Il Museo Ebraico di Bologna inaugura “A lezione di razzismo”

Scritto da  Giovedì, 22 Gennaio 2015 

I materiali dell’archivio storico di Indire in esposizione alla mostra sull’antisemitismo nella scuola fascista.

Il Museo Ebraico di Bologna, dal 25 gennaio all’8 marzo 2015, ospita la mostra “A lezione di razzismo - Scuola e libri durante la persecuzione antisemita”. L’iniziativa è frutto della collaborazione tra Fondazione Ambron Castiglioni di Firenze, Museo ebraico di Bologna e Indire (Istituto Nazionale Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa) e sottolinea l’importanza delle immagini nello sviluppo della persecuzione antisemita negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso.

L’Archivio storico dell’Indire ha messo a disposizione il suo patrimonio documentario per dare vita a un percorso in cui quaderni, materiali didattici, libri e fotografie delineano i processi formativi con i quali si tentò di costruire il nuovo uomo fascista: attraverso la creazione del nemico interno, l’esclusione dei diversi, il mito della razza e della pura stirpe italica. La mostra è finalizzata a mettere in luce alcuni aspetti spesso poco considerati, relativi all’applicazione delle leggi razziali del 1938 nella scuola fascista. Tra i documenti della mostra figurano anche quaderni e album di piccoli studenti ebrei alla vigilia delle leggi razziali. “Assistiamo a fenomeni di crescente intolleranza - dichiara Flaminio Galli, Direttore Generale dell’Indire - e questa mostra rappresenta un fermo richiamo a non abbassare la guardia su questo fronte. L'archivio storico dell’Indire è un prezioso strumento di conoscenza della scuola del ‘900. L'Istituto è orgoglioso di mettere a disposizione della società italiana questo patrimonio di grande valore”.

Con questa mostra - dichiara Pamela Giorgi, curatrice e ricercatrice dell’Indire - si vuole evidenziare come la politica razziale del regime non ebbe il suo inizio nei pochi mesi antecedenti alle leggi razziali del 1938, ma ben prima, nel corso della politica coloniale e imperialistica dell’Italia nel nord Africa. È un modo per spiegare soprattutto alle nuove generazioni che le politiche di esclusione non nascono mai istantaneamente, ma sono sempre il frutto di processi lenti e mirati, in grado di causare violenza e separazione profonda all’interno di una stessa comunità”.

Fonte: Ufficio Stampa Indire

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