Tears of Sirens, il loro primo Ep è "The Abyss"

Scritto da  Domenica, 25 Gennaio 2015 

Le sirene odierne non seducono con echi fascinosi e fuorvianti, ma spendono lacrime di dolore o preannunciano catastrofi: spandono suoni eterei figli della purezza, per poi condurre nella quiete prima della tempesta, in un’epifania dell’inatteso e fin in fondo al baratro, così come in un cammino di rinascita.

È quello che raccontano senza bisogno di parole i Tears of Sirens, duo composto da Fabio Properzi (già voce degli Ameba 4 e autore Sugar, attivo nei Kinky Atoms e nei Kubriq, oltre che come solista) e dalla talentuosa thereminista Giulia Riboli nel loro primo EP, intitolato "The Abyss", già in vendita su Bandcamp, e in uscita ufficialmente venerdì 23 gennaio 2015. Le tracce della vocalità umana, presente con i cori avvolgenti e nostalgici di Properzi nel primo brano, Nonsense, e con la voce in loop di Giulia Riboli nel singolo "Nebula" scompaiono completamente nei successivi quattro brani, in cui è il theremin a narrare stati di calma apparente e l’ineluttabilità di un cambiamento, lo sconvolgimento e la catarsi. Questo strumento, fonte di inesauribile suggestione e liberato tenacemente in questo progetto da qualunque patina tradizionale, dà così voce alla speranza, si fa lamento, canto dolente e malinconico, che cattura e ammalia l’ascoltatore.

Il theremin è qui perno di sonorità cinematiche e dolcissime, evanescenti e cangianti, in un connubio sperimentale ed evocativo di elettronica, pianoforte, basso e cajon che combina e oltrepassa etichette di genere quali trip hop, ambient e dream-pop e in una ricerca che non è mai fine a se stessa, ma associa tecnica e anima per sonorità pensose, sognanti e struggenti, sospese tra l’abisso e nuovi mondi possibili, anche “oltre l’infinito”, per citare il brano di chiusura dell’EP, "Beyond the Infinity". Quello dei Tears of Sirens è un progetto strumentale originale ed elegante, che con il suo portato di sonorità siderali e delicate saprà incantare l’ascoltatore e accompagnarlo nella riflessione. Ecco infatti come il duo illustra la scelta del moniker (e alcune idee cardine dell’EP):

“In principio le sirene rappresentavano delle grandi attrazioni per l'uomo. Suoni celestiali evocanti abissi profondi, echi e dolci lamenti ammaliavano l'uomo ingannandolo, abbagliandolo, facendogli perdere il senso del tempo ed il lume della ragione. Le sirene oggi si tramutano in suoni di allerta, di guerra: dove si sentono sirene passano morte e distruzione. L'avidità ed il potere, la corsa sfrenata all'oro nero: l’uomo viene costantemente abbagliato da questi richiami e, negli abissi del suo 'Io', si consuma la perdita della ragione. Vale veramente la pena sporcarsi le mani di sangue? Non siamo forse parte di qualcosa di più grande? Fino a che punto il lusso e il potere rendono liberi? L’evoluzione non è considerabile tale se ci ha reso schiavi. Laddove esiste un lume, si può tornare in superficie, in cerca della serenità più pura e candida, tornando ad essere liberi, pur essendo servi di noi stessi”. Com’è noto, il theremin è dotato di un fascino quasi “misterioso” e “magico”, dato che si suona senza mai toccarlo: con i movimenti delle mani nell’etere, avvicinandosi o allontanandosi dalle due antenne dello strumento, il thereminista ne controlla intonazione e volume.


Fonte: Violet

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