Atina - Festival delle Storie, Valle di Comino, 24 agosto 2014

Scritto da  Lunedì, 25 Agosto 2014 

Giornata ispirata alla carta dei Tarocchi della Ruota, metafora del tempo ciclico e in particolare della bicicletta che va sufficientemente veloce da essere un mezzo di trasporto e al contempo lenta da poter vedere e gustare il cammino. Con la formula Radio livres, Vittorio Macioce, ideatore, organizzatore e direttore del festival ha intervistato Elisabetta Bucciarelli che scrive di parole. La scrittrice milanese ha presentato il suo ultimo libro, "Scrivo dunque sono". Al centro della riflessione la forza della parola e il suo potere evocativo l'associazione con la fiaba. Se seguono delle regole le parole muovono i corpi, quindi il mondo. Così accade in un campo da calcio dove i bambini si allenano e l'allenatore li spinge ad immaginare cosa fa un porcellino di fronte al lupo: l'uno corre e l'altro rincorre e i bambini come per magia si muovono.

 

Il movimento promosso dalle parole crea delle mappe che non sono già il territorio, ma il percorso, il proprio posizionamento e la propria via per procedere nella vita.

Ci sono delle parole feticcio per Elisabetta? "Tra le mie parole totem c'è la cura, la capacità di asserisce la responsabilità, la fatica della parola che è costruzione. L'abbandono invece mi affascina, ma mi disturba perché è ambiguo. Nella forma attiva dice di un movimento che provoca dolore, nella versione passiva afferma la possibilità di affidarsi e di fidarsi di qualcuno è di qualcosa".
Il tema della parola e della fatica spinge a interrogarsi sulle parole tabù molte delle quali sono legate al corpo.

Al termine le note di Seba Pezzani, traduttore e musicista che con la musica ha rappresentato la capacità di internazionalizzare e di rendere universale la parola. La musica non è che la parola del vento che è vibrazione e movimento.

Articolo di Ilaria Guidantoni

TOP