“I Am Your Father”, Darth Vader al Milano Film Festival

Scritto da  Venerdì, 16 Settembre 2016 

Film documentario per veri nerd fan di Star Wars. La storia è incentrata sul personaggio di Darth Vader, o meglio, sull'attore che gli ha dato il corpo: David Prowse. Perché diciamo “il corpo”? Perché Prowse venne scelto proprio per le sue straordinarie doti fisiche: altezza e prestanza, ma evidentemente non per le sue doti attorali. Infatti la voce di Darth Vader non era la sua, ma dell'attore James Earl Jones e nella fatidica scena in cui il personaggio muore e Luke Skywalker gli toglie l'elmetto rivelandone finalmente il volto, ecco che il volto appartiene all'attore Sebastian Shaw.

 

I AM YOUR FATHER
Toni Bestard, Marcos Cabotas/ Spagna / 2015

 

Tutto il lavoro di Bestard e Cabostas gravita attorno a questa “ingiustizia hollywoodiana”. Durante le interviste scopriamo che non fu usata la voce di Prowse perché l'attore aveva un forte accento britannico e non venne usato il suo volto perché ritenuto non giusto e troppo giovane per il personaggio. La sola cosa idonea era appunto il suo corpo.

La tesi del regista madrileno, Marcos Cabotas, è che sia stata compiuta appunta una terribile ingiustizia e il percorso del documentario culmina con lui che chiede a Prowse di rigirare la scena della morte di Vader, stavolta con il suo volto. Prowse accetta, ma ovviamente la Lucasfilm non concede i diritti. Cabotas gira comunque la scena in Spagna e la mostra a una cerchia ristretta di fan in una piccola proiezione privata dove Prowse, nemmeno a dirlo, è l'ospite d'onore.

La tesi di Cabotas è ammirevole, fa quasi tenerezza il suo tentativo di affermare i diritti di questo attore che è evidentemente uno dei suoi idoli. Purtroppo però dalle interviste viene un po' da pensare che chi è causa del suo mal deve piangere se stesso. E, fuor dai luoghi comuni, si sa che ci sono delle regole da rispettare e Prowse non lo ha propriamente fatto. In quanto componente di un progetto lavorativo che stava avendo una risonanza a livello mondiale inaspettata e gigantesca, avrebbe dovuto prestare maggiore attenzione alle sue azioni. Ha rilasciato invece delle interviste dove chiaramente “spoilerava” sugli episodi successivi della saga, rivelando anche dei particolari assolutamente chiave per la storia e quindi è andato guadagnandosi la totale diffidenza da parte dei produttori e di George Lucas, al punto che ancora oggi non lo invitano come ospite alle convention ufficiali di Star Wars.

Il tentativo di Cabotas di farlo apparire come una vittima è alquanto fallimentare perché tutti sappiamo come ogni mestiere abbia regole precise e la prima è sicuramente stare al proprio posto e lavorare a favore dell'azienda anziché remare contro.

Per quanto riguarda la, chiamiamola, “scorporazione” delle sezioni di Vader in: voce, corpo, volto sì, può essere sicuramente dispiaciuto all'attore non poter interpretare “completamente” il suo personaggio, ma anche qui c'è bisogno di fare un passo indietro e riflette su se stessi. Se sono un attore e ho un forte accento regionale, perché non studio dizione e miglioro me stesso e il mio strumento di lavoro? Per il volto, che dire... effettivamente potevano truccarlo, ma forse dopo tutte le soffiate fatte alla stampa, non stava più molto simpatico e quindi perché prendersi tanta pena per un piantagrane? Ovviamente di Prowse non c'è da dire solo male, anzi. Cabotas tenta per tutto il tempo di farci apparire quest'uomo come positivo, dedito al bene, alla famiglia e ai valori sociali. E senza dubbio è una bravissima persona. Ciò non toglie che sia stato veramente poco furbo o forse semplicemente un po' sempliciotto e leggero nei suoi comportamenti.

Il lavoro di Cabotas è davvero ben fatto. Un progetto documentaristico curato nei minimi dettagli. Montaggio tradizionale con struttura classica: interviste, immagini di repertorio e parte conclusiva che mostra il momento in cui girano la scena, quando la proiettano e conclusione finale.

Ne consigliamo la visione a tutti gli appassionati della saga.

 

Articolo di: Caterina Paolinelli
Sul web: www.milanofilmfestival.it

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