Assemblages, restituzioni e metamorfosi – GLAB (Milano)

Scritto da  Lunedì, 27 Novembre 2017 

“Assemblages”, restituzioni e metamorfosi, la mostra di Michela Fontana al GLAB dal 16 al 24 novembre, racconta la creatività di una matematica che recupera oggetti rifiuto per realizzare opere d’arte. Ben oltre l’idea dell’assemblaggio, del collage, del riciclaggio, colpisce la visione di quest’artista neofita che “vede quello che altri non vedono”.

 

“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”: è su questa massima di Antoine Lavoisier che si fonda l’ispirazione artistiche di Michela Fontana che ho incontrato nello spazio suggestivo di GLAB a Milano in occasione della sua mostra “Assemblages”, nell’ambientazione di uno show room dedicato a creativi del mondo casa. Michela Fontana è arrivata all’arte relativamente di recente, dopo essersi laureata in matematica, una vita dedicata alla ricerca “concettuale”, al giornalismo scientifico successivamente, quindi alla scrittura, basti ricordare il testo Matteo Ricci, un gesuita alla corte di Ming (dopo il suo lungo soggiorno in Cina pubblicato, che ha ottenuto il Grand Prix de la Politica nel 2010) quindi Nonostante il velo, libro che nasce dopo gli anni trascorsi a Riad, la sua opera più recente. Il suo avvicinamento all’arte, spontaneo, da autodidatta, nasce a Creta, isola greca dove ha una casa con il marito e ama trascorrere lunghi periodi. E’ lì che comincia a raccogliere detriti, oggetti dimenticati, gettati via sulla spiaggia, da un orsacchiotto di pezza, una testa di bambola, pezzi di legno colorati delle imbarcazioni e tanto altro. Comincia così a frequentare anche le discariche e raccoglie quello che alcuni mettono via per lei, dagli amici, ai carrozzieri: scarti che trovano una nuova vita. Quello che è sorprendente, a mio parere, è che non si tratta solo di un recupero decorativo, un riciclaggio artistico: è arte autentica, sotto forma di collage a guisa di bassorilievo, gli assemblage, o totem, quasi macchine o costruzioni fantastiche, nel solco del tratto cubista o anche pop, più di recente. Interessante è il processo, la visione che la Fontana intravede nello scarto come Michelangelo nella pietra, alla quale aggiunge creatività fino a dare forma all’opera e conferire un titolo che quasi sempre arriva alla fine come un suggello. C’è “Medusa”, con i capelli-serpenti fatti di riccioli di feltro scarti di lavorazione; o “Agamennone”, nato da una lamiera tagliata nella quale l’artista rintraccia appunto la maschera del sovrano il cui originale è esposta in un museo greco; o ancora degli oggetti metallici nei quali intravede un cannocchiale che però è fittizio, quindi si parla di “Visioni illusorie”.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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