Frida Kahlo - Roma, Scuderie del Quirinale, dal 20 Marzo al 31 Agosto 2014

Scritto da  Giovedì, 20 Marzo 2014 

Roma è pronta ad accogliere la mostra evento “Frida Kahlo”, che si terrà dal 20 Marzo al 31 Agosto 2014 presso gli spazi espositivi delle Scuderie del Quirinale. Helga Prignitz-Poda, curatrice della mostra, ha pensato ad un percorso che ricostruisca la carriera artistica della “figlia della rivoluzione messicana”, come amava definirsi la Kahlo, fatto di circa 160 opere tra dipinti e disegni, che vanno dagli esordi, in cui strizza l’occhio alle avanguardie europee, all’ultimo sofferente periodo, con nature morte simbolo della caducità della vita. Un’esposizione in cui Frida si lascia conoscere come artista-icona, ma soprattutto come donna, perché forse mai come in lei l’esperienza artistica e quella privata si fondono, fino a divenire l’una necessaria e vitale per l’altra.

 

 Pensavo che anch’io fossi una surrealista, ma non lo sono mai stata. Ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni”. Così Frida parlava della sua pittura nel 1953 e mai parole furono più vere perché da quel 1925, quando fu coinvolta in un terribile incidente a cui seguì una lunga degenza e riabilitazione e i cui strascichi si fecero sentire per tutta la vita, Frida riportò sulla tela le sue emozioni, la sua disperazione, il suo dolore fisico e psichico, ma anche il suo orgoglio, la sua forza e la sua carismatica personalità. È stata forse questa vita intensa fatta di incontri fatali, accese passioni e forti sofferenze, a fare di lei un’icona della cultura messicana novecentesca e un’anticipatrice del movimento femminista, fino a diventare oggetto di merchandising e ad essere omaggiata anche da Hollywood; o forse il suo indiscutibile successo è stato frutto di quella capacità di portare nel dipinto temi universali che riguardano l’uomo moderno, come il rapporto tra individuo e società, l’amore e la sofferenza, l’importanza delle proprie radici.


Nata nel 1907 a Coyoacan, piccolo villaggio messicano, da un apprezzato fotografo tedesco ebreo e da una benestante messicana, Frida non era destinata ad essere una pittrice, bensì studiava per diventare medico, fino a quando l’incidente non la costrinse a letto, ingessata; e allora matite, pennelli, colori e fogli diventarono i suoi compagni e forse i suoi unici confidenti. Le prime sale della mostra illustrano bene gli iniziali passi dell’artista, che si cimenta in disegni raffiguranti la sua città natale realizzati secondo le tendenza della pittura en plein air, ma sarà l’incontro con Diego Rivera a cambiare il suo stile; grazie all’affermato muralista messicano Frida comprenderà l’importanza della lezione rinascimentale italiana, che è ben individuabile nell’Autoritratto con vestito di velluto, del 1926, in quella linea sinuosa ed elegante di impronta botticelliana che la pittrice richiama anche nella decorazione tono su tono dello sfondo. L’incontro con Diego sarà una vera e propria rivoluzione per la Kahlo, che in lui troverà il suo grande amore, un amore passionale, profondo, ma molto spesso contrastato, che sarà una costante della sua vita e a cui dedicherà diversi dipinti come Autoritratto come Tehuana, (o Diego nei miei pensieri) del 1943, che apre la mostra, in cui l’artista si raffigura come una fedele che va in chiesa con l’abito tradizionale da Tehuana, e con Diego rappresentato sulla sua fronte, come un terzo occhio, a simboleggiare la costante presenza del compagno nei suoi pensieri, una presenza così intensa e resistente da far crescere radici sull’ornamento del copricapo.


Nel 1930, poco dopo il loro matrimonio, i due si trasferiscono negli Stati Uniti per impegni lavorativi di Rivera, avendo così l’occasione di conoscere la vita culturale americana e di rafforzare la consapevolezze delle sue radici. Nel dipinto Autoritratto al confine tra Messico e gli Stati Uniti d’America del 1932, la pittrice usa la metafora del confine per mostrare la sua anima divisa tra l’opportunità americana e le sue orgogliose origini messicane, quindi a destra compare una città statunitense, grigia, popolata da fabbriche e dai loro fumi, caratterizzata da un terreno arido dove la natura è ormai scomparsa e al suo posto “fioriscono” tubi d’acciaio; a sinistra c’è, invece, il Messico con la sua terra florida e prosperosa, con le rovine del suo passato e il sole e la luna, che sottendono un significato cosmico.


Agli anni americani appartiene anche la tremenda esperienza dell’aborto, che Frida riporta nei suoi dipinti con toccante drammaticità; in particolare in mostra è esposto il disegno preparatorio per il famoso quadro Henry Ford Hospital, dove la donna si ritrae distesa su un letto di ospedale, con lenzuola sporche di sangue, e dal suo addome fuoriescono dei fili rossi, quasi dei cordoni ombelicali, a cui sono legati diversi elementi simbolici, tra cui un feto. Ecco il linguaggio crudo e simbolico di Frida, che mostra il suo dolore, ma sembra farlo collocandolo in una dimensione trascendentale, coincidente con le sue esperienze di vita, quasi onirica, che conquistò il francese surrealista Breton, grazie al quale furono organizzate due importantissime mostre sulla pittrice prima a New York (1938) e successivamente a Parigi.


Frida è ormai una donna di successo, conquista anche la copertina della patinata rivista Vogue dove è immortalata dal fotografo Nickolas Muray nel celebre scatto Frida sulla panchina bianca, esposto in mostra; fra i due nacque un sodalizio che durò trenta anni, a cui la mostra dedica un vasta sezione. Muray, pioniere della fotografia a colori, immortalò numerose volte la Kalho riuscendo sempre a cogliere la sua personalità eccentrica, ma nel contempo misteriosa, con sorrisi appena accennati e sguardi fissi, proprio come la pittrice si ritraeva nei suoi numerosi autoritratti. Nella sezione fotografica dell’esposizione romana sono presenti anche le foto realizzate dal colombiano Leo Matiz, rimaste fino ad oggi inedite e quindi mostrate per la prima volta al pubblico, dove è ritratta una Frida differente, nel suo ambiente familiare, tra i suoi amici e in compagnia di artisti, in un clima disteso e rilassato.
L’ultima sala della mostra è dedicata alle nature morte, che la pittrice dipinse nell’ultimo periodo della sua vita, quando ormai la sua salute da sempre precaria era evidentemente peggiorata e la portò alla morte nel 1954. Forse anche questi quadri sono da considerare dei suoi autoritratti, nei quali si vuole rappresentare la caducità della vita, sentimento che in questo momento è molto forte in Frida; il riferimento è esplicito in Autoritratto dentro a un girasole, dove la pittrice si ritrae come un girasole appassito.


Parlare di Frida e ideare una sua esposizione è impresa ardua, si rischia di semplificarla, perdendo la complessità dei contenuti dei suoi quadri che fondono esperienza personale, cultura artistica, costume messicano, credenze religiose e fede politica; un complesso universo la cui chiave di lettura non è mai completamente esplicitata. La mostra di Roma ha il merito di aver creato un cammino espositivo ordinato e coerente, che cerca di affrontare cronologicamente la carriera della pittrice e dedica sezioni tematiche ad importanti questioni che ritroviamo nei lavori della Kalho; eppure usciti dalla mostra permane un senso di incompletezza, come se qualcosa ci fosse sfuggito, come se mancasse un pezzo del “puzzle Frida”, che forse solo la pittrice possiede, perché unica e vera protagonista della sua arte.


Frida Kahlo
Dal 20 Marzo al 31 Agosto 2014
Scuderie del Quirinale – Via XXIV Maggio 16, Roma
Domenica – Giovedì dalle 10.00 alle 20.00
Venerdì e Sabato dalle 10.00 alle 22.30
Biglietti: intero 12 €, ridotto 9.50 €
Infoline +39 0639967500

Grazie a Dario Santarsiero - Azienda Speciale Palaexpo


Articolo di Roberta Di Pietro

 

TOP