Un autore molto letto, molto discusso ma poco rappresentato. Si potrebbe leggere così il ritratto di Oscar Wilde, l’autore de Il ritratto di Dorian Gray”, “Il fantasma di Canterville” e molti altri classici, che sembra trovare poco spazio al di fuori delle antologie scolastiche. Se come romanziere la sua fortuna è evidente, come drammaturgo risulta poco frequentato dai registi teatrali, almeno in Italia. Al Teatro Elfo Puccini di Milano il merito di aver riscoperto e valorizzato l’opera dell’autore inglese, dedicandogli addirittura una maratona teatrale nei primi giorni di dicembre con la messa in scena di ben tre opere: “Atti Osceni”, “Il fantasma di Canterville” e “L’importanza di chiamarsi Ernesto”.

Dal 24 ottobre al 5 novembre. Elio De Capitani, a due secoli esatti dalla sua ideazione, propone al Teatro Elfo Puccini una lettura scenica di “Frankenstein” per cercare di capire il presente e il futuro, superando l'orizzonte della pura attualità e facendo affiorare anche il desiderio di indagare l'infinita stratificazione di stimoli che ci offre il romanzo di Mary Shelley.

Dal 4 al 9 aprile. Considerata una delle migliori commedie di Brecht, scritta nel 1940 a guerra da poco iniziata, Mr Pùntila e il suo servo Matti fu rappresentata per la prima volta quando Brecht rientrò in Europa dall’esilio negli Stati Uniti, dapprima a Zurigo nel 1948, e poi scelta per inaugurare nel 1949 la prima stagione del Berliner Ensemble. Ferdinando Bruni e Francesco Frongia portano sulla scena la commedia “popolare” del drammaturgo, che nella loro versione diventa anche musicale, rivolgendo al contempo l’attenzione alla tematica del capitalismo e delle disuguaglianze sociali.

Ritorna in scena uno dei cavalli di battaglia del Teatro della Cooperativa, “Mai Morti”, con Bebo Storti protagonista di un monologo scritto e diretto da Renato Sarti. “Mai Morti” è uno spettacolo che fa discutere, arrabbiare, divide, emoziona e commuove. Con una scrittura evocativa (una sorta di affabulazione nera), Renato Sarti ripercorre la nostra storia recente attraverso i racconti di un uomo mai pentito, per riflettere su quanto - in Italia - razzismo, nazionalismo e xenofobia siano ancora difficili da estirpare.

È un giardino illuminato che emana un’aria frizzante quello che Ferdinando Bruni mette in scena al Teatro Elfo Puccini di Milano, nel nuovo allestimento 2015/2016. Un intenso lucore rivela aspetti inediti di un’opera che la tradizione ci ha abituato a percepire cupa, tradendo forse le intenzioni dello stesso Cechov che la considerava, invece, una commedia. E nella regia di Ferdinando Bruni, che ha curato anche la traduzione dell’opera, con la supervisione di Rosa Molteni Grieco, i toni comici sono ben visibili anche nella sostanziale fedeltà alla storia della decadenza dell’aristocrazia russa.

Presentata alla stampa e al pubblico la nuova stagione teatrale del Teatro Quirino Vittorio Gassman che punta ad un ventaglio di proposte variegate confermandosi come “Teatro POP”, attento alla tradizione senza perdere di vista i linguaggi della contemporaneità.

Dal 12 al 17 aprile. "La palestra della felicità" è una tragicommedia nonsense alla ricerca di un senso: la ricerca della felicità di un’umanità in cammino. Che cerca l’amore per poi trovare la morte, perché la morte “buca”, lo schermo si sottintende. Teatro nel teatro al tempo dei videogiochi dove gli esseri umani diventano marionette tecnologiche. Il testo di Valentina Diana, interpretato da Elena Russo Arman e Cristian Giammarini, è un gioco violento e ironico, perfino autoironico, ma non per questo clemente. Una regia che mette tutto in mano agli attori, soprattutto all’interprete femminile, notevole.

Sino al 31 dicembre, sul palco del Teatro Elfo Puccini di Milano, va in scena uno spettacolo da non perdere, uno di quelli che incanta da subito grandi e piccoli, per la comicità, la sapiente miscela di straniamento e partecipazione, ed il messaggio pacato ma profondo di libertà: “Mr Pùntila e il suo servo Matti. É stato scritto da Bertolt Brecht nel 1940 in pieno esilio finlandese, insieme all’attrice ed autrice Margarete Steffin e alla scrittrice Hella Wuolijoki, l'ideatrice del personaggio di Pùntila. Fu la prima pièce di Brecht ad essere rappresentata in Germania nella Berlino del 1949, al suo ritorno dall'esilio. Ferdinando Bruni, che firma con Francesco Frongia la regia, è un Mr. Pùntila perfetto: arbitrario, tiranno o socievole a seconda dell'alcool ingerito. Si muove in tuba e frac, ora con la leggerezza dell'ubriaco, ora con la pesantezza mentale dell'uomo d'affari.

Una versione della Tempesta in forma di one-man show, quella concepita da Ferdinando Bruni e Francesco Frongia in scena all'Elfo Puccini sino al 24 maggio, popolata da una corte di inquietanti fantocci che danno corpo a tutti gli eroi, gli uomini e gli spiriti del capolavoro shakespeariano. La Tempesta è l'ultima opera di Shakespeare, un addio al teatro, all'arte, alla vita, un distacco sereno, una riflessione sui temi dell'amore, del perdono e della morte. Tutto si compie, si chiudono i conti, si rimarginano le ferite e si garantisce che il miracolo dell'amore perpetui la vita dopo di noi. Le tempeste si placano, le parole tacciono e diventano musica, le marionette tornano nelle loro casse, le navi ripartono e l'isola dove Prospero ha ordito le sue trame torna a essere dominio degli spiriti.

All’Elfo Puccini, dentro ad una giungla addomesticata, dal 20 gennaio al 1 febbraio è tornato in scena “Improvvisamente, l’estate scorsa” di Tennesee Williams con la regia di Elio De Capitani, il quale per la seconda volta, dopo l’avventura di Un tram chiamato desiderio, interroga l’universo di Williams. “Qui ho messo in scena Williams da un punto di vista molto interno della sua scrittura teatrale, esasperandone e portandone fino in fondo il lirismo disperato” scrive il regista.

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