Una stagione, quella del Teatro Elfo Puccini di Milano, di ben 48 titoli (e ne manca ancora qualcuno!) che vuole suscitare sorpresa ed emozione, scoperte e riscoperte, stimolare il dialogo e il fluire delle emozioni tra scena e platea, come avviene negli incontri più veri che fanno esplodere idee e creatività, mischiando le carte tra artisti amati o conosciuti e nuovi talenti. Come avviene, sempre, nelle produzioni del Teatro dell'Elfo che si fondano sul lavoro intergenerazionale e che valorizzano tanto il gruppo che le individualità dei protagonisti e dei più giovani.

Il Piccolo Teatro di Milano, polo culturale fondamentale per la città meneghina e per l'Italia è, per vocazione ed identità, il padiglione “scenico” dell'Expo, con circa 300 spettacoli in 10 lingue diverse sino a fine ottobre 2015. Se l'alimentazione è il tema centrale dell'Expo, di alimentazione si può parlare anche per la cultura che infatti alimenta lo spirito, aprendolo a nuove conoscenze e favorendo così la coesione all'interno di una comunità basata sulla cultura delle differenze, valida risposta in questo momento di grande difficoltà economica e sociale.

Moni Ovadia è un grande artista che contesta anche quando crea, così i suoi spettacoli sono manifesti provocatori eppure così appassionanti da fare sempre il tutto esaurito. Così è stato a Milano dove è tornato al Teatro Franco Parenti con Cabaret Yiddish, dal 27 dicembre al 5 gennaio 2014, allo scopo di festeggiare una data importante, subito raccontata al pubblico appena in scena: “Si compiono le nozze d’argento di questo spettacolo che ha debuttato qui 25 anni fa! Vorrei che tante coppie avessero la stessa fortuna…!”. Con una battuta, sottolinea l’importanza del Teatro Parenti, che a quei tempi si chiamava Salone Pier Lombardo, e si prende tutto il tempo per chiacchierare con il pubblico che riempie l’intera platea. “Tutte le storie che racconto e parlano di esiliati sono il contrario dei nazionalismi” spiega, volendo chiarire i suoi punti di vista senza lasciare dubbi.

Dal 20 novembre al 2 dicembre. Concerto-spettacolo scritto e interpretato da Moni Ovadia, coadiuvato dalla Moni Ovadia Stage Orchestra. Vero e proprio contributo per la battaglia contro ogni forma di razzismo. Ed è sempre come aggiungere un piccola luce quando l’arma utilizzata dall’uomo è la cultura, l’arte e soprattutto l’arte di altissima qualità; l’arte, unico veicolo in grado di emozionare, di rapire, di suscitare veri e propri crampi nello stomaco.

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