Epicentro Mediterraneo raccontare il mondo nuovo

Scritto da  Domenica, 01 Giugno 2014 

Fondazione Piaggio
Pontedera
Venerdì, 6 giugno 2014
Ore 18.30

 

Il giornalismo come racconto, dalla cronaca alla novella passando per le emozioni

 

La narrazione del nuovo Mediterraneo e delle sfide dell’Italia multiculturale unendo alle parole della cronaca le emozioni della musica con la prospettiva e le testimonianze di Ilaria Guidantoni e di Sandro Petrone

Sandro Petrone, conduttore del Tg2 e inviato speciale e Ilaria Guidantoni, giornalista e scrittrice raccontano il giornalismo delle emozioni, che cede il passo alla presunzione della verità, alla rincorsa dell’immediatezza per narrare storie di vite e terremoti interiori di cronache lontane e situazioni di crisi. La musica e i racconti, due modi per parlare di rivolte, guerre e battaglie per rivendicare diritti. Dopo tante peregrinazioni, il viaggio di ritorno, il bisogno di tornare a riscoprire il nostro Mediterraneo vicino e lontano, il mare nostrum, che bagna popoli e civiltà in un unico intreccio. L’universalità emotiva della musica disegna corrispondenze mediterranee da oriente a occidente con Sandro Petrone, da sud a nord con Ilaria Guidantoni, sulle note dell’uno e le parole dell’altra.
Le canzoni e le letture sono affidate alla voce di Letizia Fuochi con Francesco Cusumano alla chitarra e Andrea Laschi alle percussioni.


L’Italia, lingua allungata nel centro del Mediterraneo, è radicalmente cambiata negli ultimi 10 anni ed è diventata la scialuppa di approdo dei disperati di tutto il mondo. Le lingue che si parlano qui, le culture, le identità e i casi umani che si mescolano in un nuovo melting pot, costringono non solo ad un radicale cambiamento di gestione istituzionale, ma prima ancora ad un racconto diverso della realtà. Chi e con quali strumenti si racconterà agli italiani cos’è l’Italia oggi? Qual è questo baricentro Mediterraneo. Chi è il popolo di stranieri che lo affolla (oltre il 10% stranieri arrivati da fuori, meno del 90% stranieri in una Patria che non riconoscono più).
La prima scoperta del Mediterraneo parte da lontano: noi come italiani non lo chiamiamo con il suo vero nome ma lo decliniamo nel particolare, sul territorio, lo chiamiamo Tirreno ad esempio.
E’ quello che abbiamo sempre di fronte agli occhi e del quale neppure ci accorgiamo: la nozione 0universale appartiene più alla geografia storica dei nostri studi. La dimensione del viaggio porta l’inviato e lo scrittore altrove: l’entusiasmo di perderci nell’altro, qualche volta la diffidenza, la percezione della distanza, ma piano piano la consapevolezza dell’esistenza di corrispondenze mediterranee.
Il cronista sfuggito alle secche italiane, abituato a raccontare il mondo, guarda al mondo in casa propria. Come negli anni Settanta, a contatto con l’esplosione di una nuova realtà, cronaca e racconto si fondono. Si urla, si denuncia, si canta...
Oggi siamo al viaggio di ritorno verso il nuovo Mediterraneo oltre contrapposizioni per sperimentare la dialettica del dialogo. Il mondo del sud e dell’oriente mediterraneo lo sa da sempre che si parte per tornare e che la contaminazione serve per lavorare sul proprio territorio con una nuova consapevolezza.
La musica è il veicolo più facile, il linguaggio più universale perché anche la parola che da un certo punto di vista è più difficile da comprendere cantata, è più semplice da intuire. Non è un caso che se l’italiano sopravvive a livello internazionale lo deve alla lirica e alla sua canzone popolare. Così come dal raccontare storie nascono i libri silenziosi, dove le immagini e i colori raccontano ai bambini di tutto il mondo il linguaggio dell’incontro.

Le canzoni e le letture sono affidate alla voce di Letizia Fuochi con Francesco Cusumano alla chitarra e Andrea Laschi alle percussioni.

 

L’Italia, lingua allungata nel centro del Mediterraneo, è radicalmente cambiata negli ultimi 10 anni ed è diventata la scialuppa di approdo dei disperati di tutto il mondo. Le lingue che si parlano qui, le culture, le identità e i casi umani che si mescolano in un nuovo melting pot, costringono non solo ad un radicale cambiamento di gestione istituzionale, ma prima ancora ad un racconto diverso della realtà. Chi e con quali strumenti si racconterà agli italiani cos’è l’Italia oggi? Qual è questo baricentro Mediterraneo. Chi è il popolo di stranieri che lo affolla (oltre il 10% stranieri arrivati da fuori, meno del 90% stranieri in una Patria che non riconoscono più). 

La prima scoperta del Mediterraneo parte da lontano: noi come italiani non lo chiamiamo con il suo vero nome ma lo decliniamo nel particolare, sul territorio, lo chiamiamo Tirreno ad esempio.
E’ quello che abbiamo sempre di fronte agli occhi e del quale neppure ci accorgiamo: la nozione 0universale appartiene più alla geografia storica dei nostri studi. La dimensione del viaggio porta l’inviato e lo scrittore altrove: l’entusiasmo di perderci nell’altro, qualche volta la diffidenza, la percezione della distanza, ma piano piano la consapevolezza dell’esistenza di corrispondenze mediterranee.
Il cronista sfuggito alle secche italiane, abituato a raccontare il mondo, guarda al mondo in casa propria. Come negli anni Settanta, a contatto con l’esplosione di una nuova realtà, cronaca e racconto si fondono. Si urla, si denuncia, si canta...
Oggi siamo al viaggio di ritorno verso il nuovo Mediterraneo oltre contrapposizioni per sperimentare la dialettica del dialogo. Il mondo del sud e dell’oriente mediterraneo lo sa da sempre che si parte per tornare e che la contaminazione serve per lavorare sul proprio territorio con una nuova consapevolezza.
La musica è il veicolo più facile, il linguaggio più universale perché anche la parola che da un certo punto di vista è più difficile da comprendere cantata, è più semplice da intuire. Non è un caso che se l’italiano sopravvive a livello internazionale lo deve alla lirica e alla sua canzone popolare. Così come dal raccontare storie nascono i libri silenziosi, dove le immagini e i colori raccontano ai bambini di tutto il mondo il linguaggio dell’incontro.

 

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