5X15 Italia

Scritto da  Domenica, 22 Novembre 2015 

A Milano va in scena la creatività giovane

5X15 è un appuntamento originale nel panorama milanese che ogni mese unisce cinque persone per raccontare le loro vite, passioni e ispirazioni: casi singolari e di successo che possono essere, se non modelli, stimoli. A Milano in scena sono andati alcuni giovani e giovanissimi che testimoniano quanto creatività e cultura possano diventare opportunità di lavoro.

 

L’iniziativa è nata a Londra cinque anni fa con l’obiettivo principale della circolazione e dello scambio di idee e di esperienze e si fonda su un’unica regola, gli interventi di ogni persona o team non possono superare i 15 minuti. Ne risulta una sorta di tableau vivant molto dinamico che guarda alle nuove tecnologie e all’interazione con il pubblico e la proiezione di immagini e video, in molti casi, a metà tra lo spot e il teatro. Il debutto a Milano è stato due anni fa e ha già raccolto un centinaio di protagonisti tra scrittori, produttori, filosofi, artisti e molti altri che hanno voluto condividere idee, scoperte, traguardi raggiunti e riflessioni.

Il 18 novembre scorso la serata ha esordito con Tommaso Maria Neri, 14, torinese e Noemi Sassatelli, detta Sassa perché il suo nome non le è mai piaciuto di Castel Guelfo, vicino Bologna, speaker di Radio Immaginaria. Si tratta della prima, nonché unica, web radio per soli adolescenti in Europa che oggi conta 220 speaker, 22 sedi in Italia e ormai una sede anche a Montreal, Londra e Bruxelles e trasmette in tre lingue. Nato come uno spazio aperto, di libertà e senza freni inibitori, riservato agli adolescenti dagli 11 ai 17 anni, dal quale gli adulti sono tenuti rigorosamente fuori, oggi attrae il mondo dei grandi e non è un caso che Radio Immaginaria si stata invitata a raccontare la propria esperienza a Expo 2015 e al Giffoni Festival. I protagonisti, in tono pop, decisamente agguerriti, con una disinibizione tipica dell’età prendono in giro il pubblico e gli adulti riflettendo sull’adolescenza e sulle definizioni altisonanti da Treccani di un’età complicata e difficile ma anche di quella fase della vita dove sembra che proprio la tempesta ormonale garantisca un funzionamento “speciale” del cervello, unico. E’ così che da un paesino del bolognese proprio reagendo all’idea del rischio della marginalizzazione nasce un’esperienza creativa che ora nel territorio ha trovato la propria sede centrale e scandisce al ritmo del rap “adolescenti indipendenti che cercano pace, adolescenti dipendenti dai mi piace”.

Di tutt’altro stile l’esperienza di Alessandro Ferrari, milanese, classe 1995 che due anni fa in un momento di cambiamento sente il bisogno di mettersi alla prova e parte per tre mesi per andare in India a Calcutta per fare volontariato con i bambini e realizzare un reportage fotografico dove la storia delle persone, l’attenzione al sociale si intrecciano, tanto che al suo ritorno stampa molte foto e le invia alle persone che ha incontrato occasionalmente lungo il suo tragitto. E da quelle immagini per le quali è conosciuto con il nome d’arte di Alecio e forse anche per il contatto empatico che ha avuto con quel territorio grazie alla NGO indiana con la quale ha collaborato che ha deciso nella vita di fare il fotografo. Perché le vocazioni nascono anche così, nell’emozione di un momento e nell’ascolto di chi ha una visione mentale oltre che una lingua completamente diversa dalla tua.

La scommessa della musica classica per il futuro è la sfida di Luca Buratto, nato a Milano ventidue anni fa che ha vinto il 2015 Honens Prize Lureate dell’Honens Internazionale Piano Competition a Calgary, in Canada. E’ un premio prestigioso anche dal punto di vista economico che in qualche modo gli ha cambiato la vita e che gli permetterà ingaggi per le prossime tre stagioni in Nord America e Canada. La sua riflessione è stata sul talento, e sulla difficoltà di misurarsi con una capacità che non può essere solo tecnica soprattutto ad alto livello dove la selezione in tal senso è già una garanzia. Luca ha provato a smontare quell’immagine un po’ fiabesca che all’esterno ha il musicista, come incarnazione di un mestiere per eletti. In effetti – ha raccontato «è come alzarsi la mattina e trovare in casa l’ufficio e rimanere quasi tutto il giorno accanto l proprio strumento che diventa una scrivania, studiare, ripetere, superare i momenti noiosi e trovare, quando non inventarsi, degli stimoli nuovi per andare avanti.» Oggi il problema principale di un pianista di musica classica è il pubblico dal quale dipende totalmente il proprio futuro. La scommessa è tutta nell’interpretazione e nel linguaggio che garantisca un’empatia e una vicinanza al di là dell’esecuzione virtuosistica. Tra l’altro è anche in questo spirito e per questo spirito che ha deciso di partecipare a questo concorso perché più attento all’aspetto emozionale. Uno dei problemi della carriera pianistica, ha evidenziato, è quello spirito di competizione che diventa una lotta contro gli altri, che fin da bambino si cerca di inculcare a chi suona.

L’ultimo intervento è stato di Jethro Bronner, nato ventiduenni fa nella Dergle Valley in Natal, Sud Africa, appassionato di macchine e “alfista” convinto con studi giornalistici e, come racconta, molto entusiasmo. E’ così che ha intrapreso in solitaria un’avventura unica che lo ha portato da Dargle in Sud Africa a Dargle in Irlanda a oltre 23mila chilometri di distanza alla guida della sua Alfa Romeo Giulia Sprint GT del 1964 che lui stesso ha restaurato. Chi volesse seguirlo, per il momento virtualmente, può visitare il suo blog http://dargletodargle.com o instagram all’indirizzo http://instagram.com/jethrojamesbronner.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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