In barba ai giovani cantautori e ai cantanti napoletani che vivono di rotocalchi piuttosto che di musica, Nino D’Angelo, 50 anni appena compiuti, porta in scena uno spettacolo live intenso, magico e che solo un’artista con la A maiuscola è capace di fare.

 

 

 

Le emozioni stasera sono palpabili. Arrivano dritte al cuore in nome della musica.

Sul palco il vero re della canzone napoletana: Nino D’Angelo.

In barba ai giovani cantautori e ai cantanti napoletani che vivono di rotocalchi piuttosto che di musica, Nino D’Angelo, 50 anni appena compiuti, porta in scena uno spettacolo live intenso, magico e che solo un’artista con la A maiuscola è capace di fare.

Due ore di musica piene, senza pause, accompagnato da una band numerosa, contornata da una Sala Sinopoli decisamente sold-out.

Ore 21:20, la magia ha inizio. Una colomba spicca il volo dietro il maxi videowall. Si elevano le dolci note di “Il compleanno”, brano di apertura dell’ultimo disco “Gioia nova”. E’ il delirio.

“Spero di farvi divertire” dice Nino “Facendovi ascoltare i brani del mio nuovo disco e gli altri successi”.

“Odio e lacreme” è una delle canzoni di denuncia che Nino D’Angelo ha composto negli ultimi anni: “la musica può dare voce a chi non ce l’ha”. Dietro immagini di guerra. Davanti, emozioni a fior di pelle.

“La mia vita non è stata mai tranquilla. Ho sempre dovuto cambiare direzione” e menzionando Peter Gabriel, al quale si è ispirato per un suo brano, Nino continua: “Sono amareggiato per come va il mondo. Ho scritto questa canzone non solo per me, ma per tutto il mondo”. La musica riparte, le note di “Maletiempo” invadono il teatro. E’ magia.

Il suo sguardo verista si posa sull’attuale situazione di Napoli: “Napoli la fanno sempre vedere piena di immondizia. Ma la cosa vera è che molti si sono dimenticati di questa città”. La giusta introduzione per “Bella”, l’inno degli inni di Napoli. L’inno ad una città, che seppur senza braccia, è capace di abbracciare i suoi abitanti. Manco a dirlo, sullo sfondo fa bella mostra di se il golfo di Napoli.

A ruota seguono “A storia ‘e nisciuno”, la ritmata e solare “Brava gente” (tratta da “Il ragù con la guerra”) e l’evergreen “Fra cinquant'anne”, intrisa di melodia e sentimento.

“’Na mamma” è il brano che ha incantato il pubblico italiano nella trasmissione “Uomo e Gentiluomo”. Una struggente canzone, solo voce e pianoforte. Toccante.

Col suo ritmo trascinante arriva “Marì”, presentata a Sanremo 2002. “Da tanto tempo non scrivevo una canzone d’amore così”, dice Nino, introducendo “Libero”, brano del suo nuovo disco.

Fedele alla tradizione, Nino D’Angelo si sbizzarrisce in un medley di classici napoletani: il pubblico (formato da famiglie, signori e ragazzi) si scatena sotto le note di “Maruzzella”, “Tu vuò fa l'Americano”, “Lazzarella”, “Luna rossa”, “’O Sarracino”, “Funiculì funiculà”. “Le canzoni che nessuno potrà mai toglierci”, commenta Nino.

Dopo il medley della tradizione, arriva quello dei grandi classici del suo vasto repertorio: “Nun tengo ‘o curaggio”, interpretata in chiave quasi dance, mentre manda in visibilio “Sotto e' stelle”, romantica e toccante (cantata anche in spagnolo). Bellissima la versione di “Chiara”, esemplare “Pronto sì tu?”, “Forza campione”, la sanremese “Vai” e l’inno di intere generazioni e canzone emblema di Nino D’Angelo: “’Nu jeans e ‘na maglietta”.

Il pubblico vaneggia. Scene di isteria collettiva che non vedevo da tempo. Il pubblico, napoletano e non, che canta a squarciagola, raggiungendo l’apoteosi con un urlo che spacca in due la sala: “E ddaje Nino!”.

Un vero artista che ha tenuto il palco come pochi. Uomo sensibile e solare allo stesso tempo, Nino D’Angelo ha saputo emozionare con la sua semplicità e compostezza, anche con qualche fuori programma, salendo in piedi sul pianoforte.

“Senza giacca e cravatta” è il preludio alla fine del concerto, chiuso con “’Nu napoletano”, singolo tratto da “Gioia Nova”.

Un saluto svelto, prima di sparire dietro le quinte per non essere sommerso dalla folla in delirio.

Questa sera Roma ha accolto degnamente l’unico e vero re di Napoli.

Grazie ancora Nino.

 

 

 

 

 

Articolo di: Ilario Pisanu

Sul web: www.ninodangelo.com - MySpace

Il live al Palalottomatica di Roma è stato entusiasmante. Un Robert Smith felice e in perfetta forma ha regalato ai tanti presenti (era sold out!) un concerto di 3 ore e 10 minuti, ripercorrendo ben 30 anni di carriera e anticipando 3 inediti del nuovo disco in uscita a maggio.

 

 

 

Il “4Tour 2008” della band di Robert Smith approda in Italia per due date: il 29 Febbraio a Roma e il 2 Marzo a Milano.

Il live al Palalottomatica di Roma è stato entusiasmante. Un Robert Smith felice e in perfetta forma ha regalato ai 12000 presenti un concerto di 3 ore e 10 minuti, ripercorrendo idealmente ben 30 anni di carriera.

Il live si apre con l’opener al quale Smith è più affezionato: “Plainsong”. Luci e scintillii invadono il palco, caratterizzato da una scenografia ricca di luci e da un maxi-schermo sul fondo sul quale passano immagini a tema sul brano (spesso tratte dagli art work dei dischi).

Il concerto prende subito vita, con un susseguirsi di canzoni che toccano più album, anche se Smith lascia a casa “The Top”, “Faith”, “Bloodflowers” e il sempre più bistrattato “Wild Mood Swings”.

Moltissimi invece i brani tratti da “Wish” (1992) e “Disintegration” (1989), in un susseguirsi di emozioni: “Lovesong”, “To Wish Impossible Things”, “Pictures of You”, “Lullaby”, “From the Edge of the Deep Green Sea”, e “Friday I'm In Love”, intramezzati solo dall’ottima esecuzione di “Push” e da uno dei tre brani inediti presentati al concerto, la solare “Please Project”.

Gli altri due inediti, tratti dal nuovo album che dovrebbe vedere luce a Maggio 2008 (l’uscita è rimandata da più di un anno), sono stati la splendida ballata “A Boy I Never Knew” (sbucata dal cilindro di “Bloodflowers”?) e la funkeggiante “Don’t Say Anything (Freak Show)” dal testo particolarissimo e cantata da Smith quasi totalmente di spalle al pubblico.

Tanti i singoli conosciuti, che prendono il volo con la triade “Friday I'm In Love”, “Inbetween Days” e “Just Like Heaven”, che infiammano i presenti, prima di chiudere la prima parte con la particolare versione di “Wrong Number” (spurgata dai ritmi elettronici) e con l’esibizione più bella e toccante della serata che arriva con “Disintegration”.

Ben 3 sono i bis che Smith & Co. concedono ad un pubblico molto più eterogeneo del solito, che vede trentenni e quarantenni a braccetto con quindicenni. Molte meno maschere di cera. Meno rossetti sbavati. Un po’ di capelli corvini al vento. I fans dei Cure stanno cambiando volto. Ma la grinta e la fede restano le stesse.

Il primo rientro è un classico: “At Night”, “M”, “Play For Today”, “A Forest”. La partecipazione del pubblico è alle stelle, anche se l’esecuzione di “A Forest” perde un po’ nel finale.

La seconda rentree è un inno alla parte pop dei Cure, nella quale bene si incastra l’inedito “Don’t Say Anything (Freak Show)”. Lo sbigottimento generale arriva però sulle note di “Close To Me”, quando le movenze da bradipo di Smith si trasformano in ironiche danze a tempo di musica.

Pubblico in delirio. Smith da incorniciare.

Peccato che il secondo bis non abbia incluso “Gone!”. L’avrei sentita bene all’interno del gruppo di canzoni proposte.

Il terzo e ultimo bis ha in seno i brani che meglio rappresentano i Cure dal vivo. Sono i brani che la gente vuole sentire ai loro concerti. Sono i pezzi che mai e poi mai mancheranno nelle loro esibizioni live. “Boys Don't Cry”, “10:15 Saturday Night”, “Killing An Arab”, con l’aggiunta delle belle sorprese “Jumping Someone Else's Train” e “Grinding Halt”.

Un live intenso, che se da un lato ha privilegiato brani pop e più conosciuti, dall’altro ha regalato interpretazioni grandiose, grazie a uno Smith in perfetta forma vocale e grazie al lavoro di arrangiamento dei brani che, senza più tastiera, assumono connotati differenti.

Robert Smith ha vinto ancora la sua sfida. Sold out senza un album che faccia da traino al tour.

Perché Smith è Smith. Qualsiasi cosa suoneranno mai i Cure.

 

 

 

 

 

Scaletta del concerto:

Plainsong, Prayers For Rain, A Strange Day, Alt.end, The End of the World, The Walk, Lovesong, To Wish Impossible Things, Pictures of You, Lullaby, From the Edge of the Deep Green Sea, Please Project, Push, Friday I'm In Love, Inbetween Days, Just Like Heaven, Primary, A Boy I Never Knew, Us or Them, Never Enough, Wrong Number, One Hundred Years, Disintegration

 

1st encore: At Night, M, Play For Today, A Forest

2nd encore: Lovecats, Hot! Hot! Hot!, Let's Go To Bed, Don’t Say Anything (Freak Show), Close To Me, Why Can't I Be You?

3rd encore: Boys Don't Cry, Jumping Someone Else's Train, Grinding Halt, 10:15 Saturday Night, Killing An Arab.

 

 

 

 

 

THE CURE sono:

Robert Smith: voce, chitarre

Simon Gallup: basso

Porl Thompson: chitarre

Jason Cooper: batteria

 

Sul web: www.thecure.com

 

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