Un libro da leggere, colto, dotto, complesso ma senza nessun accademismo con il dono della chiarezza. Piacevole lettura che scorre anche se il tema è complesso e l'autore unisce grande competenza anche nella conoscenza linguistica dei testi citati e umiltà, un tono che resta colloquiale. Di grande attualità la materia che riconsidera l'Islam come parte integrante della cultura cosiddetta occidentale e soprattutto cristiana, superando molti luoghi comuni frutto di un sentito dire per lo più strumentale. Un'occasione di approfondimento della civiltà del Mediterraneo e per una rilettura storica e sociologica anche per chi non fosse interessato in modo specifico al mondo arabo-musulmano.

Un’iniziazione alla Commedia

Un saggio dotto, ma non accademico, di grande onestà intellettuale e umiltà, profondo ma piacevolmente fruibile anche se non è un’introduzione a Dante e alla sua opera maggiore quanto un’iniziazione che presuppone la conoscenza del poeta, del poema, del Medioevo, del mondo classico e anche della letteratura in senso ampio. Originale per la sua interpretazione non viziata dalla critica, non etichettabile negli scaffali della critica letteraria o politico-filosofica o dell’interpretazione religiosa di Dante. E’ piuttosto uno strumento di riflessione per rendere il pensiero libero come lo era quello del fiorentino nel segno della “Commedia” appunto che è la vita, riflessione ed esperienza esistenziale che non può che essere contaminazione e ricerca dell’integrazione e dell’armonia e per questo attuale, fuori da un eccessivo schematismo. Vacchelli pur offrendoci una sponda spirituale che in Dante sembra superare i confini del suo tempo e della stessa teologia, in una linea della contaminazione con altre culture, quella ebraica e arabo-musulmana in primis, come anche “buddista” – sebbene non appartenga al Ghibellin fuggiasco - non è riduttivista, nel senso che Vacchelli non abbraccia nessuna linea come fosse l’unica, né procede per tesi. Questo sembra per altro la lezione più importante dell’Alighieri.

Per l'ultimo libro del noto musicologo Gildo De Stefano si è scomodato addirittura uno dei più autorevoli pensatori (se non il più grande a dire del web) ed emerito sociologo pluri-insignito del pianeta, Zygmunt Bauman, che nei suoi ultimi lavori ha inteso spiegare la postmodernità usando le metafore di modernità liquida e solida.

TOP