"Shoreline" dei Lazy Deazy: la loro musica sa di sfida, sfrontatezza, skag boys di trainspottiana memoria e lotta alla noia coi pugni in tasca.

“Hope”, di Giovanni Scasciamacchia Trio with Fabrizio Bosso: la semplicità intrisa di virtuosismi, la maestria nel travestire i ritmi, la dolcezza che si fa jazz.

[al volo] Fieramente schierati contro la complicazione musicale, i Big Mimma interpretano il cantautorato togliendo di mezzo quasi tutti gli accordi. Se ne lasciano un paio a canzone, sono pure troppi, e dobbiamo farceli bastare. Non credo sia questione di tirchieria perché altrove, in liriche e ritmi cantati, sono generosi. Comunque, nel Cd in oggetto: “Lu stampatu”, ci si annoia oltre misura e il motivo è fondamentalmente armonico. Non c'è sviluppo, struttura, fantasia che osi affacciarsi oltre la strofa. Avessero almeno una melodia imperdibile. Insomma: i Big Mimma avranno anche una mission ma io non riesco a capire quale sia.

[al volo] Una scura taverna, atmosfera quasi familiare e un vocione da paura. Per gli amanti del blues dovrebbe bastare. Alcune canzoni sono cover di musicisti famosi, altre – quelle più belle – sono del duo Bobby Soul e fanno venire la pelle d'oca. Con “Live at Mag Mell” siamo di fronte ad una voce importante che merita registrazioni e gruppi di suono più abili a testimoniare la profondità vocale di Alberto De Benedetti.

FRANCY - Essere (San Luca Sound, 2013)

Scritto da Lunedì, 02 Giugno 2014

[al volo] Francy canta il suo bisogno di realtà, il suo bisogno di certezze contro un mondo infarcito di relativismo opportunista e vuoto d'amore. Per farlo, Francy ha scelto uno stile categorico e intransigente basato su un lessico che fa perno sull'infinito del verbo per attraversare, col suo forte messaggio, il tempo. Mi piace questa battaglia a favore dell'affetto, del sentire profondo, della comunione di spirito. Ma, finché non arriva una grossa maturazione musicale, le belle parole non bastano. Aspettiamo speranzosi.

[al volo] Niente da fare: il mondo degli anni '70 brillava di una luce così sfolgorante da abbagliare più o meno tutti quelli che vi hanno avuto a che fare. Ancora oggi, validi musicisti come Larry Manteca (al secolo Alessandro Paiola) testimoniano il proprio amore per gli anni che furono proponendo colonne sonore fittizie, nel senso che non c'è un film cui fanno riferimento ma sono belle come quelle da cui hanno preso vita. Mi inquieta l'arte copiativa, non afferro fino in fondo la necessità di resuscitare i morti. Ma percepisco il talento e dico: comunque bravi.

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