Con "Il linguaggio dei fiori" Giuseppe Palazzo si conferma musicista dotato, ispirato, intimo come pochi per la quotidianità che trasuda, lontano dalle scelte di clamore e dal sentiero del facile consenso.

Andrea Tich e le sue strane canzoni di “Una cometa di sangue” si schiudono come fiori in estinzione: un doppio album da ascoltare con “un po’ di tempo a disposizione”.

Ora lo dico: Le Forbici di Manitù sono un gruppo di geni accomunati dal dolore artistico, vicini all’approssimarsi di un’apocalisse: follia autentica!

I figli illegittimi degli Oasis vengono dal Lazio e si chiamano 15 Minutes of Shame: il loro “Scrambled Eggs” è un disco fresco e divertente, ma anche troppo lungo.

Lorenzo Malvezzi ha talento: scrive bene, canta bene, suona bene. Le sue “Canzoni di una certa utilità sociale” sono la giusta descrizione del nostro quotidiano vivere.

Nel debutto discografico dei Dagomago si respirano diverse sonorità accompagnate da testi forti e di denuncia sociale. Evviva la Deriva, a discapito del nome, resta a galla e getta le basi per un futuro molto interessante.

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