“Gimme Danger”, Iggy Pop e gli Stooges al Milano Film Festival

Scritto da  Venerdì, 23 Settembre 2016 

Una delle perle rare dell'edizione 2016 del Milano Film Fest è "Gimme Danger", il documentario di Jim Jarmush sul leader degli Stooges: Iggy Pop.

 

GIMME DANGER
Jim Jarmush / USA / 2016

 

Il lavoro di Jarmush è in tutto e per tutto e all'apparenza un documentario dalla struttura classica: interviste, immagini di repertorio, vecchi filmati. Ma se andiamo un po' oltre la forma, riconosciamo un obiettivo o una volontà di suscitare un qualcosa di diverso dalla documentazione. Per tutto il tempo si traccia una linea, si accresce un qualcosa che non è semplicemente il voler celebrare un personaggio o raccontarne la biografia; nel lavoro del regista convivono un profondo omaggio al rock e la trasmissione di cosa voglia dire vivere per una passione e fare di quella passione la fonte energetica inesauribile della propria vita.

Gli Stooges sono stati un gruppo “minore” nel panorama internazionale anche se questo termine va messo fra virgolette per mille motivi. Forse non sono conosciuti dal grande pubblico, ma quando si parla di rock questo non significa niente. Gli Stooges hanno segnato un'epoca, un passaggio chiave nella storia del rock. Così come i Velvet Underground e gli Mc5, segnano la nascita del punk rock, ne sono assolutamente i precursori.

Testi oltraggiosi, sound sporco, performance dal vivo devastanti sono i tre ingredienti esplosivi della band. A fare da leader, capo-fila di tutto è lui: Iggy Pop. Il lavoro di Jarmush si concentra soprattutto sulla sua figura e evidentemente la ama perché alla fine usciamo dalla sala e vogliamo anche noi essere Iggy Pop.

Un uomo che ne ha combinate di tutti i colori, è stato puro in tutto e assolutamente coinvolto al cento per cento in ogni sua azione. Cresciuto nella periferia americana, ha vissuto fino alla maggiore età in una roulotte insieme ai suoi genitori ed è incredibile come lui apprezzi ogni cosa della sua vita, per lui ogni cosa che ha vissuto è stata una fortuna. Quando parla di se', quando racconta, legge ogni cosa che ha vissuto come elemento positivo che lo ha arricchito ed è commovente la gratitudine che ha verso i suoi genitori. La cosa che affascina di Iggy è proprio questa forse: la totale concentrazione su se stesso e sul suo essere una rockstar.

Ma attenzione! Questa “concentrazione” non c'entra assolutamente niente con l'ego, non è pieno di se', non è neppure lontanamente questo. Iggy emana un qualcosa di speciale, una luce che è data dal suo amore intenso per la musica, per la vita, che traspare nelle sue performance. Come un bambino o un essere piovuto qui da chissà dove, non si è contaminato con la rabbia o col cinismo, non si avverte in lui nulla di negativo. Lo si vede nei video di repertorio esibirsi, gettarsi sul pubblico, contorcersi a terra con una bellezza e follia puri e sinceri, c'è in lui qualcosa di mistico e sciamanico. Assolutamente quello che ogni persona ordinaria chiamerebbe folle o fuori di testa o svitato, eppure è magnetico e profondo.

E fa lo stesso oggi, con il suo corpo visibilmente invecchiato, eppure pieno di un'energia che molti ventenni non avranno mai. E come è possibile direte voi? Si è sfatto di droghe, ha bevuto l'impossibile, ha avuto una vita tutt'altro che ordinaria e riposante. Non c'è risposta se non nell'energia che si ricava dall'adempiere a pieno la propria missione, il motivo per cui si è nati e Iggy Pop questo lo fa appieno. Ogni centimetro di se' è speso per fare, dare, creare spettacolo. Ed è significativo che sia proprio un altro artista e non uno studioso, a fare un documentario su di lui. Come dice la sceneggiatrice e life-coach Julia Cameron: “Gli artisti amano gli artisti”. Sarà per questo che noi di Saltinaria abbiamo amato tanto questo documentario e da adesso siamo fan sfegatati di Iggy Pop.

 

Articolo di: Caterina Paolinelli
Sul web: www.milanofilmfestival.it

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