“Figli di Narciso” poesia di Fabio Sergio Gagliandi

Scritto da  Fabio Sergio Gagliandi Martedì, 11 Ottobre 2016 

E anche tu olivo, gridi le tue ragioni

sulle poche terrazze rimaste

d’erba e di rocce composte

solenne osservi la valle.

Alla tua gola il vento da forza

passando tra rami ruvidi e storti

potente, ma come carezza

di madre all’oscuro dei fatti.

Più ruvido di cemento

più vivo d’un canto

limpido come un bimbo

al cielo levi il tuo grido.

Un vagito, un sospiro

di chi sa e non capisce

di chi si dibatte e freme

cercando attenzione.

E ti chiedi perché

chi comanda non sa

e chi sa non comanda

un po’ da ora, un po’ da sempre.

E ti chiedi: Cultura a che serve?

Se più che vita porta morte

se più che calore, porta un freddo atroce.

E così rimani immobile

non perché non ti sai muovere

cerchi solo di capire, di spiegare

come sia possibile

che un pezzo di legno, rugato dal tempo

sappia al nostro posto;

noi figli di Narciso.


Poesia di Fabio Sergio Gagliandi

Immagine: Spring Story, dipinto di Fabio Sergio Gagliandi

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP