Sanremo 2019, il trionfo di Mahmood

Scritto da Domenica, 10 Febbraio 2019

Arrivederci a Sanremo 2019 che incorona Mahmood, seguito al secondo posto da Ultimo e da Il volo al terzo posto. Voci al centro, trionfo di ospiti con una conduzione lenta.

La serata più attesa, almeno in sala stampa, è stata indubbiamente all’insegna dell’abbondanza con 56 artisti sul palco e il super ospite Luciano Ligabue, re della serata, pur con qualche eccesso. D’altronde questo festival è stato il trionfo degli ospiti. Il ritmo finalmente è stato trovato con meno parole e più focus sugli interpreti. Finalmente anche Claudio Bisio ha trovato lo spazio giusto per valorizzare la propria capacità con un monologo, diventato poi a due voci, tra un padre e un figlio, con il rapper Anastasio vincitore di X Factor.

La notizia è sulla scenografia visto che sono iniziati i lavoro per la realizzazione del nuovo Auditorium Franco Alfano, compositore napoletano morto a Sanremo nel 1954 (conosciuto soprattutto per aver completato le ultime due scene della “Turandot”, l’ultima opera di Puccini, nel 1926), che dovrebbero essere conclusi in sei otto mesi.

Seconda serata più rilassata per i conduttori che sembrano sciogliersi. La conduzione però non decolla, lenta, prolissa, in stile varietà demodé, tutto si allunga e si avvita su se stesso senza capire perché come la gag della punteggiatura di Claudio Bisio e Baglioni che ha ‘bisogno’ addirittura di due canzoni per spiegarsi. Due professionisti di qualità come Claudio Bisio e Virginia Raffaele non trovano la quadra tra di loro. Il primo trova slancio solo con l’entrata di Michelle Hunziker e il duetto funziona con un bell’affiatamento; mentre la stessa Raffaele, lasciata sola ritrova se stessa. Questa scelta conferma che i comici non funzionano in altri ruoli e vengono schiacciati non riuscendo neppure a far ridere. Non è una pecca del duo ma della regia.

Primo incontro in sala stampa che registra un grande ascolto con share al 49,5%, più di 10 milioni i telespettatori: Tg1 da record.

Il ritorno delle canzoni al centro nel 2018, porta la parola al centro del 2019, quasi troppo. Parole, parole…forse troppo raccontato, troppi ospiti per quello che si annuncia un festival tradizionale molto pop che guarda un po’ al passato. Buona, sembra paradossale, l’attenzione ai giovani. Rapper e trapper che però scelgono altro o un mix per Sanremo. Qualcosa di un po’ visto, le esibizioni vocali sono migliori di quelle canore, con un’attenzione equilibrata tra amore, sentimenti e impegno o comunque attenzione al sociale. Si punta tutto o quasi sull’ammiccamento, importante è che funzioni in radio, quasi una smania di ricerca di consenso. Una volta per 24 canzoni, oltre ospiti e gag, non basta proprio per capire cosa valga la pena.

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