Il tour italiano di Jimi Hendrix nel 1968 rivive alla Triennale di Milano

Scritto da  Martedì, 22 Maggio 2018 

Dal 17 maggio e fino al 3 giugno, la Triennale di Milano espone su due grandi pareti una mostra dedicata all'evento del tour italiano di Jimi Hendrix, considerato come uno dei massimi chitarristi, voce unica nel mondo del rock e del blues e autore di brani memorabili, che si svolse a maggio del 1968. Sono state esposte immagini dell'epoca, alcune foto del concerto tenutosi al Piper Club di Milano e ce ne sono diverse scattate ai concerti avvenuti a Roma e Bologna. Oltre ai pannelli di immagini sui muri di un lungo locale adiacente al Cafè Design, che si trova di fronte al Parco Sempione, in Triennale sono esposte pure delle bacheche contenenti giornali d'epoca, riviste, biglietti di spettacoli e altre memorabilia. Ci sono anche testimonianze di diversi artisti che ricordano quei concerti indimenticabili, come Renzo Arbore, Ricky Gianco, Maurizio Vandelli, Dodi Battaglia e tanti altri.

 

La mostra resta aperta al pubblico gratuitamente fino al 3 giugno e vale la pena farci un salto considerando che anche numerose altre mostre della Triennale sono pure tutte gratuite. Il 23 maggio ci sarà una serata unica dedicata alla musica, un evento intitolato 'A Tribute to Jimi Hendrix. Qui e ora, 50 anni fa' dove si potranno ascoltare alcuni artisti come Stan Skibby e un Eugenio Finardi, da poco insignito del 1° Premio alla Carriera dedicato a Pascoli per la musica e la consegna avverrà in Romagna l'8 agosto a San Mauro Pascoli, nella Villa Torlonia Parco Poesia Pascoli. Ma a Milano, mercoledì 23 maggio, Finardi si esibirà non solo coi suoi pezzi più amati dai giovani di tutti i decenni ma anche in brani del grande Jimi. Da vedere, passando dal Giardino della Triennale oppure, pagando €10, passando dall'ingresso dell'Old Fashion.

La mostra è curata da una coppia inedita, Enzo Gentile e Roberto Crema, i quali assieme all'esposizione hanno realizzato un libro, edito da Jaca Book, intitolato “Hendrix '68 – The Italian Experience”. Enzo Gentile, noto giornalista esperto musicale e produttore di festival molto interessanti, autore di diversi libri, ovviamente di migliaia di articoli e di tanto altro ancora, si è visto affiancato dall'entusiasta Roberto Crema, uno dei più sfegatati fan di Hendrix, fondatore e curatore del blog Jimi Hendrix Italia, maniacalmente interessato a collezionare qualsiasi cosa sia appartenuta al musicista, scomparso sfortunatamente nell'età in cui tutte le grandi star ci hanno lasciato: a 27 anni. Nato a Seattle il 27 novembre 1942, Jimi infatti morì, per motivi mai chiariti fino in fondo, il 18 settembre 1970 a Londra.

Quello del maggio '68 non solo fu il primo ma anche l'unico tour che Jimi Hendrix avrebbe dedicato all'Italia; non molto tempo dopo il suo incredibile e meraviglioso trio, 'The Jimi Hendrix Experience', composto oltre che dal giovane cantante e chitarrista americano, dagli inglesi Noel Redding al basso e Mitch Mitchell alla batteria, si sarebbe sciolto. Hendrix si sarebbe avvicinato molto più a una musica swing, rock e rhythm'n'blues afroamericana mentre il trio che lo aveva reso celeberrimo in tutto il mondo possedeva un sapore british dal carattere fortemente psichedelico e controcorrente, per quanto unico e innovativo. Milioni di fan si sono divisi se fosse stato un bene o un male ma questo è quanto accadde.

Nel 1969 al Festival di Woodstock, primo raduno oceanico con giovani provenienti da ogni dove in nome della pace, dell'amore e della musica, Hendrix eseguì una versione personalissima dell'inno nazionale americano. Si stava trasformando in un personaggio non solo visionario, artisticamente parlando, ma anche in un contestatore autorevole in un periodo in cui nasceva il movimento di Potere Nero e le questioni razziali provocavano grandi tensioni sociali negli Stati Uniti. Il suo ultimo gruppo, Band of Gypsys vedeva solo musicisti di colore: Billy Cox al basso e Buddy Miles alla batteria, coi quali produsse grandi momenti musicali di eccellenza.

Tornando a noi, il volume che si accompagna alla mostra ha una prefazione di Carlo Verdone, l'attore che ha dichiarato il suo amore per Jimi Hendrix in un film che ha lasciato il segno, 'Borotalco', dedicato all'esibizione del gruppo al Teatro Brancaccio di Roma. Era il 24 maggio 1968 e, scrive Verdone, “quando partirono le prime note l'impatto fu straordinario, nonostante un'acustica del teatro e un tipo di amplificazione forse non all'altezza. Jimi avrebbe meritato di più ma intanto con la sua chitarra aveva scatenato l'inferno, devastante, con una precisione e una sicurezza assolute, senza guardare lo strumento, tranquillo e con un portamento esemplare”. Senza ombra di dubbio, Verdone afferma che, quella sera, quel teatro “era il posto in cui essere, un'occasione da non lasciarsi sfuggire, che attirava anche oltre il circuito degli appassionati di musica”.

E non si è fermato a 'Borotalco': nel 1992 Verdone gira e interpreta 'Maledetto il giorno che t'ho incontrato' dove, dovendo l'interprete scrivere una biografia del grande musicista, Carlo finisce col creare un film che lo stesso regista dichiara essere “un grande omaggio dall'Italia a Hendrix”. Voglio ricordare che a Milano il Piper Club si trovava esattamente adiacente alla Triennale e in seguito diventò il 'Teatro dell'Arte', oggi inglobato all'interno della stessa Triennale. Questa mostra celebra una serie di ricordi, tra cui la mitica chitarra di Jimi, una Stratocaster bianca, i suoi abiti coloratissimi, i suoi riccioli neri con le mèches bionde ma specialmente i suoi modi gentili, per bene. In realtà Jimi ha dimostrato, a chi ha potuto frequentarlo per un po', di essere innanzitutto una persona dolce ed educata, nonostante uno dei suoi manifesti più famosi lo mostrasse come una specie di pericoloso uomo nero.

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