Ghitta Carell e il potere del ritratto

Scritto da  Ilaria Guidantoni Mercoledì, 08 Maggio 2013 

La fotografia del “meglio” per chi è considerata “la signora del ritocco” e “la fotografa dei potenti”, preferibilmente aristocratici a meno che non si trattasse di Papi o simili. Nella suggestione dell’archeologia industriale romana la Fondazione 3M presenta un’ampia retrospettiva di questa singolare signora. Un ritratto per chi all’epoca poteva pagare l’equivalente dello stipendio di un impiegato. Sono gli intriganti Anni ’30 del Novecento in particolare al centro di questi volti noti o comunque ‘importanti’. Si può discutere sull’alterigia dell’artista ma certamente il fascino che emana la ricerca della perfezione maniacale resta intatto, soprattutto nella sezione vintage che proviene da collezioni private. Non era solo nel ritocco quanto nella ricerca delle pose, nel suo lavorare con tagli e inquadrature in obliquo e nel mettere in evidenza le mani nei loro intrecci che si gusta una figura tanto compita quanto fascinosa. L’operazione e l’allestimento meritano per rendere la ritrattistica viva, fuori dalla polvere di un genere démodé. Ghitta è estremamente moderna nella sua concezione.

 

 



La Fondazione Pastificio Cerere presenta, da giovedì 18 aprile a venerdì 17 maggio 2013, un’ampia retrospettiva dedicata alla celebre ritrattista Ghitta Carell (1899-1972), a cura di Diego Mormorio - affiancato da un comitato scientifico composto da Ottavio Celestino, Flavio Misciattelli, Stefano Palumbo e Marcello Smarrelli - con oltre 150 fotografie che restituiscono la testimonianza della storia di un’epoca attraverso i suoi protagonisti, dagli anni Trenta agli anni Cinquanta.
La mostra, voluta e sostenuta da Elsa Peretti, Presidente delle Fondazioni Nando e Elsa Peretti, in collaborazione con la Fondazione 3M che ha fornito per l’occasione la maggior parte del patrimonio fotografico, vuole contribuire a riconsiderare la figura di questa singolare fotografa.
Ebrea ungherese nata nel 1899, arrivò in Italia nel 1924 dove conobbe il successo già nel periodo di Firenze e Milano, città alle quali deve in parte la sua formazione, ma fu a Roma che dovette il tripudio. E non poteva essere che così per "La signora del ritocco" e soprattutto "La fotografa dei potenti", tra il Duce, Papi, nobili e personaggi di Governo. La sua vocazione nasce nella Mitteleuropa, a Budapest, nello studio del fotografo Aladair frequentato dal compositore Bela Bartok. Poi sarà a Vienna, a Lipsia, quindi in Italia. Sempre introdotta nei cenacoli intellettuali, sembra però prediligere il mondo del potere. Non è un caso che, come scrive la “Royal hotel rivista” che pubblicava le sue foto, la signora chiedeva "300 lire per una sua foto, l’equivalente dello stipendio di un impiegato".
Era consapevole del proprio talento e quel tanto di snobismo l'ha consacrata alla fama se ancora oggi, come ci ha raccontato il curatore della mostra, Diego Mormorio, la Fondazione sta ricevendo molte lettere e richieste di gente che si è riconosciuta in alcuni scatti o che ne possiede, tanto che “si potrebbe fare una nuova mostra solo vintage” con le foto delle collezioni private. L’esposizione si articola in varie sezioni, rispettivamente l'aristocrazia, la bellezza femminile (esposta nel ristorante Pastificio Cerere), il potere - nel bello spazio della Galleria di Pino Casafrande - dove sono raccolti gli ecclesiastici e l'arte. La parte più consistente è nello spazio Cerere.
Per quanto riguarda nello specifico l’arte del ritocco, vorrei sottolineare l’elemento illustrato dal curatore che ha definito Ghitta Carrell l’antesignana del Photoshop, dove l’artificio però non ha un uso commerciale (ndr) quanto un elemento artistico della ricerca della perfezione. Anche le pose meritano una riflessione. I suoi ritratti sono infatti composti, colti nella flagranza dell’istante anche se non immobili. In particolare mi hanno colpita le sue scelte di lavorare spesso in obliquo e con il focus puntato sugli intrecci delle mani. Se le foto di Ghitta erano soprattutto di ricchi e per ricchi e famosi, in mostra ci sono tre foto che si distaccano e ci attendono mentre ci accingiamo ad uscire dall’esposizione principale: si tratta delle uniche tre foto di popolani, rispettivamente, Una signora di Capri; Un pescatore di Capri e Due ragazze di Capri gemelle, la cui posa è giocata come sull’effetto specchio.
Vale, infine, la pena soffermarsi sull’allestimento molto semplice del bianco e nero delle foto in questo spazio bianco lucido con qualche ombrosità e cupezza dell’archeologia industriale, insieme all’idea del cortile romano e del calore delle persone che si raccolgo quotidianamente in uno spazio comune. Così questi volti sembrano tornare a vivere, tra i tavoli del ristorante, accanto ad una finestra, sull’affaccio del cortile o in un corridoio. Un modo interessante di valorizzare lo spazio articolato di questo angolo del quartiere San Lorenzo.

 

 

Luogo: Fondazione Pastificio Cerere, Roma
Curatori: Diego Mormorio
Enti promotori:
Fondazioni Nando e Elsa Peretti
Dal 19 Aprile 2013 al 17 Maggio 2013
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 06 45422960/ 335 5771737

 

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: www.pastificiocerere.com

 

 

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