Duetti, più arte meno parole - Sala stampa “Lucio Dalla” in collegamento dall’Ariston (Sanremo)

Scritto da  Sabato, 09 Febbraio 2019 

La serata più attesa, almeno in sala stampa, è stata indubbiamente all’insegna dell’abbondanza con 56 artisti sul palco e il super ospite Luciano Ligabue, re della serata, pur con qualche eccesso. D’altronde questo festival è stato il trionfo degli ospiti. Il ritmo finalmente è stato trovato con meno parole e più focus sugli interpreti. Finalmente anche Claudio Bisio ha trovato lo spazio giusto per valorizzare la propria capacità con un monologo, diventato poi a due voci, tra un padre e un figlio, con il rapper Anastasio vincitore di X Factor.

 

Per quello che riguarda i numeri lo share è stato del 46,11% in linea con la terza serata e da sottolineare il trend di ascolti, che cresce sensibilmente, in particolare tra i giovani, obiettivo di questa edizione che ha puntato molto sui giovani interpreti.

I duetti sono certamente la cifra migliore del festival di Baglioni con l’idea di vestire le canzoni con realizzazioni sceniche, anche se spesso sono stati compiti ben eseguiti che hanno impreziosito le canzoni senza riuscire a scardinare l’impianto dell’esecuzione singola. E’ Nek per me il vero vincitore dei duetti con Neri Marcorè, non tanto per la scelta di un interprete dalla qualità artistica versatile - lo sono stati quasi tutti - ma perché non sono solo due voci accostate quanto una nuova sintassi che ha cambiato il volto della canzone in forma scenica. Indovinato.

Anche Ultimo e Fabrizio Moro trovano la quadra, due ex vincitori del festival 2018 - Moro con Ermal Meta che ha duettato con Simone Cristicchi, anche loro ai vertici della classifica in edizioni passate - e la canzone, che ha qualcosa di melenso e una mano troppo calcata sul ritornello, prende il ritmo. Lo stesso Daniele Silvestri riesce a distendere il testo, che arriva più chiaro, con le inserzioni di Manuel Agnelli. Nell’equilibrio generale è molto rock Achille Lauro con Morgan, scelta che sicuramente piace. Francesco Renga sfodera insieme a Tony Bungaro un’étoile della danza come Eleonora Abbagnato e il ballerino Friedman Vogel, ma non va oltre uno spettacolo gradevole un po’ estetizzante che non fa volare la canzone. Lo stesso accade a Il Volo con l’eccellente violinista Alessandro Quarta, impreziosisce, ma non decolla. Arisa con i Kataklò e l’ex voce degli Spandau Ballet, rende il brano ancora più televisivo e ammiccante e lo sovraccarica, per quanto funzioni. I Negrita con Ruggeri e Roy Paci funzionano in modo armonico. Un eccesso di enfasi per Loredana Bertè, duetto al femminile con Irene Grandi, due artiste che si sposano perfettamente; la canzone sarebbe potuta nascere così, ma le voci aggressive e la presenza un po’ ingombrante delle due con dei tratti sguaiati involgariscono il brano, il duetto lo appesantisce. Sulla vittoria di Motta e Nada - dietro la Sugar, etichetta di Caterina Caselli, indipendente, non nuova ad aggiudicarsi vittorie, qualcuno maligna - non mi pronuncio: la sala stampa in generale dissente o meglio resta con un grande punto interrogativo.

Le polemiche in generale sono quotidiane e per dovere di cronaca citiamo le contestazioni al brano di Achille Lauro che conterrebbe riferimenti, un incentivo, all’uso di droga. A sollevare il dubbio che sia "un inno all'ecstasy" è di nuovo Striscia la Notizia che lo aveva accusato di plagio nei giorni scorsi. Rolls Royce, titolo della canzone in gara, sarebbe infatti il nome con cui viene definita una pasticca di ecstasy. Non sono mancate le critiche della sala stampa alla Giuria d’Onore.

Stasera l’esordio è con Daniele Silvestri, quindi Anna Tatangelo, Ghemmon, Negrita, Ultimo, Nek, Loredana Bertè, Francesco Renga, Mahmood, ex-Otago, Il volo, Paola Turci, The Zen Circus, Patty Pravo e Briga, Arisa, Irama, Achille Lauro, Nino D’Angelo e Livio Cori, Federica Carta e Shade, Simone Cristicchi, Enrico Nigiotti, Boomdabash, Einar e Motta.

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni

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