Al via Sanremo 2019, parole al centro e voglia di radio

Scritto da  Mercoledì, 06 Febbraio 2019 

Il ritorno delle canzoni al centro nel 2018, porta la parola al centro del 2019, quasi troppo. Parole, parole…forse troppo raccontato, troppi ospiti per quello che si annuncia un festival tradizionale molto pop che guarda un po’ al passato. Buona, sembra paradossale, l’attenzione ai giovani. Rapper e trapper che però scelgono altro o un mix per Sanremo. Qualcosa di un po’ visto, le esibizioni vocali sono migliori di quelle canore, con un’attenzione equilibrata tra amore, sentimenti e impegno o comunque attenzione al sociale. Si punta tutto o quasi sull’ammiccamento, importante è che funzioni in radio, quasi una smania di ricerca di consenso. Una volta per 24 canzoni, oltre ospiti e gag, non basta proprio per capire cosa valga la pena.

 

Siamo solo all’inizio con una grande tensione oltre che emozione sul palco e si palpa anche dalla sala stampa dell’Ariston con i conduttori che si traggono d’impaccio dopo un po’. Il trio ci auguriamo che funzioni perché ha tutti i numeri e un buon equilibrio, senza protagonismi e la scelta di Virginia Raffaele spezza quell’effetto velina e valletta che annoia. Claudio Baglioni è sempre Baglioni, meno presente, più disteso, malgrado i rumors e le polemiche che si sono abbattuti su di lui. E’ Claudio Bisio che rompe il ghiaccio e con una gag un po’ ruffiana ma simpatica, con qualche sbavatura a dire il vero, grazie a un collage ad hoc di citazioni che mette a tacere (?) tutta la storia del conduttore, dirottatore com’è stato ribattezzato, sui migranti e sul fare politica dal palco. Ma Baglioni politica l’avrebbe sempre fatta, mascherata dalle sue canzoni d’amore, addirittura chiamato sobillatore. Gli ospiti indovinati ma tanti, troppi, distraggono dalle canzoni che sono già tante: sempre grande Giorgia con quella sua presenza elegante e discreta, 25 anni dopo il suo grande successo come Andrea Bocelli, Il mare calmo della sera, che passa il ‘chiodo’ al figlio Matteo, bella voce e presenza scenica, anche se non è una clonazione – per fortuna del padre. Forse un po’ troppo nazional popolare questo passaggio non passaggio di testimone. E poi ci sono stati Claudio Santamaria, simpatico e Piefrancesco Favino, reduce dalla grande perfomance teatrale dello scorso anno e in giro - in questi giorni sarà a Milano - con monologo La notte poco prima delle foreste, indubbiamente capace che arrangia un musical, un collage singolare tra Sister Act, Mary Poppins e Bohemian Rapdosy con la Raffaele, bravi anche se ne esce qualcosa di un po’ confuso.

La scenografia del trampolino tra le nuvole, che apre con i conduttori in alto e ballerini scatenati sul palco, opera della romana Francesca Montinaro, prima donna scenografa al festival, funziona e regala un’atmosfera più elegante, moderna, meno da varietà. Finalmente un dettaglio che non guarda al passato. Sala stampa gremita con la presenza salita vertiginosamente e un nuovo record: 1443 persone tra giornalisti, fotografi e operatori dell’informazione divisi tra la Sala stampa dell’Ariston Roof (259 testate e 525 giornalisti) dove ci si riunisce la sera e la Sala stampa Lucio Dalla al Palafiori (750 accreditati) che vota tutte le serate con una quota del 30% e quest’anno 4 preferenze a serata. Dato che oggi ci si divide su tutto anche la sala stampa è assorta, tiepida se non fredda nelle prime file, dove la media dell’età cresce e parla di un festival noioso; nella seconda parte della sala, si abbassa l’età, sono minori le critiche alle canzoni rispetto allo scorso anno: la misurazione è tutta sul potere radiofonico delle canzoni, per cui Cristicchi è stato ritenuto un bel testo che non vivrà se non nei teatri ma chi ci andrà…e i giornalisti si dividono sulle possibilità. C’è però entusiasmo, addirittura il delirio con Achille Lauro e Mahmood che chiude la serata e che, finalmente, incendia. Le aspettative erano concentrate su Ultimo, che certamente è maturato per come tiene la scena e si vede che ha lavorato sulla voce. Un po’ di già visto, manca l’anima, il guizzo: magari c’è la voce però la canzone non prende, o è un déjà-vu. I giovani sono ancora nel guado e forse non hanno fatto una scelta coraggiosa di rap o trap vero, cercano un equilibrio, tra varie sponde e forse si perde un po’ di carattere. Rispetto allo scorso anno, la prima impressione è che i testi, almeno alcuni siano curati, ma una canzone è musica, voce, gestualità e non può fare a meno di tutto. La marcia ingranata si è un po’ fermata forse in un festival che darà qualche bella canzone ma non da ricordare. Troppo presto e troppe ‘informazioni’ per una serata sola. Aspettiamo di riascoltare anche con arrangiamenti ben fatti perché dalla sala stampa il suono non è una granché.

Rai e Tim, per il terzo anno sponsor unico, partner del festivalcon un’avventura spaziale con una campagna diretta dal creativo Luca Josi realizzata con la collaborazione di ArmosiA. Mina e TIM ancora una volta insieme al Festival con la cantante che reinterpreta in italiano “Kiss the sky” di Jason Derulo. Il 50° anniversario dello sbarco sulla Luna e del primo collegamento Internet TIM i temi centrali delle telepromozioni che accompagneranno gli spettatori durante le cinque serate. Ci sono le immagini delle memorabili imprese di personaggi audaci, appassionati e visionari come Neil Armostrong. Charles Lindberg e Amelia Earhart faranno ripercorrere i grandi momenti della storia alla conquista dello spazio. Lo spot si conclude allo Spaceport America in New Mexico da dove TIM inizierà una nuova avventura oltre i confini lanciando il contest alla ricerca di straordinari sognatori pronti a intraprendere un viaggio suborbitale per vedere la terra da una prospettiva unica. Il racconto vedrà anche un importante capitolo sul palco del Teatro Ariston, con la voce di Mina e la presenza di Sven Otten.

 

Articolo di Ilaria Guidantoni

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