Verdena, il nuovo album è "Endkadenz Vol.1"

Scritto da  Mercoledì, 28 Gennaio 2015 

Un nuovo disco dei Verdena è sempre un movimento, una ricerca, una via di fuga dalla prevedibilità.

Se "Wow" era un’esclamazione quasi categorica, anche se piena di rifrazioni, qui sono i sussurri e le grida, mica solo vocali, a fare da miccia agli incendi di ogni brano. Il brio del risveglio si contrappone al sonno della decadenza. La lotta, magari disillusa, all’accettazione di tutto quello che capita. I Verdena non abbandonano il loro modo di fare e intendere la musica: lo testimoniano ancora una volta le parole, che non sono mai state così amalgamate ai suoni, al punto da rendere la voce, a tutti gli effetti, uno strumento completo, che non scivola più di lato, ma resta spesso al centro della scena sonora.

"Ho una Fissa" vola in alto, sostenuto dal vigore della musica, per poi farsi inghiottire dai tasselli musicali e melodici di "Puzzle". Gli spazi interiormente pop di "Un po’ esageri", le ossessioni di "Sci Desertico", il continuo e laborioso contrasto fra la melodia e il ritmo, meglio, fra il richiamo della limpidezza e la discesa verso l’opacità, fra armonia e distorsione sono la linea che porta da una traccia all’altra, senza cali di tensione, elettrica ed emotiva. “Endkadenz Vol.1” è un viaggio in cui ogni nota, ogni inflessione del canto e ogni deviazione si accompagnano senza sovrapporsi: il "Nevischio" che impasta i pensieri e i sentimenti apre, improvvisamente, la porta a un intreccio in cui l’elettrico, l’acustico, la sovrapposizione e la rarefazione sono messe lì, fianco a fianco, con effetti incandescenti. Non ci sono preminenze, fra la batteria, il basso, la chitarra, tutti gli strumenti che vengono utilizzati perché una canzone suoni bene: conta, decisamente, la coralità.

Apocalittico, magari – lo mostrano bene il tono di "Rilievo" e i suoi ricami vocali sciamanici, la malinconia dei sensi di "Diluvio", che diventa malinconia delle forme, le pulsazioni di "Derek" – ma tutt’altro che disintegrato. Nel battito in dissolvenza di "Vivere di Conseguenza", nelle circospezioni soniche di "Alieni fra di noi", nell’eleganza, tutt’altro che ruvida, di "Contro la Ragione" ci sono anche i semi del cambiamento, rispetto a quelle che sono le strade percorse fino ad ora da Alberto, Luca e Roberta. Nessuna rivoluzione – e perché mai si dovrebbe rivoluzionare un percorso già di per sé così ostinatamente ricco e vasto? –, ma un deciso affinamento verso un orizzonte sempre più ipnotico malinconico e corrosivo, se serve. "L’inno del Perdersi" sottolinea questo nuovo equilibrio, fuori dagli schemi troppo rigidi e dai riferimenti troppo obbligati di molti altri.

Il futuro magari non è radioso (vedi "Funeralus", che comunque apre la porta a suggestioni, di nuovo, profonde, inattese), ma i Verdena lo canteranno ancora, nel modo migliore: non per sfida, ma semplicemente per attitudine.


Fonte: Fleisch

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