Energy Box - Urban Art Renaissance a cura di Davide Atomo Tinelli e Evoluzioni Urbane

Scritto da  Domenica, 28 Febbraio 2016 

Lo scorso 10 febbraio Skira Editore ha presentato un suo volume, intitolato Urban Art Renaissance, ENERGY BOX, Milano la prima grande mostra a cielo aperto. Sono intervenuti Nicolas Ballando dell’Urban Art Renaissance, Alberto Martinelli della Fondazione AEM e il celebre critico e storico dell’arte Flavio Caroli. Al loro fianco Davide Atomo Tinelli, l’ideatore di Energy Box insieme a Evoluzioni Urbane, oltre a diversi altri artisti, autori dei dipinti e disegni realizzati sulle centocinquanta e oltre centraline semaforiche di Milano. Il tutto si è svolto nel bookstore della Triennale milanese, dando massimo lustro a uno stile che fino a poco tempo fa si chiamava ‘di strada’.

Il vero lavoro è iniziato circa un anno fa, con Atomo Tinelli, urban artist piuttosto noto, ma anche dipendente di A2A, gruppo industriale italiano leader nel settore multiutility e distributore di servizi energetici e gestionali di Milano compreso il ciclo idrico integrato: di fatto, convoglia energia ai semifari di tutta la città tra le mille altre cose e i cambi delle luci sono guidati da centraline che praticamente sono installate quasi ad ogni incrocio cittadino, ovunque esistano semafori. Sono scatoloni grigi di metallo, anonimi, poggiati quasi sempre ai muri, dove talvolta appaiono scritte grafiche brutte e insignificanti ma che Atomo ha voluto immaginare come nuove tele libere per artisti urbani. Con altri amici, il progetto ha preso piede e ha trovato l’avallo di Fondazione Aem, costituita nel 2007 dall’Azienda Elettrica Milanese spa, ora A2A, col compito di salvaguardare la memoria storica e valorizzare la cultura aziendale di oltre un secolo di attività elettrica nel territorio cittadino.

Patrocinato quindi dal Comune di Milano, è proprio la Urban Art Renaissance di Atomo a inventare la campagna ‘Energy Box’ in cui le performance artistiche sono state eseguite dal 10 al 20 settembre dello scorso anno su un certo numero di centraline semaforiche. Le tele virtuali sono state individuate attorno all’area sia centrale sia periferica della città per sviluppare le attività creative ed espressive del nuovo gruppo composto da una cinquantina di artisti. Flavio Caroli ha curato e coordinato tutto il progetto e le stesse performance, selezionando ogni artista a cui sono state affidate tre centraline. Il 23 settembre 2015 le opere su tela sono state esposte alla Fabbrica del Vapore e nuovamente riprodotte dal vivo come performance. Ora il bellissimo libro pubblicato da Skira Editore completa e cristallizza un’operazione di nuova arte per la città, favorita dalle istituzioni e dedicata a un pubblico ‘aperto’, in grado di usufruirne per sempre.

Presente solo in video, anche il sindaco Giuliano Pisapia ha voluto esprimere il suo apprezzamento per questa iniziativa: “Parlare d’arte oggi a Milano non significa più solo entrare in un museo o visitare una mostra” ha dichiarato con un sorriso e un certo orgoglio nello sguardo. “Grazie al progetto ‘Energy Box’ per ammirare opere d’arte oggi basta camminare per le strade della città e imbattersi in una delle 150 centraline semaforiche che tante ragazze e ragazzi hanno dipinto, ognuno con il suo personalissimo stile. Siamo orgogliosi che questa ondata di colore abbia conquistato Milano, li considero elementi di arredo urbano indispensabili per il funzionamento di una città ma di solito non sono piacevoli da guardare. Grazie all’intervento di questi giovani artisti che hanno conciliato efficienza ed estetica, Milano si è trasformata in una vera e propria galleria a cielo aperto”.

Per concludere il sindaco ha aggiunto: “L’iniziativa in cui il Comune ha creduto fortemente conferma che si sentiva il bisogno di portare l’arte nelle strade, nelle piazze, in centro come nelle periferie. 50 artisti di fama internazionale sono stati selezionati da A2A e Fondazione AEM al Politecnico di Milano”. Flavio Caroli, noto storico dell’arte, presente e molto coinvolto nel progetto, ha detto: “Sostituire l’arte al degrado è anche un modo per rimarcare la nostra condanna per gli atti di puro vandalismo, ben distanti da queste espressioni straordinarie”. Molti attendevano di sentire Atomo, ovvero il primo ideatore Davide Tinelli, a sua volta compositore di alcune centraline: “Il progetto di street art Energy Box voleva trasformare oggetti anonimi in opere d’arte, elementi indistinti e indistinguibili della città in pezzi unici. Tutti ormai vogliono la cabina vicino al proprio semaforo rifatta e quindi il progetto andrà sicuramente avanti nel tempo”. L’affermazione ha prodotto un moto di entusiasmo nel folto pubblico di giovani presenti alla presentazione.

Flavio Caroli ha poi considerato: “Vietare è inutile. Ai miei tempi di diceva ’Vietato vietare!’ e in fondo i divieti pongono confini da superare. La differenza è che una cosa è essere graffitari in gamba, altro è imbrattare i muri. Nel 1981 ho conosciuto Keith Heiring, subito dopo Basquia e appena nel 1982, alla Biennale di Venezia, si cominciò a parlarne. Nel 1984 io li invitai a Venezia e cominciò anche qui la street art!”. Lo storico e critico si sofferma sui ricordi personali di galleristi, luoghi e personaggi e conclude: “Bisogna essere in grado di utilizzare un meccanismo di qualità e questo è stato il concetto per realizzare questo progetto. Questa iniziativa del Comune di Milano è molto importante secondo me perché ribalta il concetto e porta al centro la marginalità. Seguendo la proposta di Tinelli ho partecipato con piacere e scritto un breve saggio intitolato ‘Creatività applicata 2.0’ al catalogo edito da Skira, per urban Art Renaissance”.

Alberto Martinelli, della Fondazione AEM, ha preso la parola: “Che fa uno sponsor? Fondazione AEM per A2A finanzia secondo criteri che seguono attente valutazioni, tra cui coerenza istituzionale. AEM vuole valorizzare la società e migliorare i territori. Altro criterio è la qualità e anche l’innovazione, un criterio che apre dibattiti e così abbiamo volentieri finanziato questa iniziativa, scelta fra le tantissime che ci vengono rivolte. Noi abbiamo attività prioritarie: borse di studio e ricerche scientifiche, educazione ambientale per le scuole primarie, secondarie per insegnare a usare l’energia come pure un intenso utilizzo del patrimonio territoriale milanese e attorno, ad esempio con le mostre di foto che Basile fece alle grandi centrali elettriche, come pure ai tanti che hanno raccontato e lavorato in questo settore. Usare un oggetto utile ma grigio e renderlo piacevole agli occhi di tutti è stata una sfida vinta”.

Finalmente hanno preso la parola i realizzatori di tutto, gli artisti, i quali in sostanza chiedono che si faccia una nuova edizione, come spiega Rendo: “Abbiamo conosciuto il manufatto e abbiamo capito tante cose. Ora vorrei lavorare solo nelle periferie e cambiargli volto, anche solo per un momento di pausa, mentre questa volta tutti volevano stare in centro. Poiché si lavorava anche su Internet, tutti potevano farsi ispirare, spingere a portare avanti certe idee. Non tendiamo all’eternità, sappiamo che i colori sbiadiscono, ci sono sempre dei vandali ma la comunità ci sta rispettando”. Atomo conclude: “L’estetica potrebbe essere uno stimolo per migliorare la propria cultura”. Per Martinelli l’oggetto pubblico è davvero per tutti e non si deve confondere con il privato perché è una questione etica, non artistica. E io aggiungo che sì, è bello che tutti siano d’accordo su ciò che ci meritiamo: una città più bella, colorata e libera.

Articolo di Daniela Cohen

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