Mattia c’est moi direbbe Flaubert, uscendo per un attimo dal suo bovarismo. Mattia c’est nous, replichiamo noi, bipedi arrancanti del ventunesimo secolo. L’attualità del testo pirandelliano è sotto gli occhi di chiunque abbia gli occhi per vedere. Fu Mattia Pascal - nel passato remoto - ma lo è ancora oggi e lo sarà anche in futuro. Il desiderio di scappare, di ricostruirsi una verginità sociale dandosi alla macchia è un impulso che, almeno una volta nella vita, abbiamo provato tutti: donne e uomini, ricchi e poveri, analfabeti e accademici della Crusca. Ora, un conto è sentire la necessità - fisiologica, oltre che mentale - di staccare definitivamente, un conto è saperla raccontare in uno spettacolo di 90 minuti, questa sensazione; essere in grado, con maestria, di mettere in scena gli spettri che si agitano nell’animo di chi vuol fare tabula rasa del passato. Ci voleva gente brava, per portare a buon fine questo compito niente affatto facile. Ci volevano, insomma, i Filodrammatici, che pure stavolta sono riusciti a stupirci.

Dal 13 febbraio al 9 marzo. Abbandonate la storia, non cercatene la trama ma lo spirito, l’ironia graffiante, il bisogno di saltare le convenzioni. E’ un vero d’après originale e arguto da Pirandello. Basta lasciarsi andare alla suggestione e lasciarsi guidare nei meandri di una storia come fosse la prima volta. E’ una struttura ben congegnata, articolata con guizzi. Interessante il punto di vista, come una ricostruzione tra il giornalistico e il giudiziario, che nulla toglie anzi rafforza la vivacità dell’interpretazione. Bravi gli attori che sembrano sinceramente divertiti nella maggior parte dei casi e di cui si conferma anche in questa circostanza il talento, già apprezzato in numerose altre produzioni.

Lunedì, 09 Dicembre 2013 21:27

Brutto - Teatro Filodrammatici (Milano)

L’opinione pubblica, che spesso si interroga sull’utilità dei classici greci e latini nell’epoca 2.0, dovrebbe dare un’occhiata a certe perle di saggezza partorite da quelle menti così vulcaniche dell’antichità. Il più grande di tutti, Aristotele, aveva già intuito che “la bellezza è la miglior lettera di raccomandazione”. Verissime, le parole dello Stagirita, ma forse Ovidio coglieva ancor più nel segno sottolineando che “la bellezza è un bene fragile”. Marius von Mayenburg - il drammaturgo creatore di Brutto, portato in scena al Filodrammatici fino a domenica scorsa - è un ragazzo colto (ha 41 anni, quindi nell’Europa che invecchia va inserito di diritto tra i giovanotti), di buone letture e spiccata sensibilità. Il discorso su realtà e apparenza -già ben chiaro ai pensatori di cui sopra - lo ha interiorizzato alla grande, e si vede.

Sabato, 16 Novembre 2013 11:17

Brutto - Teatro Filodrammatici (Milano)

Dal 14 novembre all'1 dicembre. Spettacolo gustoso e godibile, ironico, prova di uno sforzo di interpretazione notevole che non si arrende ad un cambio continuo di ogni personaggio che ha un doppio e un solo interprete; una situazione scivola nell’altra e si ritrova nella prima, il cambio è continuo e circolare: così senza perdere il ritmo né il filo, senza ingarbugliare la vicenda ad effetto ma tenendo fermo il rigore dell’azione, con leggerezza si parla di un tema caro al Novecento, l’identità. Non è tutto nuovo il contenuto ma è nuovo il modo di raccontarlo, il mood, la leggerezza tenuta sul filo in sospeso senza mai scivolare in pura comicità. Bravissimi gli interpreti.

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