Andrea Collesano racconta le sua “Balene”

Scritto da  Ilaria Guidantoni Sabato, 04 Maggio 2013 

Dal 27 aprile al 2 giugno. Un artista raffinato, un artigiano del lavoro, in controtendenza con la voglia di stupire a tutti i costi, ma non per questo privo di passione. La china è la sua tecnica prevalente nella quale cerca di perfezionarsi in modo meticoloso e che gli consente di scendere nelle profondità, tuffandosi in quel mare che ama tanto per portare in alto e far volare le sue balene. La sua arte minuziosa racconta l’amore per la ricerca dei valori simbolici degli animali e delle culture. Nel prossimo futuro c’è una sfida: aumentare le dimensioni della sue tele mantenendone la preziosità e aggiungere il colore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Balene” di Andrea Collesano
Galleria Barbara Paci
Piazzetta del Centauro, Pietrasanta – Lucca

 

 

BalenaAbbiamo incontrato questo artista all’inaugurazione della mostra “Balene” nella Galleria di Barbara Paci, attenta agli artisti giovani, se non giovanissimi, per portare alla luce ricerche non usuali e percorsi nuovi, che accompagna con allestimenti scenografici e cataloghi attenti al lettore. Per “Balene” ha scelto una copertina che diventa un poster, dando la possibilità a chi non può permettersi di acquistare un’opera di gustare comunque l’arte.
Andrea Collesano ci ha raccontato che è nato a Pontedera (la città che ospita la Piaggio e il suo museo), classe 1980, e ha studiato al Liceo Artistico di Lucca, dove ha scoperto la sua passione per il disegno; ha scelto così di frequentare la Scuola di Belle Arti di Firenze, invece che quella di Carrara, “proprio per l’orientamento alla pittura più specifico rispetto alla vocazione alla scultura della seconda, legata alla tradizione e alla vicinanza della cave di marmo”. Oggi vive a Forte dei Marmi ed è quindi di casa nel borgo degli artisti, Pietrasanta, “una scelta legata alla disponibilità di una casa di famiglia, ma anche alla passione che ho per il mare e che coltivo ed esprimo nei miei lavori”.
Ci facciamo accompagnare in questo percorso tra balene ed altri animali e l’artista tiene a sottolineare la scelta di un titolo semplice e didascalico per questa mostra che privilegia un soggetto e una tecnica, abbastanza inusuale, la china. Cominciamo proprio da quest’ultima. “E’ il modo di lavorare prevalente, ci racconta, anche se non l’unico. Nel mio laboratorio amo sperimentare e cimentarmi anche con la scultura. Fa però parte del mio carattere essere perfezionista ed esercitarmi, almeno per il pubblico, in una modalità finché non ne rimango soddisfatto, come - ammetto - in questo caso”. Anche il supporto sul quale opera è particolare: carta antichizzata artigianalmente e cornici trovate nei mercatini o comunque realizzate di propria mano con le tonalità più neutre del legno.
Tutto parla di artigianalità, applicazione, in un mondo sempre più virtuale e pronto a colpire, ad aggredire. Trovo nei suoi lavori un grande raffinatezza, delicatezza, un sapore antico, a volte difficile da avvicinare.
“Mi piace non prendere in giro chi guarda le mie opere e offrire comunque un lavoro di pregio e di studio che semmai può non piacere. Sicuramente però le mie opere non sono ‘fatte male’, con superficialità. E’ vero che c’è un mio essere controtendenza. Lo sono sempre stato, fin da ragazzo, quando andavo con mio padre per i mercatini di antiquariato dei quali era appassionato e preferivo ad un giocattolo un oggetto antico, una mascherina dipinta a mano”.
BalenaGuardando i suoi lavori penso al tempo di esecuzione e alla pazienza, due dimensioni molto inattuali. “Mi piace fare una cosa per volta, portarla a termine e immergermi pienamente in essa ma non mi manca il gusto della sperimentazione”.
Il mare e gli animali, guardando anche altri cataloghi, sono protagonisti e poi c’è questa strana, mi consenta, passione per le balene. “Gli animali, tutti gli animali, sono il mio soggetto favorito e mi piace cercarne il valore simbolico come della tartaruga che in molte culture è adorata quale simbolo di saggezza, lentezza, longevità, quindi ben augurante, ma anche di energia che si raccoglie e si sprigiona in colei che porta con sé la casa. Le balene poi per me hanno un fascino particolare anche perché sono tante, dalla balenottera azzurra, alla megattera che canta al capodoglio e anch’esse hanno molti significati e in alcune culture sono divinità. Per questo, pur essendo le regine degli abissi, le faccio volare, nella loro apparente pacatezza, togliendo loro il peso della mole”.
Sono così sospese, tra chiavi - uno dei simboli ricorrenti per la duplicità dello strumento che può ad un tempo aprire e chiudere - ed ex voti - e guardano dall’alto il mare schiumoso con fari e alberi sullo sfondo.
Tornando indietro, come nasce la vocazione per la pittura? “Inizialmente era il mio sfogo: dipingendo faccio dei viaggi e l’auspicio è che le persone capiscano questo mio essere in cammino, una proposta di evasione, di prendere il tempo di un respiro, fermarsi con una leggerezza che non è superficialità. C’è bisogno in questo periodo così convulso e vuoto di un tempo della sospensione. E’ questo il mio messaggio e forse anche il mio modus operandi: lavorare con l’umiltà dell’accudimento e del rispetto della tela anche se l’idea è istintiva. Ad esempio non faccio mai disegni preparatori, a dire il vero anche per ragioni tecniche: la china sulla matita tende a scivolare e sarebbe meno assorbita dalla carta; inoltre il lavoro risulterebbe ancora più lungo”.
Quali progetti a breve, se ci sono? “Ce ne sono sempre molti nella mia testa. Prossimamente vorrei aggiungere colore, tornare al colore che utilizzavo nei primi lavori; e dilatare le dimensioni senza perdere la minuzia del particolare. L’impresa è ardua perché la china comporta un lavoro lungo”.

 

 

Intervista di: Ilaria Guidantoni
Sul web: www.barbarapaciartgallery.com

 

 

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