Atomo Luce Energia, retrospettiva di Renzo Bergamo al Castello Sforzesco di Milano

Scritto da  Daniela Cohen Sabato, 23 Febbraio 2013 

"Atomo Luce Energia" è il titolo della mostra dedicata alle opere di Renzo Bergamo, artista scomparso nel 2004 a Milano senza che il suo genio fosse riconosciuto universalmente, come spesso accade coi grandi talenti. Nella prestigiosa sede del Castello Sforzesco, all’interno delle Sale Panoramiche, scorrono con 55 opere le immagini grandiose di una pittura modernissima che oggi, grazie ai tre curatori della mostra, permettono un dialogo che scorre ininterrotto fra il visitatore e la sensibilità dell'artista, inducendo a riflettere inesorabilmente sul tipo di visione che l’autore possedeva e sapeva trasmettere in modo così potente. I curatori sono Simona Morini, Professore associato di Teoria delle decisioni e dei giochi, Claudio Cerritelli, Professore di Storia dell’Arte contemporanea e Giulio Girello, Filosofo della Scienza e Professore. Questa mostra è stata inaugurata a gennaio e resta aperta al pubblico fino al 17 marzo 2013.

 

  

RENZO BERGAMO - Atomo Luce Energia
16 gennaio - 17 marzo 2013
Castello Sforzesco - Cortile della Rocchetta - Sale Panoramiche
Orari di apertura al pubblico: da martedì a domenica 9:00 - 17:30 (ultimo ingresso ore 17:00) - chiuso lunedì
Ingresso Gratuito

 


Renzo BergamoUn magnifico catalogo edito da 24OreCultura accompagna l’esposizione, che gode di un percorso cronologico per opere datate dagli anni ’60 fino alle ultime degli anni 2000, con video, foto e i commenti esclusivi di studiosi, scienziati e personaggi che apprezzano e offrono parole di lusinga. Come la lettera all’inizio del catalogo e firmata da Mina, una delle cantanti italiane più amate al mondo, che scrive: “Una vertigine. Se è vero come è indubbiamente vero, che non si dipinge, non si fa musica, non si scolpisce, non si canta con gli strumenti specifici ma con il cervello, mi sarei potuta facilmente innamorare della fiammeggiante mente di Renzo Bergamo… anche se non l’ho mai conosciuto. Renzo è un ordigno esplosivo, una bomba che ti lascia senza fiato e ti obbliga a riflettere, a pensare, a capire…”.
Senza saperlo, Mina ha espresso ciò che chiunque abbia conosciuto per davvero il Bergamo ha sempre pensato di lui. Eppure qui parlano di lui soprattutto studiosi d’arte e di estetica, quasi senza averlo mai incontrato. A parte Andrea Bisicchia, docente all’Università del Sacro Cuore e collaboratore decennale del Teatro Franco Parenti che scrisse su di lui e su altri artisti degli anni ’70 un bel libro che si accompagnò a una mostra d’arte collettiva per presentare il fenomeno dell’Astrarte, costola dello Spazialismo, a sua volta figlio del Futurismo. Poiché ora il Bergamo impressiona per la sua visione del Cosmo come fosse una capacità unica, dimenticando che già altri fecero lo stesso percorso in gruppo, come i pittori De Gasperi, Lattuada e altri, tutti amici di Renzo per giunta.
Per spiegare il paradosso della capacità espressiva che sembra offrire chiavi di alta scienza, dalla quantistica alla matematica ad altro ancora, Bisicchia afferma: “L’estetica significa trovare materiale per la creazione. L’artista ha bisogno di interrogare la natura e lo fa con la sua immaginazione, a differenza di chi opera nel campo delle scienze, come matematici e fisici. Lo stesso accade a teatro, dove si può mettere in scena uno spettacolo che tratti argomenti scientifici in vari modi e il pubblico non è tenuto a conoscere le formule matematiche, però gli si offre questa conoscenza. Così l’artista non offre formule matematiche ma immagini, così che il binomio arte-scienza venga compreso. Il mistero della figuratività di Renzo è la capacità di scegliere un soggetto, destrutturarlo e ricostruirlo, sempre alla ricerca del bello”. Le molte parole, frasi e scritti lasciati dall’artista potrebbero confondere ancor di più, ma sono frutto di autoanalisi, come quella bellissima, usata in copertina: “Io, figlio della Galassia.
Per scoprire un aspetto davvero nascosto di Renzo Bergamo ho realizzato quello che nessuno ha pensato di fare: ho trovato i parenti più stretti dell’artista e mi sono fatta raccontare parti della sua storia giovanile, quella che ha prodotto tutto ciò che poi è risultato, specie se si considera che, secondo molti, i quadri degli anni ’70 e ’80 sono fra i più interessanti in assoluto, benché quelli degli ultimi anni di vita siano i più riccamente colorati. Ho intervistato il fratello maggiore Gianni Bergamo, che ha parlato con ritrosia, per innata timidezza ma infine con l’orgoglio e l’affetto di chi ha da sempre apprezzato il congiunto. “Mio fratello era dotato di talento artistico fin da piccolo, era una cosa innata, aveva questa particolarità. Nostro padre dipingeva come hobby e in casa c’erano pennelli e colori. Anche una nostra zia era un’artista importante, viveva tra Venezia e Padova”.
Renzo BergamoChiedo di parlarmi anche della madre e così si scopre che “la mamma era una donna bellissima, veramente molto speciale. Ma a 37 anni ha avuto un brutto male e l’abbiamo persa, è triste. Fino al ’29 eravamo una famiglia benestante, avevamo case, ville e terreni ma la depressione prima e il crollo delle banche del ’35 ci ha mangiato tutto. Abbiamo perso tutto, anche in seguito ad affari mal condotti per cui io sono emigrato in Svizzera, dove mi sono sposato e ho vissuto 40 anni”. Aveva tentato di farci andare anche i fratelli, ma Renzo e Gino non riuscirono a resistere e tornarono in Italia. “Ho sempre lavorato” continua Gianni, “fino alla pensione. Poi sono tornato in Italia e oggi vivo a Como, mentre in Sardegna ho una porzione della casa che Renzo ha costruito per tutti noi fratelli, tanti anni fa. Ci vado d’estate, ormai è una seconda casa per noi. Renzo ci manca tantissimo”.
Mio padre” continua Gianni, “aveva idee molto diverse rispetto a Mussolini e a Hitler e abbiamo avuto delle storie coi fascisti e con le SS. Lui è morto a circa 50 anni per le difficoltà”. C’erano sei figli, quattro maschi e due femmine e i più grandi si occupavano dei più piccoli. Renzo, nato a novembre del 1934, era il penultimo ed è sempre stato molto attaccato alla famiglia di origine, sebbene la guerra prima e la vita poi li abbia separati. Sono sempre rimasti in contatto, come mi conferma la sorella Maria Bergamo, che vive a Como con le figlie e i nipoti. “Dipingeva sempre, Renzo, papà gli fece una mostra quando aveva appena 11 anni e a 13 già vinse dei premi. Faceva quadri di Gesù e della Madonna che ho ancora qui a casa, io. Eravamo molto attaccati, io ero più grande di lui di soli due anni, ci siamo sempre tenuti in contatto e visti. Lui mi adorava, mi portava regali, eravamo spesso insieme. Era generoso con tutti, era divertente e tutti gli volevano bene”.
Resta ancora Gino, il più giovane, residente a Piacenza ma grande compagno di giochi del fratello appena più grande di lui e per il quale aveva una specie di adorazione. I suoi ricordi sono molto vividi: “Nostro fratello Livio, il maggiore, era un tipo molto speciale che morì giovanissimo per colpa di cozze e ostriche, che venivano da Caorle coi pescatori in bicicletta. A quei tempi il tifo non si curava ancora e lui se n’è andato in una notte. Credo che siano stati i dispiaceri a portarsi via pure papà; prima le camice nere, poi le camice rosse hanno depredato la nostra casa, siamo rimasti nudi e crudi. Papà era un ottimo artista e durante la prigionia in campo di concentramento aveva iniziato a dipingere, proprio per le conoscenze fatte là: pare ci fossero grandi artisti. Papà trasmise a Renzo le sue conoscenze, imparate dai grandi artisti durante la prigionia: gli ha insegnato le tecniche del colore, dono che Renzo ha sempre portato avanti, aggiunto al dono che aveva in se, cioé la capacità di mescolare i colore, renderli visibili. Questo ha portato Renzo a rendere armoniosa la sua pittura”.
Eccoci a parlare con Gino del Renzo pittore: “Da giovanissimo imparò a usare il pennello e a quei tempi si girava, si facevano mostre in tutti i paesini del Veneto dove lui riscuoteva un buon successo, per il tempo di allora. E un ricordo molto significativo che conservo è quello di un ambasciatore d’Israele a Roma, che nostro padre aveva sottratto dalle mani degli Ustascià. Era successo che in Croazia, durante la guerra in Jugoslavia, papà tagliò con la sua spada da bersagliere un orecchio a un Ustascià. Lui era un ufficiale e ha liberato questo uomo, che poi è diventato un diplomatico, riuscendo a farlo fuggire. Dopo, finita la guerra, mio padre ha scoperto che questo personaggio era a Roma in Consolato e gli ha inviato per regalo un quadro di Renzo e lui in cambio gli ha mandato 5000 lire, tutti fogli grossi, enormi pagine di denaro in lire dell’epoca!”. Insomma la sua pittura piaceva sempre? “Non solo” ricorda sorridendo Gino. “Renzo piaceva su tutta la linea, a uomini e donne, era simpatico e tutti se lo contendevano alle feste, era molto richiesto perché era molto di compagnia e tutti lo trovavano così divertente. Credo che abbia regalato disegni e ritratti a mezza Italia!”.
E’ vero” conferma Gianni. “Era molto buono, molto umano. E’ un genio della pittura, ho qui delle chine, cose stupende, ritratti di mia moglie che sono cose splendide. Noi Bergamo abbiamo avuto un cognome che in passato ci ha creato dei problemi e oggi, se Renzo lo tramanderà con la sua arte, sarà una cosa bella. Ne sarebbe tanto orgogliosa pure Evelina, nostra sorella scomparsa pochi anni fa, come se non avesse potuto sopportare il fatto di non poter più rivedere nostro fratello Renzo”. Lui, però, il figlio della Galassia, non andrà mai via da questo mondo finché ci saranno sue opere a ricordarcelo non solo in questa Milano dove lui ha vissuto tanti anni ma in qualsiasi altro luogo da lui visitato, poiché sapeva amalgamarsi e fare amicizia ovunque, ridere e fare lo scemo, era generoso e donava i suoi schizzi più sbalorditivi. Ecco perché non è mai diventato famoso con la sua arte: era troppo parte della sua vita reale e quindi senza prezzo.

 

 

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Elisa Lissoni, Ufficio stampa 24ORECultura
sul web: www.mostrarenzobergamo.it

 

 

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