Son Lux e White Hinterland live per due concerti in Italia

Scritto da  Sabato, 22 Novembre 2014 

Un doppio concerto, il 2 dicembre al teatro Miela di Trieste e il 3 dicembre al Lanificio 159 di Roma. Una serata di lirismo e musica suonata e sofferta sul palco.

Una nuova scena che arriva in Italia con due nuovi artisti americani che ben rappresentano l'idea di tornare ad una musica dove al centro innanzitutto esiste l'uomo e la sua espressività ed intorno tutto quello che si può percorrere e sperimentare con al servizio la nuova tecnologia digitale. Son Lux e White Hinterland fanno parte di questa scena, sono in primo luogo "autori" che scrivono i propri testi, che scrivono la propria musica senza ammiccamenti, senza mediazioni. Sono in secondo luogo figli del nostro tempo e quindi creano utilizzando i mezzi odierni a loro disposizione e che ne esaltano il talento e l'originalità. Un'elettronica quindi al servizio della musica suonata e sofferta, niente di più lontano dalle fredde e sintetiche esibizioni di giovani nerd dietro ad un computer portatile.
 
Ryan Lott, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Son Lux, è un giovane musicista trasferitosi e New York e propone un sofisticato post-rock e alternative pop molto originale partendo dalla composizione elettronica ed imbastendo arrangamenti che si fanno via via sempre più complessi. Vuoti e pieni si alternano mentre la particolare tensione melodrammatica sale come in una colonna sonora di un film dove da un momento all'altro temi di trovarti a faccia a faccia con qualcosa di tremendo o perlomeno di inaspettato. E in effetti Ryan Lott e i fidi Rafiq Bhatia alla chitarra elettrica e Ian Chang alla batteria, grazie un'esecuzione molto ricercata e alla loro eccellente predisposizione strumentale, riescono ad intessere sia dal vivo che nell'ultimo ottimo album "Lanterns" una trama molto convincente ed interessante. La loro musica al primo ascolto potrebbe sembrare anche un tantino pretenziosa ma è con sorpresa che alla fine ci si accorge di essere stati presi e trasportati pienamente in quel mondo fatto di indolente sofferenza e di trasporto lirico.

Son Lux ha pubblicato il suo album di debutto "At War with Walls & Mazes" nel 2008 seguito da "We Are Rising" nel 2011. Con l'ultimo album "Lanterns" del 2013 ha convinto critica e pubblico e si è ritagliato di diritto il suo posto nella scena dei nuovi autori da seguire con attenzione. Nel 2014, Son Lux ha rilasciato un EP di brani rielaborati da "Lanterns", tra cui una versione di "Easy" con la voce di Lorde. Un beat elettroacustico che avrebbe fatto invidia al miglior Tricky d'annata con la voce di Lorde che si insinua malignamente tra arrangiamenti di tromboni e sonagli. E' anche membro del progetto parallelo "Sisyphus" insieme a Serengeti e Sufjan Stevens. Son Lux ha collaborato con una vasta gamma di artisti importanti sia nel mondo della musica indie/alternative/hip hop che con compositori e istituzioni del mondo classico. Si è esibito alla Carnegie Hall con il Young People’s Chorus of New York City, tenuto una settimana di repliche al Teatro Joyce con la Stephen Petronio Dance Company, suonato con la Indianapolis Symphony Orchestra e ha condiviso il palco con Laurie Anderson, Philip Glass, Kate Davis, e Dose One. Il curriculum di Son Lux comprende inoltre la partecipazione a diverse colonne sonore di film, in particolare "Looper" (2012) per il quale ha sviluppato le orchestrazioni e gli arrangiamenti e "The Disappearance of Eleanor Rigby" (2013).

Nelle ballate acerbe, ma succose, del primo progetto denominato Wind-Up Canary e in quelle inedite a nome Vessel, la “cantautrice” e pianista americana Casey Dienel aveva già messo in mostra le sue credenziali dal ricco patrimonio lirico. Scelto lo pseudonimo di White Hinterland, l'artista ha affinato le sue strategie aggregando piano, soul ed elettronica con solide strutture ritmiche e melodiche, che evocano sia il candore soul di Carole King che la forza magnetica di Fiona Apple e Tori Amos. I toni insidiosi e perniciosi della sua splendida voce restano il marchio di fabbrica più evidente della sua musica, ma il sound si è fatto più robusto e complesso: fiati e breakbeat ormai infettano il lirismo dell’autrice e il canto si è leggermente modificato verso toni più grezzi e grevi, concentrando energia e dolcezza in una tecnica vocale che distorce dizione e pronuncia per asservire le parole a uno stile che mette insieme jazz, soul e samplers elettronici. Avventuroso e mai prevedibile, il suo ultimo album “Baby” offre enigmatiche e oscure ballad dai frangenti psichedelici e quasi orgiastici. Pur maneggiando diversi elementi, Casey Dienel regge sempre le fila delle sue creazioni con intensità e atmosfera. Un album corrosivo e mai remissivo, che segna un altro passo avanti per Casey Dienel, avventuroso e ricco di promesse, per un futuro che appare ancor più luminoso.


Fonte: Dna concerti

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