Festival della Diplomazia 2017 – Campidoglio (Roma)

Scritto da  Domenica, 29 Ottobre 2017 

19-27 OTTOBRE | VIII EDIZIONE
Prìncipi e princìpi
Il sistema geopolitico fra interessi nazionali e valori universali

Nel cuore della Capitale italiana, in Campidoglio, simbolo del dialogo internazionale e della cultura fra tradizione e innovazione, si è aperto il Festival della Diplomazia, giunto alla sua VIII edizione: la crisi degli strumenti per la pace messi appunto all’indomani della Seconda Guerra Mondiale per promuovere la convivenza tra i popoli, rilancia il ruolo della cultura e dell’arte come ponte e strumento principe nella valorizzazione delle differenze. Ad aprire i lavori l’artista Michelangelo Pistoletto con il suo tavolo del Mediterraneo e il terzo Paradiso.

 

Il Festival della Diplomazia nasce nel 2009 dalla consapevolezza della centralità di Roma in ambito internazionale: nella città, infatti, opera e vive un’ampia comunità internazionale che giornalmente si relaziona con la cittadinanza e le istituzioni locali, in costante interazione con l’assetto economico, organizzativo e culturale.
Roma è considerata un punto nevralgico per le relazioni diplomatiche con 139 ambasciate accreditate presso la Repubblica Italiana, 78 presso la Santa Sede, 73 presso San Marino.
A questo, va aggiunto il ricco tessuto di Organizzazioni internazionali, università, accademie e istituti di cultura stranieri che vanno a consolidare la proiezione di Roma come prima città internazionale al mondo. Ad aprire i lavori dell’VIII edizione del Festival, nella Sala Pietro da Cortona in Campidoglio, l’Ambasciatore a Roma della Colombia, Juan Mesa Zuleta, Presidente dell’ILA, Istituto Latino-Americano per la promozione della democrazia e della pace internazionale che oggi rappresenta uno stimolo centrale quanto necessario e urgente per la convivenza tra i popoli. Nel contesto caldo e pieno di incertezze l’arte e la cultura rappresentano uno strumento importante secondo quanto diceva lo scrittore colombiano, insignito del premio per la pace, Gabriel Garcia Marquez: perché offre una seconda possibilità ad ogni popolo su questa terra, dal momento che la cultura è un riparo dagli estremismi e dagli istinti di sopraffazione. L’Ambasciatore ha ricordato i tanti intellettuali e artisti sudamericani che hanno un rapporto privilegiato con l’Italia come lo scultore Fernando Botero che ha eletto il Belpaese a sua seconda patria, ma anche viceversa, la presenza italiana storicamente consolidata dall’altra parte dell’Oceano.
L’Italia, proprio per la sua rilevanza culturale internazionale, ha evidenziato il Direttore Generale del settore del Ministero degli Affari Esteri che si occupa di promuovere il Sistema Paese nel mondo, Vincenzo De Luca, è insignita id una responsabilità importante: al primo posto sulla scena mondiale con 53 siti dell’Unesco seguita dalla Cina. De Luca ha sottolineato come l’Italia non rappresenti solo la storia e la tradizione ma anche l’innovazione, due aspetti che il Rinascimento ha intrecciato tra di loro, dando vita al gusto e allo stile italiani come un elemento distintivo del Belpaese, che rappresenta una spinta alla crescita dell’umanità ed economica. Oggi l’Italia deve recuperare la capacità di dialogare nel segno dell’apertura internazionale e della ricchezza delle differenze che da sempre è la sua cifra distintiva. Per questo nei prossimi mesi partirà il programma “Italia e Culture mediterranee”, simboleggiato dall’opera del Maestro Michelangelo Pistoletto che ha donato alla Farnesina una sua opera che rappresenta il tavolo del Mediterraneo. Tra l’altro questa come la collezione del Ministero sono visitabili tutti gli ultimi venerdì del mese con una visita guidata prenotabile presso il Touring Club.
L’apertura del Festival è stata affidata a livello culturale all’artista Pistoletto che da anni collabora con l’ILA e che ha evidenziato il percorso di ricerca della propria identità a partire dagli Anni ’50 del Novecento, trovando così anche quella del mondo e della relazionalità in un momento nel quale il tema della rappresentazione viveva un contrasto tra l’astrazione e il disegno raffigurativo. La rappresentazione, attraversa tutta la storia dell’arte moderna, ha evidenziato l’artista partendo dal Rinascimento con l’introduzione della prospettiva che è l’elemento scientifico e rigoroso dell’arte oltre che l’inserimento del concetto di futuro, come dimostra l’impiego del termine prospettiva. E’ poi nell’Ottocento che la fotografia, quindi la tecnologia, si sostituisce all’artista. Pistoletto ha ripercorso la sua sostituzione graduale della tela con una superficie nera lucida riflettente e quindi con lo specchio, riflesso di sé e della società, non solo una riproduzione, ma un’interazione e una produzione ex novo; fino al nuovo segno che ha di nuovo smaterializzato la rappresentazione. Dai quadri specchianti infatti si è avvicinato al segno dell’infinito che è simbolicamente specchio all’infinito. In tal modo la rappresentazione diventa un’astrazione matematica: una linea incrocia se stessa formando due cerchi, al quale Pistoletto ha aggiunto un terzo cerchio con un secondo incrocio. All’interno il cerchio della vita, che è finita, ma all’interno dell’infinito, il terzo Paradiso. Il primo paradiso era quello naturale dell’integrazione nella natura; dopo il morso della mela si realizza il paradiso artificiale; mentre oggi, il terzo momento, è il tempo della necessità della ricerca di un nuovo equilibrio tra i due poli.
Sullo sfondo di questo pensiero l’ILA, una casa aperta di dialogo e pace, come ha ricordato la Responsabile della cultura Rosa Jjon, come simboleggia l’opera di Pistoletto all’Onu: il terzo Paradiso realizzato con le pietre provenienti da tutti i paesi aderenti.
Concludendo i lavori il Vice sindaco e Assessore alla cultura Luca Bergamo, ha sottolineato quanto la crisi degli strumenti diplomatici messi a punto dopo la Seconda Guerra Mondiale per il mantenimento della pace e la promozione della democrazia a livello internazionale spinga alla ricerca di nuove forme di cooperazione che nella cultura può trovare il suo nuovo linguaggio. L’Onu e l’Unione europea sono in prima linea nel travaglio eppure l’istituzione europea ha rappresentato all’indomani della costituzione delle nazioni la scelta di rinunciare a parte della propria sovranità per favorire il dialogo.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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