ArteFiera 2018 – Fiera (Bologna)

Scritto da  Lunedì, 05 Febbraio 2018 

Il punto sul contemporaneo italiano, si conferma la scelta della nuova guida

Mosaico ricco e vivace concentrato sul mondo italiano, il dominio incontrastato del nord in termini di presenza – Milano in testa – e un panorama articolato tra Emilia-Romagna e Toscana. La scelta è il contemporaneo per eccellenza, la ricerca fotografica al centro con proposte variegate, un ritorno al colore e all’attenzione all’artigianalità.

 

Dal 2 al 5 febbraio si è tenuta la quarantaduesima edizione della mostra mercato di riferimento per l’arte contemporanea italiana che conferma la sua scelta di campo mettendo l’accento sul panorama nazionale non solo e non tanto per la scelta degli artisti quanto delle gallerie. Più che una scelta auto promozionale si tratta forse di focalizzare l’attenzione su quello che accade nel Paese anche in termini di quotazioni e di mercato in generale. In termini geografici di distribuzione delle gallerie si ripete quanto già visto nel 2017 con toni se possibile rafforzati: l’assoluta prevalenza italiana, affiancata da alcune gallerie straniere con una base sul nostro territorio.
Sono 182 gli espositori che hanno partecipato di cui 152 gallerie, 10 operatori che lavorano tra editoria e manifatture dentro il contenitore Printville e 20 tra editori e istituzioni. La mostra mercato è articolata in una main section all’interno della quale c’è la sotto sezione Modernity con una selezione di gallerie che hanno scelto ad esempio piccole personali di autori, come la galleria Maurizio Corraini che ha esposto Giosetta Fioroni con un grande lavoro dedicato al dolore infinito inferto alle donne, una sorta di collage in forma di alto rilievo. A fianco della quale la sezione Solo show con mostre monografiche e la sezione Photo a cura di Andrea Pertoldeo con Pamela Breda e Luca Incannella.
E’ sempre il nord in testa, come accennato, con Milano alla guida, una presenza rilevante di Torino, forse una presenza diminuita del nord-est. Vivace la partecipazione, anche in questo caso sulla scorta di quanto avvenuto nella precedente edizione, di Bologna e dell’Emilia-Romagna e di Firenze e la Toscana, due regioni che mostrano la policentricità delle gallerie sul territorio. Roma nel 2018 cresce nella presenza bolognese, con alcune conferme, e ingressi nuovi nello stile, sintomo forse che il contemporaneo si è affermato con più forza nella Capitale. Scarsa ancora la presenza del sud, forse anche per ragioni logistiche e di costi, vista la congiuntura, con qualche punta isolata.
La direzione di Angela Vettese, conferma la linea scelta nella precedente edizione puntando sul contemporaneo oltre la divisione classica tra moderno e contemporaneo. L’allestimento è quindi più fluido ma nello stesso tempo l’obiettivo è puntato al presente e alle nuove tendenze, Il “classico” del Novecento è piuttosto legato alle scelte dei galleristi che seguono le mostre in corso e così il confine tra ieri e oggi si stempera. E’ il caso di Guastalla Centro Arte con il suo tributo a Marino Marini a pochi giorni dall’apertura della retrospettiva al Guggenheim di Venezia.
Si incontrano tra i “classici” le opere dinamiche di Futurballa, i teatrini di Fausto Melotti, i generali con le nappe di Enrico Baj e ancora le piazze metafisiche di Giorgio De Chirico fino all’Avanguardia e alla Transavanguardia. Ci sono i grandi nomi che si ritrovano in diverse gallerie come Mario Schifano, Alighiero Boetti con i suoi arazzi, Carla Accardi, Lucio Fontana, ma anche l’arte optical forse più presente che in altre edizioni. Anche Michelangelo Pistoletto è una firma che si incontra più volte come nello spazio espositivo dello Studio di Ettore Guastalla, accanto a Emilio Isgrò e alla sua produzione “storica” degli anni Sessanta e Settanta del Novecento e le sue celebri cancellature che non censurano ma diventano un atto creativo, facendo affiorare quello che è negato, nascosto.
Un mosaico del Novecento con il suo passaggio dal moderno al contemporaneo è presente nella Galleria Farsetti di Prato, storico punto di riferimento a livello nazionale per i collezionisti.
Nell’edizione precedente avevamo notato l’ingresso massiccio della fotografia e delle installazioni. La tendenza si mantiene anche se la mostra di Bologna mette in gioco molta pittura, scultura, e gioca meno sulle performance anche fotografiche. Dopo anni di minimalismo e di bianco e nero si assiste anche ad un ritorno al colore, alla matericità che gioca sugli spessori delle superfici e sul gusto ritrovato del disegno che sembra entrare anche nella foto. La fotografia in qualche modo diventa pittorica e, talora, cinematografica. E’ questo il caso di Edouard Taufenbach, giovane artista francese di 28 anni, che pure ha sposato con la Galleria Spazio Nuovo di Roma il tema della memoria, letta attraverso interpreti giovani. Le opere del fotografo sono una prima in Italia che saranno esposte a Parigi nel novembre prossimo. Si tratta di un lavoro sul cinema franco-italiano degli anni Sessanta quando c’era una maggiore mobilità degli attori del grande schermo. Da notare in questo caso la tecnica e la lavorazione in sale d’argento di grande pregio per la gamma dei grigi e anche dei neri, ormai rara. Di tutt’altro genere il lavoro del fotografo veneto Marco Maria Zanin (classe 1983) che recupera il mondo rurale senza puntare sull’elemento caratteristico, al limite lacrimevole quanto realizzando dei totem, anche in ceramica, con gli arnesi e attualizzandoli in un rigore essenziale. Recente la sua personale, tra maggio e giugno 2017, “Dio è nei frammenti” alla Galleria Civica di Modena con il supporto di Spazio Nuovo.
Sempre nell’ambito fotografico interessante lo stand di Metronom di Modena che propone il duo Christto & Andrew con la serie Muddey Waters, due artisti, rispettivamente portoricano il primo, sudafricano il secondo, che hanno scelto di vivere e lavorare a Doha, nel Golfo del Qatar, facendosi contaminare dalle influenze locali, mescolate allo spirito pop del loro sguardo che esplora la bellezza attraverso ritratti e oggetti di uso comune come un vecchio telefono con i numeri arabi. Nel 2016 sono stati esposti a Milano allo spazio Marras, Nonostante Marras per il Photovogue Festival.
Di tutt’altro genere la raffinatezza di Mataro da Vergato, nome d’arte di Stefano Armati, originario di un paese della Porrettana, sull’Appennino emiliano, che “disegna” gioielli preziosi attraverso la composizione di corpi umani. Una sorta di Arcimboldo della raffinatezza, le sue foto sono composizioni di corpi a guisa di spille, corone, collane, di singolare ricercatezza. In contemporanea la mostra personale alla galleria Spazio Testoni di Bologna.
La galleria Battaglia di Milano propone una rosa di sculture in cortèn, ferro e legno, anche di grandi dimensioni. Salta all’occhio il lavoro di Dzamonja, il più grande scultore della ex Jugoslavia, un croato nato nel 1928, morto nel 2009, del quale tra l’altro è in mostra il bozzetto in legno per quella che doveva essere la più grande moschea del mondo a Bagdad che poi non è stata realizzata.
Tra le varie iniziative, segnalo il Progetto Design contro-Design della galleria Edoardo Secci di Firenze che presenta un allestimento ispirato al design degli anni Sessanta, una sorta di salotto che accoglie il visitatore, e riflettere il boom economico, con Milano capitale della rivoluzione del design: nascono le prime riviste di arredo e una serie di aziende di dimensioni contenute come Cassina, Flos, Artemide, Kartell. Si rivoluziona il gusto e la cultura dell’abitare: il ’68 farà da spartiacque con il decennio successivo, che lascerà spazio alla sperimentazione con un pioniere come Ettore Sottsass che ha giocato un ruolo centrale nel passaggio dalla normalità alla radicalità del design. A Firenze e a Pistoia ci sarà una forte sperimentazione, rispettivamente, dopo l’alluvione del 1966 con la nascita del Movimento Radicale fiorentino e la mostra “Superarchitettura” sorte di manifesto del design pop. Firenze, pur lontana dalle realtà industriali del Nord, diventa il centro della rivoluzione culturale del design che Secci oggi richiama con un lavoro, oserei dire, di memoria proiettiva.
In termini di investimento, oggi l’arte più che in passato – come ha dichiarato Angela Vettese in un’intervista – ha un valore in termini economici e risponde a regole di mercato. Dopo il boom delle quotazioni degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, si è assistito ad una crisi che oggi vede soprattutto una grande fluttuazione, con deprezzamenti e improvvise impennate. Soffre soprattutto il mercato del “classico”, dei grandi nomi del contemporaneo che ormai sono nei libri di storia dell’arte. Molto sta guadagnando il mercato della fotografia che a Bologna con una rapida indagine sembra promettere guadagni interessanti.

BolognaFiere S.p.A.
Viale della Fiera, 20 - I - 40127 Bologna

Articolo di Ilaria Guidantoni

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