“EU 013 L’Ultima Frontiera” di Alessio Genovese

Scritto da  Martedì, 02 Giugno 2015 

Prima Mondiale alla 54° edizione del Festival dei Popoli

Prima Internazionale Festival di Rotterdam IFFR 2014

 

Il primo film documentario girato nei C.I.E. italiani uscito nel 2013, torna tristemente di attualità non solo per il lavoro “artistico” innovativo quanto per la tematica. Ho avuto l’occasione di vederlo ad Erice in occasione della conferenza internazionale “The Mediterranean as Seen by Insiders and Outsiders” sponsorizzata dal Mediterranean Centre for Intercultural Studies, che si è tenuta ad Erice tra il 27 e il 30 maggio 2015. Originale nel taglio, documentario non freddo, non tecnico, non crea separazione tra intervistatore e intervistato ma ascolta le voci in una sorta di narrazione continua, tra testimonianze variegate di tutte le parti in causa: giornalisti, operatori, forze dell’ordine, “detenuti”. Non solo politicamente corretto o non tale in senso formale è una presa diretta nel vero senso della parola e per questo apprezzabile particolarmente, denotando un’esperienza professionale ed una capacità empatica forte da parte dei realizzatori. Alessio Genovese ci ha raccontato infatti di aver avuto permessi solo per tre ore di sosta nei centri, un intervallo irrisorio, per incontrare l’altro e riuscire a muoversi in uno spazio sconosciuto. Quello che vorrei sottolineare è la continuità tra reportage e film realizzata in una sorta di dissolvenza naturale: non è solo un reportage, non è un film documentario, è una testimonianza che si nutre di culture diverse e il risultato è fluido ed emozionante. Un altro elemento sul quale vorrei focalizzare l’attenzione è l’importanza data all’ambiente architettonico come una rispondenza dissonante all’aspetto umano: la violenza disumanizzante degli ambienti e la capacità dell’inquadratura e dello zoom su alcuni particolari dove lo sguardo della ripresa si pone senza enfasi ma con grande capacità critica in grado di suscitare emozioni e geometrie dell’anima. I centri di accoglienza si raccontano come centri di detenzione, anche senza bisogno di parole. Ne emerge l’assurdo di un costo economico oltre che sociale che crea un’economia distorta e un peso psicologico e sociale, là dove potrebbe esserci un’occasione di sviluppo.

Uscito in prima mondiale il 2 dicembre 2013 a Firenze il film “EU 013 L’Ultima Frontiera”, è stato selezionato per la 54esima edizione del Festival dei Popoli Ph. Giulio Piscitelli ed è stato presentato in Prima Internazionale al Festival di Rotterdam IFFR 2014, uno degli appuntamenti più importanti nel suo genere. È, come accennavo, il primo film documentario girato all’interno dei Centri di identificazione e di espulsione italiani (C.i.e.), dove ogni anno circa 8mila persone vengono trattenute per un periodo di tempo che arriva fino a 18 mesi, in regime di detenzione amministrativa, cioè senza avere commesso un reato penale e senza essere stati giudicati nel corso di un processo. Sessanta minuti di immagini inedite che mostrano i retroscena del controllo delle frontiere italiane e la vita quotidiana nei C.i.e. Protagonisti sono gli agenti della Polizia di Frontiera e i migranti irregolari. Grazie alla collaborazione con il Ministero dell’Interno, le telecamere sono riuscite a entrare dove nessuno era arrivato prima. Dalla sala d’attesa del Terminal 3 dell’aeroporto di Fiumicino dove vengono fatti sostare gli stranieri in attesa del respingimento, alle gabbie dei centri dove avvengono i rimpatri forzati; fino allo scoppio di una rivolta in presa diretta. EU 013 l’Ultima Frontiera è stato realizzato dagli autori Raffaella Cosentino e Alessio Genovese, alla regia, grazie al sostegno di Open Society Foundations. Il film è stato girato all’aeroporto internazionale di Fiumicino, al porto di Ancona, e nei C.i.e. di Roma, Bari e Trapani. Il lancio ufficiale del film è avvenuto a Catania il 22 novembre nel corso dell’edizione 2013 del Premio Maria Grazia Cutuli, alla presenza degli autori, seguito dall’anteprima per la stampa il 29 novembre a Capodarco di Fermo, durante il XX seminario dell’agenzia di stampa Redattore Sociale. “Per la prima volta il Ministero ha autorizzato un’intera troupe all’ingresso per alcuni giorni consecutivi nei diversi C.i.e.” ha spiegato il regista. “Per noi questo ha rappresentato una grande occasione: la possibilità di descrivere lo spazio e il tempo all’interno di questi centri. Abbiamo scelto di raccontare una storia collettiva, fatta di persone che sono in Italia da anni. Il C.i.e. resta l’epilogo per il viaggio di molti approdati in Europa nell’era di Schengen. L’ultima frontiera da abbattere è innanzitutto un limite mentale che dobbiamo superare”.

Ne emerge un racconto corale con due punti di vista o forse dovrei dire due vie di fuga, quello di chi esegue l’ordine di controllare le porte d’Europa, temendo l’arrivo massiccio di persone dal Sud del mondo, e quello di chi passa anche un anno e mezzo dentro un’istituzione totale come i C.i.e., in un misto di rabbia e rassegnazione per non essere riuscito a realizzare il sogno di una vita migliore. “I Centri di identificazione e di espulsione sono luoghi infernali che ledono i diritti umani, istituzioni totali paragonabili ai manicomi, una vergogna di cui l’Italia non ha bisogno – commenta Raffaella Cosentino, coautrice. Dopo tante inchieste, abbiamo pensato a un lavoro di respiro più ampio per permettere a tutti di vivere la sensazione di straniamento che si prova quando si entra là dentro.”

Scheda Tecnica Italia, 2013. 62minRegia: Alessio Genovese
Soggetto e realizzazione: Raffaella Cosentino e Alessio Genovese / Fotografia: Bruno Fundarò / Presa Diretta: Andrea Colaiacomo / Montaggio: Dario Indelicato / Musiche originali: Alessandro Librio / Sound Editor: Gianluca Stazi / Grafica: Matteo Mangonara
Foto Reportage di Giulio Piscitelli
Realizzato con il supporto di Open Society Foundations

Trailer, https://mail.google.com/mail/u/0/?tab=wm#inbox/14da447af4cbd498?projector=1

Alessio Genovese regista, reporter e documentarista, classe 1981, si è laureato in Comunicazione di Massa e Giornalismo a Perugia e si è specializzato in Studi Arabo-Islamici all’Orientale di Napoli. Nel 2004 parte a piedi per il giro del Mediterraneo per una scommessa persa. Dopo l’esperienza di questo viaggio, di 9 mesi con 700€ di budget, decide di trasferirsi in Medio Oriente per imparare l’arabo e conoscere le società arabe da vicino. E’ qui che inizia la carriera professionale occupandosi di diversi progetti di comunicazione per Ong internazionali. I suoi reportage sono stati pubblicati in Italia e all’estero, ha collaborato tra gli altri con: Rai 3, La Repubblica, Vanity Fair, E-ilmensile, Famiglia Cristiana, Amnesty International Svizzera, The Guardian, Jungle World, The Daily Star, Left. Nel 2012 vince il premio Maria Grazia Cutuli, categoria emergente. Sempre nel 2012 è finalista al premio Ilaria Alpi con un reportage sulla Libia del post Gheddafi per Rai3. Vive e risiede nel Mediterraneo, a Trapani.

Raffaella Cosentino, nata nel 1980, è reporter freelance, videomaker. Si occupa di diritti umani, lavora per Redattore Sociale e il Gruppo L’Espresso. Tra le autrici di “Parlare Civile” (edizioni Bruno Mondadori 2013) dell’agenzia di stampa Redattore Sociale, primo manuale in Italia che consiglia ai giornalisti le parole corrette per non discriminare le minoranze. Autrice di video inchieste per Repubblica.it sui centri di identificazione e di espulsione come “Guantanamo Italia” rilanciata anche dalla Bbc e “Cie le galere fuorilegge” con Alessio Genovese finalista al premio “Generazione Reporter” di Servizio Pubblico. Ha fatto causa al ministero dell’Interno insieme al collega Stefano Liberti, vincendo il ricorso al Tar contro la circolare Maroni che dal primo aprile 2011 aveva vietato l’accesso ai giornalisti a tutti i centri per migranti. Il Tar ha riaffermato il principio della stampa come “cane da guardia” delle istituzioni democratiche. E’ tra i fondatori della campagna LasciateCIEntrare che chiede la chiusura dei Cie perché violano i diritti umani. La campagna ha vinto nel 2012 il Premio Giuntella per la libertà d’informazione, assegnato da Articolo 21.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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