“Brueghel”, meraviglie dell’arte fiamminga al Chiostro del Bramante di Roma

Scritto da  Ilaria Guidantoni Sabato, 12 Gennaio 2013 

Dal 18 dicembre al 2 giugno 2013. Metti nel centro di Roma il periodo d’oro della pittura fiamminga; sullo sfondo Anversa, centro commerciale fervente di attività, ricco scambio di merci e di idee, e una famiglia che ha saputo tessere matrimoni ad hoc per garantire ad una bottega artistica di diventare fabbrica dell’arte. Un modello nuovo di pittura conservato per quattro generazioni, dal successo internazionale immediato. L’uomo arretra dal primo piano per diventare parte della natura che esplode con una vera ossessione del dettaglio, metafore di fiori, allegorie di paesaggi minuziosamente ritratti e gli esseri umani colti nella quotidianità, danze popolari, scene carnali e financo scurrili. Tutto questo è la famiglia Brueghel.

 

 

 

 

Arriva nella Capitale, per la prima volta, un’esposizione inedita dedicata alla stirpe più celebre degli artisti fiamminghi, i Brueghel. Si tratta di un’occasione unica ben ambientata nel Chiostro del Bramante, raccolto, un po’ ombroso, con quelle stanze di passaggio di modeste dimensioni e le scale strette che ricordano le case olandesi, soprattutto le celebri abitazioni di Amsterdam che hanno favorito l’arte pittorica rispetto alla scultura e all’architettura ed, in particolare, promosso tele di piccole dimensioni atte a viaggiare con i mercanti e a bordo di chiatte. L’esposizione raccoglie anche artisti che sono stati influenzati dall’innovazione pittorica dei Brueghel e molti che si sono imparentati con essi, attraverso 100 opere, provenienti da molte collezioni private, fatto che rende particolarmente preziosa l’opportunità. La mostra, curata da Sergio Gaddi e Doron J. Lurie - Conservatore dei Dipinti Antichi al Tel Aviv Museum of Art - fa parte di un grande progetto internazionale che approda per la prima volta a Roma in una versione inedita con tavole in mostra mai viste in Italia.
Siamo tra il Cinquecento e il Seicento quando, mentre in Italia lavorano Michelangelo, Tiziano e Leonardo, nei Paesi Bassi l’attenzione, complice anche la diffusione del Calvinismo, porta alla ribalta la natura rispetto all’uomo che, diversamente dal Rinascimento nostrano, non è in primo piano, sebbene parte integrante della natura. L’uomo è raramente ritratto e  protagonista individuale  con la natura e l’architettura di sfondo. Al centro della tela sono piuttosto scene d’insieme, segnatamente quelle della vita quotidiana e popolare, con i contadini in posizione di preminenza, che piacciono ai ricchi mercanti borghesi perché riproducono i loro vizi e virtù. Frequenti scene di danza e di feste popolari, uomini e donne ritratti nei momenti di carnalità come anche con accenti erotici e volgari; e ancora, allegorie pruriginose come “Gli adulatori” di Pieter Brueghel il Giovane, circa 1592, dove una pletora di uomini striscianti in ginocchio si accomoda nel sedere, aperto come un portellone, dell’adulato. Immagini che precorrono molti disegni di Rembrandt. Non è raro infatti cominciare a vedere figure umane brutte e quasi ‘maltrattate’ dal pittore nei quadri. L’attenzione si sposta sempre più sulla natura, come si nota nell’opera corale “La grande Torre di Babele” di Marten van Valkenborch e Hendrick van Cleve, segnale di un primo cambiamento. Questo è colto da Pieter Brueghel il Vecchio che trova in Hieronymus Bosch il cardine della propria formazione. Del secondo in esposizione vi è “Il Ciarlatano” ed è dal dialogo tra i due personaggi che prende avvio la mostra.
Da segnalare il gusto quasi ossessivo per il particolare nel ritrarre paesaggi e la natura, come i fiori che diventano cornici per soggetti sacri e profani, ma non mero ornamento; protagonisti assoluti sempre in bouquet che raccolgono molte specie diverse di fiori, nonché co-protagonisti delle allegorie, come “I quattro elementi” – aria, terra, acqua e fuoco – dove entrano insieme a frutta e ortaggi a far parte della terra illustrata con una figura femminile. Sono anche oggetto di studio monografico come nella serie “Studio di farfalle e altri insetti” di Jan van Kessel il Vecchio (1657).
Un aspetto sociale interessante è l’evoluzione della bottega artistica tra il Cinquecento e il Seicento in queste regioni ed in particolare ad Anversa, ricco emporio sotto gli spagnoli guidati dal re Filippo II, arco di tempo nel quale maturano una serie di scontri tra protestanti e cattolici. Le botteghe diventano vere e proprie joint venture ante litteram che mettono insieme artisti anche importanti attorno ad una stessa opera. Nascono così le collaborazioni artistiche e le opere collettive in grado di ottimizzare i tempi, il talento dei diversi artisti e i guadagni per tutti, con un modello improntato ad una civiltà fondata sul commercio.
Venendo più direttamente alla famiglia Brueghel, si impone rapidamente e a livello internazionale già con il capostipite, le cui idee ed innovazioni vengono portate avanti dal primogenito, Pieter il Giovane, che riprende sviluppandoli i temi paterni, con particolare riguardo per le rappresentazioni di scene quotidiane, come accade ad esempio nella “Danza nuziale all’aperto” e ne’ “Le sette opere di misericordia”. Il secondo figlio, invece, noto come il più mondano ed elegante, viaggia in Italia, collabora con Rubens ed è il primo importante pittore di fiori e di nature morte. Soprannominato Jan “dei velluti” per la sua capacità squisita di riproduzione dei tessuti, in mostra è illustrato con una ventina di opere tra le quali “La tentazione di Sant’Antonio nel bosco” e “Riposo durante la fuga in Egitto”, che mostra chiaramente la predominanza della natura. La tecnica e lo stile di Jan il Vecchio – cattolico che si distacca dal padre – vengono ripresi dal figlio Jan il Giovane attraverso le “Allegorie della guerra, della pace, dell’acqua, dell’amore, dell’olfatto e dell’udito”, seguendo le orme del padre.
Nel corso dei decenni il tema della vanitas – poi cara al Seicento quando prenderà dei toni lugubri – affiora proprio con le rappresentazioni floreali come in un’opera nella quale ad un cesto semplice con grande varietà di fiori freschi, si contrappone un vaso ornato che assomiglia ad un’urna con un bouquet sobrio, quasi un memento mori. Su questo tema mi piace ricordare un’opera esposta di Pieter Brueghel il Giovane, “Trappola per uccelli”, nella quale si mostra un delicato e triste paesaggio invernale – che ha in nuce la cosiddetta pittura naïf – metafora della fragilità della vita nella sua ambivalenza, per cui il ghiaccio è terreno di gioco come anche possibile preludio di una tragedia nel caso di rottura. Parimenti sulla destra della tela si vedono degli uccelli ripararsi dal freddo sotto un’asse di legno fissata con delle corde ad una casa, tetto sì per il freddo ma anche possibile trappola.
In mostra diversi artisti legati ed imparentati ai Brueghel che grazie ad un sistema di matrimoni ben congeniati assicurarono alla propria arte di veleggiare nel tempo: certamente la bottega con più lunga vita dei Paesi Bassi.

 

 

Chiostro del Bramante - via Arco della Pace 5, 00186 Roma
Per informazioni: telefono 06/916508451 - 06/68809035, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario di apertura: dal martedì al venerdì 10-20 (ultimo ingresso ore 19), sabato e domenica 10-21 (ultimo ingresso ore 20)
Biglietti: intero 12 €, ridotto 10 €, scuole 5 €, famiglia 30 €

 

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Ufficio stampa Arthemisia Group
Sul web: www.brueghelroma.it

 

 

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