"Grzeli nateli dgeebi" di Nana Ekvtimishvili e Simon Groß al Milano Film Festival 2013

Scritto da  Caterina Paolinelli Domenica, 15 Settembre 2013 

Al Milano Film Fest arriva il lavoro sottile e delicato sulla femminilità “in fiore”. Regia a quattro mani che ha debuttato in anteprima mondiale alla Berlinale 2013. I creatori sono il berlinese Simon Groß e Nana Ekvtimishvili, nata a Tbilisi come le protagoniste del film ambientato in Georgia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GRZELI NATELI DGEEBI - IN BLOOM
regista Nana Ekvtimishvili, Simon Groß
produzione Indiz Film, Polare Film, Arizona Films
produttore Mark Wächter, Simon Groß
distribuzione Memento Films International
sceneggiatura Nana Ekvtimishvili
interpreti Lika Babluani, Mariam Bokeria
musiche Irakli Ivanishvili
montaggio Stefan Stabenow
fotografia Oleg Mutu
sound editor Paata Godziashvili

 

 

Storia di femminilità. Storia del carattere. Storia di tanti modi di essere donna, anzi femmina. Un film completamente incentrato sulla sensibilità dell’universo femminile rispetto ad una società fondata interamente su regole maschili. Siamo nella Georgia, a Tbilisi città sotto assedio, Eka e Natia sono due giovani donne, poco più che adolescenti, alle prese con problemi di vita e familiari piuttosto intensi. Due fiori che sbucano, ostinatamente, da una crepa nell’asfalto.

 

Raccontare la trama di questo film non sarebbe raccontarne il cuore, si dirà soltanto che ad un certo punto a Natia viene regalata una pistola con un proiettile solo. Per difendersi. Da cosa? E’ possibile davvero per una ragazza bella e molto desiderata come lei difendersi in tempo di guerriglia? Viene infatti rapita da un uomo che non accetta un no come risposta e poi ci ritroviamo direttamente al suo banchetto nuziale. E la pistola è ancora lì. Prima nascosta nel bagno a casa di Natia, poi nella borsetta di Eka che alla fine la userà per salvare il ragazzino che da sempre la importuna. Una pistola, oggetto infernale, che ci tiene lì col fiato sospeso e la minaccia di una tragedia che potrebbe avvenire da un istante all’altro ogni volta che viene tirata fuori e maneggiata.

 

E’ interessante riflettere sul potere evocativo delle cose: lo spettatore è in dubbio se la pistola sia carica o no, eppure teme costantemente che il colpo parta e una di loro si ferisca o, peggio, resti uccisa. Niente di tutto questo accade. Chi perde la vita è Lado, il ragazzo che ha donato la pistola a Natia. Ad ucciderlo è il neo-marito della ragazza in un eccesso di gelosia. Natia impazzisce, ha una crisi di rabbia e vuole vendicarsi. Eka le dà la pistola con un gesto provocatorio, quasi come a dirle: “Va’, uccidi l’assassino. Usa la violenza per rispondere alla violenza, così che questa catena non si spezzi mai”. La parabola si conclude così con un doppio atto di perdono e trasformazione: Eka getta la pistola in un lago sotto lo sguardo di Natia e poi, scena successiva, va a trovare il padre (presunto assassino) in carcere. Una redenzione dell’universo maschile fatto di violenza e dominato dall’imperativo “occhio per occhio, dente per dente”, attraverso una nuova primavera femminile: una nuova generazione di donne che si risvegliano al loro personale potere, decidendo di essere diverse dalle loro madri e nonne.

 

Vorremmo dire una storia di formazione, ma non è affatto così. E’ un racconto fiabesco calato in una realtà cruda come quella di una città assediata dai militari. Una storia che racconta di una scelta profonda: rispondere alla violenza con l’amore, ancora più amore. La novità, la primavera, ha il volto di Eka che sta per diventare una donna.

 

Una sceneggiatura scarna ed essenziale. Poca poesia nelle parole, molta nei volti delle interpreti. Figure femminili brune e bellissime, di tutte le età possibili, si stagliano contro la ruvidezza degli ambienti poveri e del cielo livido di Tbilisi.
La regia è amica delle interpreti, ne rispetta i tempi accarezzandone i volti. Inquadrature ampie, luce naturale perfettamente ricreata (il direttore della fotografia è il celebre Oleg Mutu, il più importante direttore della fotografia rumeno), costume e trucco naturalistici.

 

La recitazione è spoglia, a sottrarre. Molto di quello che arriva è affidato alla macchina da presa e all’espressività corporea degli interpreti. La scelta del cast è eccellente e molto accurata anche per quanto concerne i ruoli minori.

 

 

Passaggi al Milano Film Festival
06-09-2013 17:00 / Teatro Strehler
08-09-2013 20:00 / Auditorium San Fedele
13-09-2013 19:00 / Spazio Oberdan

 



Articolo di: Caterina Paolinelli
Grazie a: Valentina Calabrese, Ufficio stampa Milano Film Festival
Sul web: www.milanofilmfestival.it

 

 

 

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