino, Giovanni (Ludovico Tersigni, su Instagram @ludovicotersigni, nel ruolo di Giovanni Garau “con la U perché è sardo”, così soprannominato dal fandom in seguito proprio ad una battuta sul proprio cognome fatta dallo stesso Giovanni). Il rapporto tra Martino e Niccolò porta il primo a doversi confrontare con se stesso, ma anche con il “difficile” carattere e modo di comportarsi di Niccolò; inizialmente questo lo porterà a chiudersi in se stesso e a litigare addirittura con i suoi migliori amici: Giovanni, Elia (Francesco Centorame, su Instagram @francesco_centorame_official) e Luca (Nicholas Zerbini, su instagram @nicholaszerbini); Martino però, nonostante il suo viso dolce e un po’ stralunato (il fandom lo ha soprannominato Bambi), un carattere apparentemente remissivo e l’ outing forzato cui viene sottoposto a scuola da parte della compagna Emma, trova il coraggio di rivolgersi allo psicologo scolastico che gli darà un consiglio fondamentale: nei momenti più difficili ci si deve appoggiare a qualcuno, agli amici o alla famiglia. Martino opta per i primi e, superato l’imbarazzo di una lite per nervosismo di alcuni giorni prima, chiede aiuto a Giovanni, una delle figure fondamentali della stagione. Giovanni non solo ascolterà il coming out di Martino senza battere ciglio, ma pochi istanti dopo gli scapiglierà i capelli, come a voler dire “sei sempre il mio amico, non cambia nulla”. Lo stesso Giovanni accompagnerà il coming out di Martino con gli altri componenti della cosiddetta “boysquad”; Martino è gay, non cambia nulla. Allora tutti insieme a Bracciano da Giovanni, con l’incognita Niccolò, che fine ha fatto? Con un colpo di scena si presenterà a casa di Giovanni e sarà l’incipit di una delle puntate più dolci, piene d’amore e gioiose della stagione.

Da qui inizia una nuova fase, allorché Niccolò convince Martino a fare “sega” a scuola e a passare il fine settimana a Milano. La situazione ben presto precipiterà. Da una serata di amore e passione si passerà ad una notte e mattina di disperazione, perché si scoprirà che i comportamenti “strani” di Niccolò erano dovuti ad una patologia psichiatrica abbastanza seria, un qualcosa a cui Martino non era preparato e che non riuscirà inizialmente ad affrontare (anche perché scoraggiato dalla ex ragazza di Niccolò). Nuovamente però, con l’aiuto della “boysquad” e dello psicologo Spera, Martino troverà la forza di compiere un piccolo grande passo e si ricongiungerà al sofferente Niccolò, con la speranza di poter vivere insieme una storia, accontentandosi di viverla “minuto per minuto”, perché ne vale la pena, perché è l’amore a vincere.
Conclude la stagione un episodio in cui Martino, confidandosi con la sua amica Eva (l’affascinante e talentuosa Ludovica Martino, su Instagram @ludovicamartino), parlerà della bellezza della sua storia d’amore e della felicità di aver fatto coming out, perché solo da quel momento lui può finalmente dire, dopo anni di menzogne, “Sono io”.

SKAM ItaliaQualcuno si chiederà: rapporto difficile con la madre, omosessualità repressa, depressione, primo amore e scoperta della propria sessualità, outing, coming out, malattia mentale, accettazione di diverse culture non sono troppi argomenti da inserire in una singola stagione di una serie tv? Non sono argomenti troppo complessi da presentare ad un pubblico che presumibilmente sarà composto da adolescenti? Nulla di più sbagliato. Se si hanno a disposizione un regista come Ludovico Bessegato e degli autori come lo stesso Bessegato e Marco Borromei nulla è impossibile. Dobbiamo soprattutto riconoscere a Bessegato di aver portato, finalmente, sullo schermo un amore omosessuale tra due adolescenti senza calcare in alcun modo sulla caratterizzazione dei personaggi in quanto gay (vizio tipico della TV nostrana), senza porre al di sopra di tutto un occhio indagatore o giudicante o ponendosi chissà quali finalità didascaliche; l’unico intento che, ci pare, abbia mosso il lavoro di Bessegato, è quello di far trasparire questo amore, difficile solo ed esclusivamente per i problemi mentali di uno dei protagonisti e, forse, per l’inesperienza e i pregiudizi verso l’omosessualità appena compresa e fatta propria dell’altro, come un amore come tutti gli altri. Un amore dolce, tenero, idilliaco nei momenti belli; triste, disperato, tragico nei momenti difficili, ma pur sempre una storia d’amore come tante altre. Il fatto di raccontare una storia d’amore gay tra due adolescenti romani, normale, senza particolare bullismo, senza drammi per la non accettazione, senza omofobia, non vuol dire che l’intento degli autori sia stato quello di nascondere queste accezioni negative che caratterizzano la vita di tutti gli omosessuali italiani e affermare che non esistano; il voler rendere tutto normale, però, è la vera e propria forza di SKAM Italia 2.
Tutto è normale perché l’amore è normale e allora chi se ne frega degli altri, vivere la propria sessualità serenamente, infischiandosene del giudizio altrui, è proprio il primo strumento di lotta contro gli omofobi, gli ottusi e gli ignoranti. Finalmente abbiamo una storia omosessuale sugli schermi, senza stereotipi, senza caratterizzazioni, senza risolini che ogni tanto potrebbero nascere dal comportamento di uno dei due gay. Sono due persone normali che si amano, punto. Mi viene in mente una citazione del film “Weekend” di Andrew Haigh, durante il quale, nel parlare proprio della rappresentazione dell’amore nei libri o nei film, uno dei due protagonisti, Glenn, dice: “Because they shove it down our throats all the time: Being straight. Straight story lines on television, everywhere - in books, on billboards, magazines, everywhere. But, ah, the gays, the gays - "We mustn't upset the straights. Shh. Watch out. Straights are coming. Let's not upset them. Let's hide in our little ghettoes. Let's not hold hands. Let's not kiss in the street, no."

Oltre all’omosessualità, l’altra tematica portante di SKAM Italia 2, sinora mai veramente affrontata in profondità in una serie per teenager, è quella della malattia mentale. Niccolò ha una malattia mentale, lo si dice così e lo si rappresenta così perché è una condizione che coinvolge moltissime persone in Italia e nel mondo, ma che spesso si tende a nascondere o a sottovalutare. Il messaggio che traspare è che anche se si è affetti da disturbi mentali, a meno che non si tratti di qualcosa di totalmente invalidante, si può trascorrere una vita normale o quasi del tutto normale. Nascondere questa condizione porta solo a incomprensioni e a sofferenza, difatti il tentativo di Niccolò di proteggere Martino dalla sua malattia metterà a repentaglio la loro storia d’amore; affrontare la verità, invece, magari con la persona amata, fa crescere sia chi è affetto da una patologia (chi è affetto da una patologia non smette di amare, di provare emozioni o affetti) sia, e soprattutto, l’altro.

Doveroso sottolineare anche la regia di Bessegato; musiche perfette, luci poetiche, scene d’amore dolci e mai eccessivamente spinte (non ci sarebbe stato nulla da dire se fosse stato il contrario, ma una regia che ogni tanto lascia al potere dell’immaginazione di entrare in azione è certamente preferibile) e soprattutto citazioni e rimandi all’interno della serie a dir poco geniali. Straordinaria ad esempio la trovata della giraffa come animale da cavalcare se si rimanesse l’ultimo uomo sulla terra (episodio “L’ultimo uomo sulla Terra”) che viene messa in parallelo con la poesia che Niccolò invia a Martino nel penultimo episodio (“Follie”) nel quale cita una intensa poesia di Stefano Benni: “La giraffa ha il cuore lontano dai pensieri, si è innamorata ieri e ancora non lo sa”.
Il lavoro del regista è stato particolarmente apprezzato anche dai singoli attori: più di uno ha dichiarato che alcune scene sono state girate quasi improvvisando del tutto e una scena d’amore tra Niccolò e Martino è stata girata una volta sola (buona la prima!), sintomo dell’affiatamento e della fiducia che si sono instaurati tra regista e cast, cosa che traspare anche chiaramente per chi assiste alla serie. Parole di Bessegato: “Quando l’attore stacca, smette di autogiudicarsi e di pensare, ma vive la scena; io che la guardo capisco che stanno smettendo di dire delle cose scritte ma stanno giocando a vivere un’altra cosa e si stanno emozionando. Si emozionano loro, mi emoziono io, si emoziona l’operatore…perché sta cercando di entrare in quel sentimento che sta vivendo, noi poi ci mettiamo una bella musica e alla fine si emozionano tutti”.

Concludiamo con il cast. L’ambientazione a Roma e l’intercalare romano sono elementi perfetti e azzeccatissimi per questa serie. Come non rivolgere poi un complimento generale a tutto il cast per la naturalezza e l’empatia che riesce ad instaurare con lo spettatore; non ci sono quei discorsi impostati, quelle frasi sussurrate e “finte” tipiche degli sceneggiati o delle fiction italiane, ma dei dialoghi serrati, veri, reali, autentici. La “boysquad”, composta da Martino, Giovanni, Elia e Luchino è l’emblema dell’amicizia. Un gruppo di cinque ragazzi che si supportano a vicenda, che riescono a superare anche momenti difficili come una lite pesante, e ad essere una colonna alla quale Martino può appoggiarsi sempre nel momento del bisogno.
Giovanni Garau (soprannominato dal fandom su Twitter in tutti i modi, da mago dell’amore a papà/mamma orso/a) è il miglior amico che tutti vorrebbero ed è fondamentale nel percorso di auto-accettazione di Martino, che aiuta e spinge ad attendere Niccolò, anche nei momenti peggiori. Bravissimo Ludovico Tersigni ad interpretarlo, riuscendo a trasmettere emozioni non solo a parole, ma anche con il linguaggio del volto e corporeo. Spesso, è proprio per l’importanza del personaggio di Garau e per la bravura di Tersigni, che “Giovanni” è divenuto trend topic su Twitter.

SKAM ItaliaVera rivelazione della serie è stato Rocco Fasano, che ha vestito i panni, per nulla semplici, di Niccolò Fares. Il suo è un talento dalle numerose sfaccettature: oltre ad essere attore, è diplomato al Conservatorio Statale di Musica Carlo Gesualdo da Venosa di Potenza in Pianoforte, è modello, bilingue (italiano/inglese) e studente al quarto anno di Medicina alla Sapienza di Roma. Fasano riesce a trasmettere perfettamente tutte le caratteristiche distintive del proprio personaggio, sia nelle scene drammatiche, che in quelle più giocose e felici, anche grazie ad un sorriso bello e coinvolgente. Particolarmente intensa una scena, quando la malattia mentale del suo personaggio era ancora lontana dall’essere palesata; in questa scena Martino, riferendosi alla madre, parla in modo dispregiativo delle persone “pazze” o comunque depresse e Rocco/Niccolò compie un impercettibile movimento con la testa e si incupisce per una frazione di secondo. In quel passaggio si instilla nello spettatore il sospetto che il personaggio di Niccolò possa nascondere peculiarità più profonde di quelle che erano emerse fino a quel momento. Bravo Fares anche a interpretare il suo personaggio parlando in dialetto romano, lui che romano non è.

Finiamo con il protagonista indiscusso della stagione che ha saputo conquistare senza riserve l’affetto del pubblico, Federico Cesari. Con alle spalle partecipazioni, fin da piccolo, ad importanti produzioni televisive, tra cui ad esempio “I Cesaroni”, e a spot pubblicitari, Cesari deve cimentarsi con un personaggio molto complesso. Introverso, solitario, con non moltissimi amici, una famiglia disgregata, un padre totalmente assente e una madre depressa, il suo Martino non solo capisce finalmente, dopo tanto tempo, di essere omosessuale, ma si innamora di un ragazzo apparentemente bello e normale, ma in realtà con profondi problemi psichiatrici. Il personaggio di Federico dovrà crescere, puntata dopo puntata, e sconfiggere una sorta di omofobia repressa (grazie all’aiuto di Filippo), gestire la sua storia d’amore con Niccolò, affrontare il coming out con i suoi amici e l’outing subito a scuola e, infine, scoprire che il suo amato è malato e decidere se proseguire la storia d’amore con lui, nonostante tutte le probabili difficoltà che potrebbe incontrare. Federico Cesari se la cava splendidamente, rendendo tutte le emozioni che prova il suo personaggio in modo perfetto e trasferendole in modo diretto allo spettatore, un talento frutto certamente dello studio e di una sapiente impostazione registica, ma senza dubbio anche una dote innata.
Infine la chimica che si crea tra Federico e Rocco, soprattutto nelle scene più dolci e tenere ed in quelle più “piccanti”, è perfetta e commuove gli spettatori, sia italiani che internazionali, regalando un caleidoscopio di emozioni.
Chi ha chiesto a Federico, in una convention a Oslo su SKAM, se fosse stato difficile per lui, etero, portare in scena un personaggio omosessuale, si è visto rispondere: “Per me non è stato difficile prendermi la responsabilità di rappresentare un personaggio appartenente alla comunità LGBT, anzi sono fiero di averlo fatto perché un Paese come l’Italia ha bisogno di vedere SKAM. Tutti in Italia devono vedere SKAM. […] siamo nel 2018 e ognuno deve amare liberamente perché l’amore è la cosa più bella del mondo, è la cosa più bella che ci possa capitare e quindi perché odiare una cosa così bella? Perché si deve versare odio su questa cosa? Non ha alcun senso”.
C’è qualcosa da aggiungere a queste parole? Probabilmente no.

Noi ci auguriamo solo che SKAM possa smuovere in profondità le coscienze e riscuotere un successo sempre maggiore. Da sottolineare in particolare l’importantissimo messaggio che eassegato ha voluto lanciare con un monologo di Martino sul coming out, il momento topico per qualsiasi omosessuale, il momento in cui si passa da essere una persona qualsiasi all’essere finalmente se stessi, senza doversi nascondere più, da se stessi e dagli altri. Naturalmente il coming out non arriva nello stesso momento per tutti, c’è chi lo fa prima e chi lo fa dopo ma, grazie a Martino Rametta, per riprendere una canzone di Cremonini presente nella “iconica” clip 8.1 “Patatine e Marmellata” (Episodio 8) non importa quanto ci metterai e cosa dovrai affrontare, perché “…per quanta strada ancora c’è da fare, amerai il finale”.


SKAM ITALIA seconda stagione
Prodotto da TIMvision, Cross Productions
Distributore TIMvision
Regia di Ludovico Bessegato
Sceneggiatura di Ludovico Bessegato, Anita Rivaroli e Marco Borromei
Episodi 10
Interpreti principali: Federico Cesari, Rocco Fasano, Ludovico Tersigni, Francesco Centorame, Nicholas Zerbini, Pietro Turano, Ludovica Martino, Beatrice Bruschi, Greta Ragusa, Martina Lelio, Martina Gatti, Barbara Folchitto, Massimo Reale.

Articolo di Daniele Pierotti

Commenti   

 
#1 PhdGuest 2018-12-28 21:30
Alla soglia dei 42 sottoscrivo tutto. Bravi tutti, complimenti, davvero
 
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