Film “al-Jaida” di Salma Baccar (Tunis)

Scritto da  Mercoledì, 21 Febbraio 2018 

Un film di grande respiro, struggente, tenero, ironico,, a tratti rabbioso: una denuncia sociale dove il tema privato delle relazioni uomo-donna si sposa al destino di un popolo: ben girato e interpretato in modo convincente, è una testimonianza critica della società tunisina, dalla responsabilità del colonialismo sotto le mentite spoglie dell’emancipazione perché l’ignoranza fa comodo per manipolare le genti, al cammino coraggioso verso l’Indipendenza in una forte rispondenza tra pubblico e privato, rispettivamente libertà e dignità di un popolo e della donna. Una storia che si ripete o rischia di ripetersi: il film è un invito a vigilare alle strumentalizzazioni della religiosa. Interessante il girato mai lezioso eppure documentato.

 

“al- Jaida” è un film tunisino realizzato da Salma Baccar nel 2017. Quarto lungometraggio della regista che resta fedele al suo ruolo di intellettuale engagée soprattutto sul tema dell’emancipazione femminile: una storia di finzione tratta dalla storia della Tunisia recente, con spunti sociale più che credibili. L’anteprima è stata presentata in occasione delle giornate del cinema di Cartagine, il film ha avuto una nomination in occasione del Festival internazionale del film del Cairo. Quattro donne, con storie e situazioni sociali completamente diverse si ritrovano a Dar Joued, una casa di correzione femminile, realmente esistita e poi chiusa, negli anni Cinquanta del Novecento, 8 mesi prima dell’Indipendenza dalla Francia, tra l’ottobre 1954 e il giugno 1955. Lì sono state inviate ciascuna da un uomo nel ruolo di “protettore”, padre o marito che sia. Costrette in un ambiente confinato sotto un altro “protettore”, al-Jaida, interpretata dalla brava attrice caratterista tunisina Fatma Ben Saïdane, responsabile della casa: verrebbe da dire con Sartres l’inferno sono gli altri, anzi le altre (Huis-clos, tradotto in italiano con A porte chiuse). Incredibile lo scavo psicologico che mostra l’evoluzione dalla rabbia e la rivalità, i soprusi e i giochi di poteri che si scatenano all’inizio della convivenza – dove ad esempio si mette in luce come non tutte sono uguali, ma chi ha una posizione sociale elevata viene rispettata e salvaguardata in alcuni privilegi – alla solidarietà femminile, fino alla tenerezza e alla complicità, che consente perfino momenti di allegria. E’ un viaggio che ci riporta al passato tumultuoso della Tunisia giudicata un Paese a sangue freddo che ha dato però un gran numero di rivoluzionari. Le vicende personali e pubbliche si intrecciano con un lavoro di autentica documentazione senza che l’impianto narrativo ne sia appesantito. C’è il mondo popolare stanco di soprusi da parte dei francesi, quello borghese connivente nella ricerca del mantenimento di alcuni privilegi. Evidente in primo piano la questione femminile che diventerà il cavallo di battaglia del primo presidente della Repubblica, Habib Bourguiba, ed elemento identitario della Tunisia moderna e indipendente. Evidente infatti la critica al sistema coloniale francese che in nome dell’emancipazione e della modernità, di fatto ha mantenuto il popolo in una condizione di sottomissione per ragioni politiche, permettendo la sopravvivenza dei tribunali della Cha’ariah e il diritto consuetudinario del Maghalla, a dispetto della laicità europea tanto sbandierate e del principio di uguaglianza. Ben girato, convincenti le interpretazioni e l’ambientazione che non cede mai alla tentazione di una medina oleografica, Tunisi è restituita nel suo vissuto anche con una grande piacevolezza di costumi e scene. Il film si chiude in modo circolare con una delle protagoniste diventata deputata che è ripresa nel 2012 in Parlamento nel momento in cui si discute della nuova Costituzione e del diritto della donna all’uguaglianza in un momento molto delicato dell’affermazione della democrazia all’indomani della rivolta del 2011, in una circostanza nella quale il rischio di un’interpretazione fallace del Corano ha rischiato di invalidare oltre Cinquant’anni di cammino verso la modernità. In quell’occasione si è rischiato l’abolizione del Codice di Statuto Personale del 1957 che fa della Tunisia un unicum nel mondo arabo, e non solo. Il tema dominante disegna la forza della donna tunisina che non ha paura se non di cedere al ricatto, in una linea di continuità che risale fino a Elyssa-Didone, fondatrice di questo Paese al femminile e che non può accettare di tradire il sogno delle proprie madri. Alla fine dopo l’acclamazione di Bourguiba, accolto quale liberatore delle donne, e lo scampato pericolo di una regressione nell’assemblea parlamentare, il film chiude sulle note dell’inno tunisino.


Intervista a Salma Baccar
L’intervista seguente è stata pubblicata su HuffPost Tunisia in occasione delle Journées du Cinéma de Carthage (JCC), le giornate del cinema di Cartagine (Tunisi), lo scorso novembre e tradotta da me per Saltinaria.

HuffPost Tunisie: Dar Joued è realmente esistito in Tunisia ma i vissuti delle donne citati nel film sono tratti da storie reali poiché ha presentato la signora Aroussia, in sala al momento della proiezione come all’origine del soggetto del film?
Salma Baccar: “Dal mio film "Kochkahch" ho iniziato una riflessione per realizzare un film su Dar Joued. Ho letto il libro di Dalenda Larguèche scritto con suo marito Abdelhamid Larguèche, Marginales en terre d’Islam (Emarginati in terra d’Islam, letteralmente) che evoca il soggetto. Era interessante ma accademico, mi mancava l’aspetto anedottico inerente alla scrittura, che permette la visualizzazione. Così ho fatto molte ricerche. L’incontro con la signora Aroussia è stata una pura coincidenza. Questa donna, che ha vissuto sei mesi a Dar Joued, aveva una memoria intatta relativamente al suo soggiorno. Mi ha descritto i dettagli della vita delle donne di questa casa; quello che mangiavano; l’organizzazione delle incombenze….La sua testimonianza mi ha aiutata molto per la scrittura della sceneggiatura. Bisogna sapere che madame Aroussia non ha potuto divorziare da suo marito che dopo sette anni di lotta senza quartiere. E c’erano decine di Dar Joued a Tunis come anche in alter regioni. Si parla della Tunisia del 1955. Queste case di correzione sono state sradicate con la promulgazione del Codice di Stato Personale il 13 agosto 1957.”

HP T: Alla fine del film, parla di Bourguiba come il salvatore e il liberatore delle donne. La sinistra tunisina non è mai stata in pace con Bourguiba. In quanto donna di sinistra, non pensa che ci sia una contraddizione tra il filme e questa eredità della sinistra?
SB: “Certamente il presidente Bourguiba era un dittatore, sicuramente ha commesso molti errori politici ma quello che rivendico è lo spirito bourghibista, questo spirito che ha forgiato la Tunisia moderna, la nostra sete di libertà e la nostra volontà accanita di acquistare diritti. E’ questo spirito che ha fatto della Tunisia un paese diverso dagli altri paesi arabi.”

HP T: L'ultima scena del film ritorna sui tafferugli che hanno smaltato l’Assemblea nazionale costituente concernente il posto dell’Islam nella Costituzione, vi si vedono delle figure politiche come Rim Mahjoub de Afek Tounes, Nadia Chaabane d'Al-Massar, etc. Non teme la politicizzazione del film?
SB: “Non solo non ne ho paura, la rivendico. I tunisini sfortunatamente hanno una memoria corta, è per questo che volevo rendere omaggio alla lotta condotta da questi personaggi che si sono adoperati per preservare la Tunisia di fronte agli appelli di alcuni di tagliare la mano e la gamba del ladro o all’escissione femminile in nome della religione.”

HP T: Quale sguardo ha sull’evoluzione del cinema in Tunisia?
SB: “Quando Néji Ayed mi ha detto che c’erano 19 film alle JCC, Giornate del Cinema di Cartafine, sono stata piacevolmente sorpresa. C’è bisogno di respiro di questi giovani registi, di questa diversità di correnti, è in questo senso che si può parlare realmente di un cinema tunisino.”

HP T: E’ più facile fare dei film quando si è una donna oggi?
SB: “Non ho mai incontrato difficoltà per il fatto di essere una donna. La possibilità di fare dei film dipende dalle competenze e da certe circostanze. E’ vero che ci sono delle lobbies ma non sono sessuate, sono più in cerca di denaro fuori della Tunisia. Io ho deciso di non entrare in questo gioco da molto tempo perché amo fare cinema, restando libera, non sottomessa ai diktat e allo sguardo degli altri. Voglio fare dei film per i Tunisini e che parlino di loro. Il respiro internazionale è più salutare, certamente, ma miro essenzialmente al mio pubblico di qui.”

“al-Jaida”
di Salma Baccar
Data di uscita: 2017
Regia: Salma Baccar
Nominations: Horizons of New Arab Cinema Award for Best Film
Soggetto: Wajiha Jendoubi, Salma Baccar
Interpreti: Wajiha Jendoubi (rôle principal et et qui a collaboré dans la réécriture du script), Fatma Ben Saidane, Souhir Ben Amara, Selma Mahjoubi, Najoua Zouhir, Raouf Ben Amor, Khaled Houissa,Taoufik El Ayeb, Ahmed Hafiène

Articolo di Ilaria Guidantoni

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